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2019, inflazione al palo e meno crescita

Nonostante il protezionismo e le crisi delle economie emergenti, la crescita globale ha retto bene nel terzo trimestre.

Detto ciò, dopo la forte ripresa sincronizzata del 2017, è probabile che il ritmo dell’attività economica globale rallenti ulteriormente.

La prospettiva di politiche monetarie più restrittive, la graduale diminuzione dell’effetto delle misure di stimolo fiscale negli Stati Uniti, il livellamento dei prezzi delle materie prime, un contesto commerciale internazionale più difficile e un minore investimento di capitali cinesi indicano, secondo gli esperti di Degroof Petercam AM (DPAM), un rallentamento della crescita nei trimestri a venire.

L’unica cosa che manca è una significativa e generalizzata ripresa dell’inflazione. L’inflazione apparente è aumentata, ma ciò è dovuto principalmente all’evoluzione su base annua dei prezzi dell’energia. L’inflazione di base, nel frattempo, rimane piuttosto modesta.

Gli Stati Uniti stanno attualmente vivendo la seconda espansione economica più lunga della loro storia, con una crescita nel secondo trimestre che supera il 4% su base annua.

È difficile capire come questo ritmo di crescita sia sostenibile nel lungo periodo. Le riforme fiscali del presidente Trump stimolano la crescita economica a breve termine, ma si tradurranno principalmente in un deterioramento delle finanze pubbliche (verso un deficit di circa il 4-5% del PIL) e in un aumento delle disuguaglianze sociali a lungo termine.

Inoltre, l’ulteriore irrigidimento monetario negli Stati Uniti si ripercuoterà sull’attività economica. Nel frattempo, la curva dei rendimenti continua il suo trend di appiattimento. Detto questo, le probabilità di recessione sono ancora basse per ora.

In Europa il quadro generale rimane caratterizzato da una continua espansione. La BCE intende porre fine agli acquisti di titoli entro la fine di quest’anno. Ma è troppo presto per un vero e proprio rialzo dei tassi. Allo stato attuale, il primo aumento non arriverà probabilmente prima dell’estate 2019.

La nuova coalizione populista euroscettica al governo in Italia rimarrà una fonte di incertezza sia per il paese che per l’Area Euro. Nel frattempo, le relazioni commerciali tra l’UE e gli Stati Uniti si sono nuovamente ravvivate dopo che Trump e il presidente Juncker hanno deciso di raffreddare la disputa commerciale in corso. I negoziati sulla Brexit, invece, stanno ancora procedendo lentamente.

L’Asia e l’Europa dell’Est si stanno comportando più o meno come previsto, mentre l’America Latina delude. I recenti sconvolgimenti dei mercati finanziari dei paesi emergenti – sottolineano da Degroof Petercam AM (DPAM) – hanno innescato confronti con le crisi del debito degli anni ’80 e ’90.

Ad eccezione della Turchia e dell’Argentina, i rischi a cui la maggior parte dei paesi emergenti sono esposti sono oggi significativamente inferiori.

In effetti, la vulnerabilità dei mercati emergenti in generale è inferiore rispetto ai decenni passati. In Cina, gli ultimi indicatori resi noti confermano la volontà della leadership di ridurre la crescita del credito.

È sempre più evidente che ciò va di pari passo con una crescita economica più lenta. A loro volta, le autorità stanno adottando misure di stimolo, ma l’esperienza passata suggerisce che ci vuole del tempo prima che la stabilizzazione abbia inizio.

Asset class su cui puntare
Obbligazioni governative dei paesi emergenti in valuta locale: i fondamentali economici (partite correnti, debito estero a breve termine) dei paesi emergenti sono in generale notevolmente migliorati rispetto ai precedenti momenti di crisi.

I differenziali di rendimento di questi paesi riflettono il miglioramento, in quanto sono aumentati solo in misura modesta durante le turbolenze dei mercati. In una prospettiva di lungo termine, tali differenziali sono ancora superiori alla media. Non prendiamo ulteriore posizione nel breve periodo, ma gli investitori sono compensati per il rischio più elevato.

Azionario dei paesi sviluppati: a livello globale, gli utili dovrebbero crescere di circa il 10% nel 2019. Questa cifra è inferiore a quella prevista per il 2018 (circa il 15%), ma la crescita degli utili sarà distribuita in modo più uniforme tra le diverse regioni. A livello geografico, le azioni USA sono state tatticamente portate a sovrappeso.

Ciò deve essere visto come una chiamata a breve termine per trarre profitto dallo slancio positivo degli Stati Uniti basato sulla crescita economica e degli utili. Riguardo all’azionario Europa, abbiamo continuato a ridurre la posizione sui questi titoli azionari e ora in quest’area abbiamo una posizione neutrale.

Asset class da sottopesare
Obbligazioni europee ad alto rendimento: i differenziali di rendimento sono ampiamente inferiori alla media a lungo termine e riteniamo che non compensino la minore liquidità e l’aumento della volatilità. Abbiamo una posizione di sottopeso sulle obbligazioni high yield europee, dato il loro profilo di rendimento attualmente asimmetrico.

Obbligazioni Societarie europee ad alto merito creditizio: gli spread per le obbligazioni societarie ad alto merito creditizio sono leggermente aumentati durante il crollo valutario dei paesi emergenti di inizio settembre, in una generale tendenza di riduzione del rischio, ma da allora si sono ripresi.

Alcuni elementi indicano un certo peggioramento delle prospettive: un’ampia offerta a causa delle numerose emissioni, una crescita meno significativa in Europa e la fine del programma di acquisto di obbligazioni (che include anche le obbligazioni societarie) della BCE entro la fine del 2018.

Il rischio di default rimane sotto controllo nel prossimo futuro grazie ai bassi tassi di interesse. Tuttavia, è necessaria un’analisi interna del rischio credito, che funge da pietra angolare del processo di investimento quando le valutazioni aumentano.

a cura di Degroof Petercam