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Sentiment positivo sui mercati, ma quanto durerà?

Dopo una ritrovata avversione al rischio due settimane fa, i mercati hanno ripreso a correre sulla scia di alcune notizie incoraggianti provenienti dagli Stati Uniti.

La prima è riferita allo shutdown visto che i democratici e i repubblicani sono giunti a un accordo sul finanziamento, approvato dalla Camera dei Rappresentanti e dalla Casa Bianca, del muro al confine messicano.

Voluto da Donald Trump, corrisponde a uno stanziamento di 1,3 miliardi di dollari. La Casa Bianca ha poi annunciato che il Presidente si stava accingendo a emanare la legge di bilancio e a dichiarare l’emergenza nazionale che gli consentirà di ottenere altri fondi per la costruzione del muro andando, probabilmente, a utilizzare quelli destinati al miglioramento delle installazioni militari.

Anche se Nancy Pelosi, Presidente democratico della Camera dei Rappresentanti ha annunciato un eventuale ricorso in giudizio contro l’attivazione dell’emergenza nazionale, l’accordo permetterebbe di evitare un altro shutdown a seguito di quello che ha appena paralizzato l’amministrazione americana per un mese.

La seconda notizia è relativa ai negoziati con la Cina. Donald Trump ha infatti menzionato la possibilità di prorogare il termine del 1° marzo entro il quale, in mancanza di un accordo, andranno aumentati i dazi doganali su 200 miliardi di importazioni cinesi. L’informazione è stata ripresa dall’agenzia Bloomberg secondo cui il Presidente americano sarebbe disposto a rinviare la deadline di 60 giorni.

Nel frattempo, il segretario americano al Tesoro Steven Mnuchin, coinvolto in prima persona nei negoziati, ha dichiarato alla stampa: “Finora, tutto bene!”. Se le tematiche di fondo, e la leadership tecnologica in particolare, sono lungi dall’essere risolte, sembra che lo sia l’aspetto commerciale del conflitto sino-americano grazie, probabilmente, all’annuncio di acquisti massicci di automobili e di prodotti agricoli americani da parte della Cina.

Gli sviluppi positivi registrati su questi due fronti hanno portato una ventata di ottimismo sui mercati azionari, in parte attenuata dalla pubblicazione dei dati sulle vendite al dettaglio negli Stati Uniti che segnano – 1,2% in dicembre rispetto al mese precedente. Escludendo le auto e la benzina sono addirittura scese del -1,4% registrando così la flessione mensile più forte degli ultimi 10 anni (marzo 2009). Questi dati includono certamente diversi elementi puntuali.

Si segnalano il marasma sui mercati finanziari che ha finito per coinvolgere anche le azioni americane a fine anno, nonché l’impatto, soprattutto, dello shutdown iniziato il 22 dicembre. A seguito di altri dati sicuramente molto meno euforici rispetto al 2018, questi ci ricordano che se la recessione non è all’ordine del giorno il rallentamento economico è innegabile, anche negli Stati Uniti. In linea con queste pubblicazioni, la Fed di Atlanta, oltre a JP Morgan e Barclays, hanno rivisto le loro previsioni di crescita in forte ribasso per il quarto trimestre del 2018, la cui prima stima è attesa il 28 febbraio.

Dall’inizio di quest’anno – come dimostrato recentemente – i mercati sembrano piuttosto compiacenti in quanto trainati dagli interventi delle banche centrali e dalla speranza di un esito positivo per alcune tematiche di natura politica. Non va tuttavia dimenticato che il contesto macroeconomico, con un rallentamento della crescita a livello globale, è il principale motore della svolta accomodante dei governatori centrali…. che saranno sicuramente costretti a continuare a navigare a vista.

di Olivier De Berranger, Chief Investment Officer di La Financière de l’Echiquier