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Risparmio gestito, nel 2019 masse record

L’ultimo trimestre 2019 si chiude con 17,7 miliardi di raccolta. Patrimonio gestito a 2.306 miliardi. I dati Assogestioni

L’industria italiana del risparmio gestito chiude il 2019 con un record. Stando ai dati di Assogestioni, nel quarto trimestre dell’anno la raccolta netta è positiva per 17, 7 miliardi di euro, dai 10 miliardi del terzo trimestre e le masse hanno superato la soglia di 2.300 miliardi, segnando il nuovo massimo storico di 2.306 miliardi (da 2.284 miliardi a fine settembre).

A vincere sono state le gestioni di portafoglio che segnano un risultato positivo per 10,3 miliardi, mentre le gestioni collettive registrano flussi per 7,3 miliardi, pari al 49% degli asset under management. Nel 2019, il sistema ha totalizzato flussi in ingresso per 76,7 miliardi, che includono però circa 53 miliardi riferiti a operazioni interne al gruppo Poste a inizio anno.

Quanto alle gestioni collettive, i fondi aperti hanno visto flussi positivi pari a 5.111 milioni di euro, mentre nei fondi chiusi gli investimenti sono stati pari a 2.237 milioni. Nel dettaglio dei primi, gli investitori hanno privilegiato i prodotti obbligazionari, che hanno raccolto nel trimestre 5.197 milioni di euro, seguiti dai fondi azionari con 3.243 milioni e dai bilanciati con 2.007 milioni. Trimestre in rosso per i fondi monetari che hanno registrato deflussi per 3.372 milioni. Prosegue la leadership dei fondi di diritto estero, nei quali si sono riversati afflussi per 6.454 milioni, mentre continua il momento negativo dei fondi di diritto italiano, che hanno invece visto deflussi per 1.343 milioni.

Passando ai protagonisti del risparmio gestito, in base alla somma dei dati delle singole mappe trimestrali di Assogestioni, primo nei 12 mesi è il gruppo Intesa Sanpaolo con flussi netti pari a 13,42 miliardi (oltre 10 miliardi riferiti a Eurizon Capital e 3,38 miliardi a Fideuram), seguono Poste con 6,41 miliardi e il gruppo Generali con 3,84 miliardi. In attivo anche Mediolanum (+1,1 miliardi) e Azimut (+600 milioni), Credem (1,54 miliardi) e Mediobanca (659 milioni).