OPINIONI

Le modificazioni dell’India, riforma tecnologica e fiscale

Il fondo Jupiter India Select, giunto al decimo anno di vita, ha assistito nel corso del decennio a una riforma economica e monetaria del Paese che ha trasformato le opportunità di investimento a disposizione degli investitori indiani, afferma Avinash Vazirani, che lo gestisce sin dalla sua nascita.

Sebbene alcune recenti iniziative abbiano provocato problemi nel breve periodo, è possibile che lo zelo riformatore dell’attuale amministrazione continui, nel tentativo di sostenere la futura crescita economica, con un’ulteriore digitalizzazione dell’economia, che probabilmente rimarrà tra le priorità dell’agenda politica. Dall’elezione di Narendra Modi a primo ministro nel 2014, il ritmo delle riforme economiche in India è aumentato in modo significativo, ma è stato il lancio nel 2009 di una campagna per dare a ogni cittadino indiano un numero unico d’identità digitale nazionale (una sorta di carta d’identità digitale) ad aprire la strada alle riforme di oggi.
2009 – Aadhaar, un numero d’identità unico per tutti
Prima del 2009, quasi la metà della popolazione indiana non era identificata in alcun modo, e ciò impediva a milioni di residenti in India di accedere ai servizi di base, tra cui banche o assicurazioni[1]. Tuttavia, tale situazione è radicalmente cambiata nel 2009 con l’introduzione di Aadhaar, un numero di identificazione nazionale unico a 12 cifre disponibile per tutti i cittadini residenti. Per ricevere il numero Aadhaar, i residenti devono fornire al governo i documenti necessari per verificare il loro nome, sesso, età e indirizzo, nonché informazioni biometriche sotto forma di impronte digitali e scansioni dell’iride. Ad oggi, sono stati rilasciati oltre 1,2 miliardi di carte d’identità Aadhaar, coprendo il 95% della popolazione[2]. 2011 – Direct Benefit Transfer: agevolazioni e sussidi versati direttamente su conti bancari
Nel 2011 Aadhaar ha consentito l’adozione del il sistema Direct Benefit Transfer (DBT), che consente il versamento di agevolazioni e sussidi direttamente sui conti bancari dei beneficiari. Il sistema DBT mira a ridurre la dispersione dei fondi eliminando gli intermediari e impedendo che i pagamenti finiscano per raggiungere i beneficiari sbagliati. L’attuazione del sistema indiano di assistenza sociale e previdenziale continua a svilupparsi a ritmo sostenuto e il sistema DBT è diventato operativo dal 31 marzo 2018.
Si prevede che dal 2014 il governo abbia risparmiato quasi 750 miliardi di rupie grazie al DBT[3]. Ciò dovrebbe andare anche a vantaggio delle masse, stimolando la domanda dei consumatori e consentendo a una maggiore fetta della popolazione di diventare economicamente attiva. Esistono già circa 870 milioni di conti bancari collegati ad Aadhaar[4] ed entro la fine di marzo le banche dovranno obbligatoriamente verificare e collegare Aadhaar a tutti i conti bancari.
2016 – La demonetizzazione: il passaggio dai risparmi fisici a quelli finanziari
Nel novembre 2016, durante una diretta TV a sorpresa, il primo ministro Modi ha annunciato che tutte le banconote di grosso taglio (500 e 1.000 rupie) sarebbero state ritirate dal mercato, per un valore pari a circa l’86% del contante indiano[5]. Si è trattato di un tentativo di ridurre i livelli di ricchezza non contabilizzata, o “black money”, e di contribuire a ufficializzare il sistema finanziario. L’India è un’economia basata prevalentemente sulla liquidità e, di conseguenza, la demonetizzazione ha causato problemi nel breve termine.
Tuttavia, ciò dovrebbe produrre notevoli risvolti economici positivi a lungo termine. Questo ha incoraggiato le persone a depositare le loro riserve di liquidità all’interno del sistema bancario, il che significa che il denaro trasferito dalle attività materiali (ad esempio, proprietà e oro) alle attività finanziarie è in aumento, contribuendo al passaggio al digitale.
2017 – La Goods & Services Tax: la trasformazione di un mosaico di imposte in un regime unico
La Goods & Services Tax (GST, Tassa sui Beni e Servizi) è stata introdotta nel luglio 2017, trasformando la varietà di imposte sui beni e servizi statali in un unico regime fiscale. L’India è costituita da 29 stati e, prima della GST, una società indiana che avesse voluto vendere beni o servizi attraverso confini statali diversi, avrebbe dovuto pagare ogni volta diverse tasse: la GST ha sostituito 17 imposte statali e federali. Il sistema precedente rendeva la logistica molto onerosa e costosa, ora per la prima volta dalla sua indipendenza nel 1947, l’India è un mercato comune.
