Mercati

Obbligazionario, sottoperformance in vista per il debito sovrano europeo

Lo scenario economico di rado è stato così favorevole per il mercato del credito: l’economia globale è in una fase di ripresa ciclica, i rischi recessivi sono più remoti e l’inflazione – sebbene sia ancora in aumento – resta contenuta. Detto ciò, la gestione del rischio legato ai tassi resta un problema significativo per gli investitori obbligazionari.

Una strategia d’investimento attiva – cosiddetta “absolute performance” – e mantenere le distanze dal segmento euro aggregate offriranno forza e stabilità. Con gli Stati Uniti che hanno preso il ruolo di motore della ripresa nell’ambito della crescita economica a livello globale, la Federal Reserve – a dicembre dell’anno scorso – ha avviato il processo di normalizzazione della politica monetaria. L’istituto centrale americano sta programmando un altro rialzo dei tassi nel 2017, in seguito a quello di marzo, e altri tre nel 2018. La solidità dei fondamentali dell’economia statunitense sta supportando le valutazioni degli asset rischiosi e la Fed potrà finalmente – anche se gradualmente – normalizzare la propria politica monetaria.
Il rialzo dei “federal fund rate” dovrebbe supportare l’aumento dei tassi d’interesse sia negli Stati Uniti sia in Europa. Quelli statunitensi hanno già assistito a un rimbalzo di 50 punti base (per i tassi a 10 anni) da quando hanno toccato i minimi a giugno del 2016. I tassi europei hanno fatto lo stesso e continueranno a seguire questo trend nei mesi a venire. Questo rischio legato ai tassi (o per meglio dire, il rischio di correzioni sui mercati obbligazionari più sensibili ai movimenti dei tassi d’interesse) associato a un ritorno delle incertezze politiche in Europa, sta esponendo il segmento euro aggregate e, in particolare, il comparto del debito sovrano a potenziali sottoperformance.
Quanto alla politica, le elezioni in Francia costituiscono una delle principali fonti di incertezza. Al momento, la possibilità che un partito estremista possa salire al potere e dare il via a una possibile “Frexit” è alquanto improbabile. Tuttavia, qualora dovesse verificarsi uno scenario simile, questo avrebbe un effetto disastroso sui mercati europei del debito sovrano. Gli investitori non possono ignorare tale rischio, indipendentemente da quanto possa sembrare contenuto.

di Christel Rendu de Lint, Head of Global & Absolute Return Fixed Income di Union Bancaire Privée – UBP