OPINIONI

Brexit, il voto sull’accordo porta a ulteriori divisioni in UK

Anche chi si aspettava che il Governo inglese avrebbe perso ieri, forse non aveva previsto la più grande sconfitta governativa nella storia della politica britannica sin dagli anni ’20.

Le aspettative per il voto di sfiducia nei confronti del Governo britannico previsto per stasera prevedono una vittoria dell’attuale Governo. In base a ciò e all’impegno del Primo Ministro a collaborare in maniera costruttiva con tutto il Parlamento per trovare qualche forma di consenso che possa supportarla agli occhi dell’UE, ritengo che ci sia una probabilità sempre più alta che si riuscirà ad evitare una disastrosa Brexit senza accordo.

Bisogna tenere presente che non tutti condividono tale parere. La pazienza dell’Unione Europea sta diminuendo rapidamente, come dimostrato dalla dichiarazione ufficiale dell’UE pubblicata qualche minuto dopo il risultato.

L’economia e il mercato…

Negli ultimi giorni la sterlina si è rafforzata rispetto al dollaro e all’euro, via via che gli investitori hanno percepito che il rischio di un’uscita dall’UE senza un accordo stava diminuendo, mentre il Parlamento britannico affermava la propria autorità.

In modo simile, anche il mercato azionario britannico si è rafforzato recentemente e le performance migliori sono state registrate dalle società focalizzate sull’economia domestica, come quelle di vendita al dettaglio.

Nonostante un ottimismo crescente sul fatto che lo scenario no-deal possa essere evitato, anche se tale risultato non può essere dato per scontato, l’incertezza sulla Brexit continuerà a rappresentare un “freno a mano” per l’economia e il mercato azionario britannici. Solo nel momento in cui la certezza sulle relazioni future del Regno Unito con l’UE sarà evidente, vedremo probabilmente il ritorno della fiducia delle società, degli investitori e anche dei consumatori. Fino ad allora, il “freno a mano” continuerà ad essere ostinatamente tirato. Ritengo che qualsiasi estensione del processo legato all’Articolo 50 non farà altro che perpetuare tale impasse.

Nel caso in cui una qualche forma dell’accordo del Governo riuscirà infine a raccogliere abbastanza supporto nell’House of Commons da passare, ritengo che la sterlina vedrà un altro rafforzamento, anche se non penso che riuscirà a raggiungere i livelli pre-referendum rispetto al dollaro o all’euro. Un rafforzamento del 5-8% sembrerebbe più probabile rispetto al rally del 15% circa che sarebbe necessario per ritornare ai massimi raggiunti dalla sterlina prima del referendum.

L’incertezza che ha interessato l’economia sin dal referendum ha avuto come risultato una crescita trimestrale del Pil in UK pari allo 0,2-0,3%. Ritengo che, se un accordo soddisfacente riuscirà a passare, ciò potrebbe portare rapidamente a un ritorno della crescita del Pil trimestrale britannico nel range 0,5-0,6%.

Se si riuscirà infine a raggiungere un accordo, ritengo che la Bank of England potrebbe rialzare i tassi di interesse fino a tre volte nel corso del 2019. Al contrario, se il Regno Unito dovesse uscire dall’UE senza un accordo, mi aspetto che il Monetary Policy Committee della BoE si muoverà rapidamente verso un taglio dei tassi, rispetto al loro livello già basso. La ripresa degli stimoli fiscali, sottoforma di Quantitative Easing, potrebbe rappresentare una possibilità.

La politica…

Con il venir meno dell’incertezza legata a questo voto cruciale, l’unica incertezza che rimane riguarda la divisione all’interno del Parlamento e in generale in UK, che potrebbe regnare sovrana. In questo contesto, potrebbe succedere qualsiasi cosa, dato che il sentiment cambia di minuto in minuto.

Essendo sopravvissuta al voto di sfiducia di dicembre e nonostante la sconfitta di ieri sera, ritengo che il Primo Ministro probabilmente resterà in carica, per lo meno nel prossimo futuro. Non penso che il Gabinetto la forzerà a rassegnare le dimissioni ed è ugualmente difficile immaginarsi che deciderà in prima persona di lasciare il suo ruolo. Detto ciò, non c’è niente di garantito.

Un elemento ha caratterizzato tutto il processo: il tono intransigente del Primo Ministro e la sua convinzione che questo accordo fosse l’unico possibile. Il risultato di ieri potrebbe forse cambiare anche questa realtà.

Nonostante l’impegno dei labouristi a indire una mozione di sfiducia verso il Governo e le ripetute dichiarazioni da parte dell’Unione Europea sul fatto che le trattative sull’accordo non possono essere riaperte, appare molto probabile che il Primo Ministro torni nuovamente a Bruxelles nel tentativo di ottenere ulteriori garanzie da parte dell’UE. In questo caso, dovrà fare affidamento sulla riluttanza dell’Unione stessa a permettere al Regno Unito di uscire senza un accordo.

In ogni caso, sembra probabile che il Governo vinca il voto sulla fiducia. Di conseguenza, se Theresa May non sarà in grado di ottenere rapidamente le concessioni necessarie da parte dell’Unione Europea e di vincere il voto sulla fiducia, c’è una grande probabilità che il “conto alla rovescia” sull’Articolo 50 debba essere messo in pausa a tempo debito, inizialmente con la prospettiva di garantire un periodo più lungo per le negoziazioni. Dato che le regole parlamentari esigono che il Parlamento approvi le leggi in 21 giorni, un’estensione temporanea dell’Articolo 50 potrebbe avvenire al più tardi il 26 febbraio.

Al momento, tuttavia, l’unica certezza sembra essere l’incertezza sull’esito finale del processo della Brexit. In questo dibattito, pochi sarebbero così coraggiosi da esprimersi con sicurezza su quali saranno i prossimi sviluppi. Al di là delle continue tensioni politiche interne al Regno Unito e tra UK e UE, continuiamo a ritenere che la forza del sentimento avverso ad un’uscita no-deal nella House of Commons implichi che questo esito verrà molto probabilmente evitato.

di Richard Buxton, Head of UK Equities e gestore del fondo Merian UK Alpha, Merian Global Investors