Ci vorrà tempo per la piena attuazione della GST e sono ancora in corso una serie di adeguamenti, ma riteniamo che i benefici a lungo termine di questa importante riforma saranno probabilmente significativi e di vasta portata. Le imprese dovranno cambiare, passando dall’economia ‘informale’ a diventare attività fiscalmente conformi, con un conseguente aumento del gettito fiscale del Paese. Anche a livello logistico dovrebbero esserci dei miglioramenti in termini di efficienza, in quanto non è più necessario pagare imposte tra gli stati. Anche se le imprese possono trarre beneficio dalla riduzione dei costi logistici, riteniamo che la maggior parte del risparmio sarà trasferita ai consumatori, il che dovrebbe ridurre l’inflazione.
2018 – L’India Stack: la più grande API aperta del mondo L’attuazione dell’India Stack è ora a buon punto.
Questa iniziativa permetterà agli sviluppatori di accedere al vasto archivio di dati biometrici in possesso del governo per creare un software che migliorerà l’efficienza e l’accesso ai servizi del governo. È la più grande Application Programme Interface (API) al mondo[6], che combina sistemi per il riconoscimento biometrico con la piattaforma DigitalLocker, le firme elettroniche, i pagamenti digitali e i processi digitali di verifica delle identità (gli e-KYC, Know your customer). Crediamo che l’India Stack avrà effetti positivi per tutti.
Favorisce l’inclusione finanziaria dei cittadini a più basso reddito e migliora l’accesso ad agevolazioni. Per i cittadini più ricchi, l’India Stack rende più facile fare affari e dovrebbe anche portare a livelli di produttività più elevati. Infine, offre alle imprese un’enorme opportunità di raggiungere le masse, in quanto consente alle persone di innovare senza dover sostenere l’onere dei costi iniziali. 2018 e oltre La digitalizzazione dell’India sarà un tema chiave nel 2018 e negli anni a venire, data la rapidità con cui la tecnologia verrà adottata a livello locale.
L’anno scorso il traffico di dati mobile è cresciuto del 144%, a causa dell’aumento dei consumi di dati 3G e 4G. Il numero di utilizzatori di dati 4G è passato da 17 milioni nel dicembre 2016 a 182 milioni nel dicembre 2017, e nel 2017 gli utenti 4G hanno usufruito in media di circa 11 GB di dati al mese. L’utilizzo complessivo di dati mobili per persona in India è di circa 8,9 GB al mese, che è paragonabile all’utilizzo di dati mobili in mercati sviluppati come la Francia (9,6 GB al mese) e il Giappone (8,3 GB al mese).
Questa tendenza non è limitata solo alle aree urbane, ma le tecnologie sono sempre più utilizzate anche nelle zone rurali, ad esempio per l’intrattenimento video. Un altro tema chiave per il 2018 sarà l’influenza dell’online sull’offline. Ciò è particolarmente evidente nei pagamenti digitali, in quanto il 90% dei consumatori indiani è disposto a utilizzare i pagamenti digitali sia per le transazioni online che offline (le transazioni non in contanti dovrebbero superare quelle in contanti entro il 2023).
Ad esempio, il volume di utilizzo di Paytm, la più grande piattaforma di pagamenti e commercio mobile in India, è cresciuto di 3,5 volte rispetto allo scorso anno durante la stagione di festa, e il 65% delle transazioni è stato effettuato offline. Il sistema offre servizi innovativi come coperture assicurative per i viaggi in autobus prenotati dalla piattaforma. WhatsApp, che è l’app più popolare nel Paese, con una media stimata di 230 milioni di utenti al giorno, ha recentemente lanciato un proprio sistema di pagamento in-app.
I probabili beneficiari
Riteniamo che la crescente diffusione della tecnologia in India, unita a una logistica più efficiente a seguito dell’introduzione della GST, dovrebbe ridurre l’inflazione e dare un impulso ai consumi. Crediamo che le imprese che sono legate al consumo domestico, come i rivenditori di carburante, le società di gestione patrimoniale e le compagnie aeree nazionali, abbiano i maggiori vantaggi da trarre da questi temi.
Inoltre, riforme come la GST e la demonetizzazione hanno incoraggiato il passaggio ad un’economia ufficiale, e a nostro avviso i maggiori beneficiari sono le banche del settore pubblico, i fondi comuni d’investimento e le compagnie di assicurazione sulla vita. Dal suo lancio, il Jupiter India Select Fund ha registrato un rendimento del 73,6%, a fronte di un aumento del 23,3% del suo benchmark, l’indice MSCI India, nello stesso periodo[7].

 

[1] https://www.forbes.com/sites/oliviergarret/2017/06/28/india-is-likely-to-become-the-first-digital-cashless-society/#4a9e7c843c80
[2] https://portal.uidai.gov.in/uidwebportal/dashboard.do
[3] https://economictimes.indiatimes.com/news/politics-and-nation/dbt-payments-cross-rs-1-lakh-crore-in-17-18-govt-may-declare-savings-of-rs-75000-crore/articleshow/62826784.cms
[4] http://indiastack.org/about/
[5] Source: Citi, India Economics View, ‘The Demonetization Project – Macro and Market Implications’, 15 November 2016
[6] Forbes website, 09.04.2017
[7] Source FE: Launch date 02.05.18. Gross income reinvested, net of fees in USD to 28.02.18