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Risparmio gestito, il virus manda a picco la raccolta trimestrale

Deflussi per 12 miliardi a causa della pandemia. Fuga dal lungo termine, si salvano i monetari. Poste al top tra i gestori

Inizio d’anno da dimenticare per l’industria italiana del risparmio gestito. Nel primo trimestre la raccolta mette la retromarcia a causa delle incertezze legge alla pandemia da coronavirus e registra deflussi complessivi oltre 12 miliardi di euro, contro il risultato positivo di 17,3 miliardi degli ultimi tre mesi del 2019. Stando ai dati Assogestioni, il patrimonio gestito scende così a 2.140,3 miliardi dai 2.306,8 miliardi della fine dello scorso anno.

A pesare è soprattutto marzo, mese di piena crisi da Covid-19, con i risparmiatori che sono usciti in particolare dai prodotti di lungo termine, rifugiandosi in parte sul breve. I disinvestimenti nei tre mesi sono stati pesanti sulle gestioni collettive, che segnano -11 miliardi contro +7 miliardi nel quarto trimestre 2019. Profondo rosso per il saldo dei fondi aperti, pari a -12 miliardi (contro +5,6 mld), mentre la raccolta netta dei fondi chiusi si è mantenuta in territorio positivo con +1,24 miliardi (dopo +1,35 mld), sostenuta dai fondi immobiliari che raddoppiano a +807 milioni da +406 milioni, confermando il fascino del mattone in tempi difficili.

Il saldo delle movimentazioni è negativo anche per le gestioni di portafoglio, ma in modo meno drastico, con -1,2 miliardi, dopo i +10,3 miliardi dell’ultimo quarto del 2019. La raccolta netta delle Gp retail scende a +408 milioni da +1,28 miliardi, le gestioni di patrimoni previdenziali registrano deflussi per 495 milioni, dopo +577 milioni, le gestioni di prodotti assicurativi scivolano a -1,76 miliardi da +5,5 miliardi.

Assogestioni precisa però che il dato di raccolta registrato dalle gestioni di portafoglio risente del trasferimento da parte del Gruppo Credem di un mandato di gestione infragruppo delle polizze assicurative Unit Linked da Euromobiliare AM Sgr a Credemvita: “L’operazione comporta l’uscita dal perimetro della rilevazione di circa 3 miliardi di euro, registrati in diminuzione del patrimonio gestito e come raccolta netta negativa. Il fenomeno non è collegato a disinvestimenti della clientela: le succitate masse restano all’interno del Gruppo Credem”.

Tra i fondi aperti, le uscite maggiori sono a carico dei flessibili che segnano -7,5 miliardi (dopo -1 miliardo nel quarto trimestre 2019), degli obbligazionari con -7,45 miliardi (dopo +5,2 mld) e degli azionari con -6 miliardi (dopo +3,2 mld). I bilanciati, invece, chiudono i primi tre mesi dell’anno con una raccolta positiva per 755 milioni, sia pure inferiore ai +2 miliardi del trimestre precedente. Nell’insieme i fondi di lungo termine totalizzano disinvestimenti per 20,4 miliardi contro +9 miliardi degli ultimi tre mesi del 2019. Si difendono i fondi monetari, dove sono stati parcheggiati 8,2 miliardi di euro di raccolta netta, in contrasto con la fuga di fine 2019 (-3,4 miliardi). Quanto alla domiciliazione, i fondi di diritto italiano nel primo trimestre hanno registrato deflussi per 2,3 miliardi, dopo -1,3 miliardi nei tre mesi precedenti. Ancora più pesante il saldo dei fondi esteri a -9,8 miliardi, dopo +7 miliardi.

Infine, tra i protagonisti del risparmio gestito il miglior risultato è del gruppo Poste Italiane (+1,89 miliardi), seguito da Pictet Asset Management con flussi netti pari a 1,35 miliardi e Ubs Asset Management con 1,12 miliardi. Segno meno invece per il gruppo Intesa Sanpaolo (-3,9 miliardi), Credito Emiliano (-2,9 miliardi) e M&G Investments (-1,74 miliardi).