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Giappone, petrolio e yen le chiavi per la ripresa

Il programma economico del primo ministro giapponese Shinzo Abe, la cosiddetta Abenomics, non sembra aver ancora raggiunto gli obiettivi prefissati, poiché non ha portato crescita economica e non ha fin qui avuto un beneficio reale e diffuso in tutto il Giappone.

Sotto lo sguardo di Abe, sia il Prodotto interno lordo reale sia i redditi reali hanno mostrato un andamento piatto. Il rilancio delle prime due frecce del programma di riforme (cioè politica monetaria aggressiva e politica fiscale più flessibile) è un’implicita ammissione che debba essere fatto di più. Ciò solleva la seguente questione: Abe avrà più successo questa volta? Questo rimane da vedere, ma i prezzi del petrolio più bassi e le migliori condizioni del mercato del lavoro aumentano le probabilità di un finale positivo.
Sul fronte azionario, il contesto macroeconomico è di supporto ai listini, ma anche il quadro dei fondamentali delle aziende, considerando le valutazioni, i profitti e gli incentivi per migliorare la corporate governance, è favorevole.Molti osservatori dei mercati rimangono concentrati sulla traiettoria dello yen, dato il brusco calo fatto registrare nel 2014. E’ difficile valutare l’outlook della divisa giapponese, ma siamo cautamente positivi riguardo al fatto che la maggior parte del deprezzamento si sia già verificato.
Il fattore chiave per lo yen sarà l’azione della Banca del Giappone a risposta dell’impatto del prezzo più basso del greggio sull’inflazione. Alla fine dei conti, un costo inferiore del petrolio costituisce uno stimolo per l’economia, ma rende impossibile raggiungere gli obiettivi di inflazione di breve termine.

Commento a cura di Andrew Rose, fund manager, azionario giapponese, di Schroders