OPINIONI

Cina, la parola d’ordine è prudenza

Pechino si trova in una posizione relativamente più forte per affrontare la seconda metà del 2020. Ma restano alcune criticità

La Cina è in fase di ripresa. Gli indicatori economici standard nonché i dati a più elevata frequenza suggeriscono che nel secondo trimestre il Pil è aumentato di oltre il 10% (su base trimestrale), invertendo gran parte della contrazione senza precedenti del primo trimestre. Alla luce di questa netta ripresa, avvenuta nonostante violente perdite altrove, la Cina sembra ben posizionata per trarre vantaggio dal probabile rimbalzo sincronizzato della crescita esterna durante i prossimi mesi. Anche il successo nel contenimento dell’epidemia del Paese giocherà a suo vantaggio. Sull’intero anno, prevediamo ora una crescita del Pil pari al 2%.

I recenti segnali da Pechino a livello di politiche aumentano la nostra fiducia in questo scenario. Per quest’anno prevediamo un’esenzione dai contributi previdenziali, progetti per infrastrutture finanziati dal debito e altre misure di spesa e riduzioni degli oneri pari al 4,5% del Pil – ulteriori misure di stimolo simili al pacchetto fiscale utilizzato nel pieno della grande crisi finanziaria. Nel frattempo, la Banca Popolare Cinese ricorrerà probabilmente ad altri tagli dei tassi di interesse di riferimento e del coefficiente di riserva obbligatoria. Al momento stiamo considerando provvisoriamente un taglio totale di 40 pb del tasso di pronti contro termine a 7 giorni e del tasso di finanziamento a un anno, oltre a un taglio di 150 pb del coefficiente di riserva. 

Riteniamo tuttavia che l’inattesa inversione delle condizioni relative della sanità pubblica tra Cina e il resto del mondo abbia allentato la pressione che spingeva Pechino a dare il massimo in termini di stimoli. L’ultima Assemblea nazionale del popolo, per esempio, non ha specificato un obiettivo per la “riqualificazione delle baraccopoli”, che molti ritengono essere un canale a elevato rischio ma ad altrettanto elevato impatto per l’allentamento monetario. Le autorità non si sono nemmeno espresse sulla possibilità di ridurre le limitazioni agli acquisti di abitazioni nelle principali città.

Questo sorprendente immobilismo riflette forse il desiderio dei responsabili delle politiche cinesi di conservare alcune riserve di liquidità per potenziali rischi di medio termine come l’intensificarsi dei conflitti geopolitici con gli Stati Uniti. Con le elezioni presidenziali di novembre è inevitabile che i numerosi punti di attrito tra Stati Uniti e Cina si portino con forza al centro dell’attenzione nei prossimi mesi, anche se entrambi i Paesi hanno espressamente categorizzato le dispute per evitare un crollo totale della “fase 1” del loro accordo commerciale. La competizione strategica sul fronte della diplomazia regionale, tecnologico e delle capacità militari ha una natura di lungo termine e difficilmente provocherà nell’immediato uno shock in grado di rivoluzionare la situazione.

Di Homin Lee, Macro Strategist – Asia Lombard Odier