Mercati

Analisi mercati, il rally sta perdendo slancio

Il rally di inizio anno ha perso slancio nelle ultime settimane, dato che gran parte delle buone notizie che hanno contribuito a dare forza al rimbalzo ora appaiono già prezzate dai mercati.

Gli annunci della Fed, più colomba di quanto ci si aspettasse questa settimana, dovrebbero essere di supporto per le attività di rischio, ma il tono troppo dovish ha in realtà riportato in primo piano alcuni timori sulle prospettive a medio termine.

Tuttavia, con il sostegno delle principali banche centrali, le aspettative di un accordo commerciale tra Stati Uniti e Cina e una stabilizzazione della crescita in primavera, ci aspettiamo che i mercati ingranino una marcia in più nei prossimi mesi, anche se non al ritmo di gennaio.

Il sentiment rimane comunque fragile ed è probabile una maggiore volatilità, tanto più che permangono numerosi rischi (Brexit, tariffe europee, tetto del debito, ecc.). Inoltre, è probabile che la crescita degli utili torni ad attrarre l’interesse dei mercati, dato che le aspettative sono state ridotte nel 2019, anche se riteniamo che saranno in grado di reggere e fornire un sostegno fondamentale ai mercati.

– Riteniamo che anche il quadro dei mercati europei sia destinato a migliorare, grazie alla stabilizzazione della crescita e a un quadro politico più chiaro, sebbene le elezioni europee e le potenziali tariffe automobilistiche rimangano i punti interrogativi chiave. Tuttavia, molte cattive notizie sono già state prezzate dai mercati e quindi possiamo ancora aspettarci un rimbalzo degli asset europei nel caso di sviluppi politici migliori del previsto. Anche le attività dei mercati emergenti dovrebbero continuare a beneficiare di questi sviluppi, anche se il rialzo in questo caso potrebbe essere limitato.

– I rendimenti del Tesoro sono scesi dopo il tono colomba della Fed, a circa il 2,5% sui rendimenti a 10 anni, e ci aspettiamo un ampio range di scambio. Nonostante i fondamentali restino solidi, l’atteggiamento più accomodante della Fed e le preoccupazioni sulla crescita a lungo termine agiscono da tetto. Con i tassi a breve fissi e il rischio di rialzo di quelli a lungo al minimo, è improbabile che la curva si inverta nel breve termine, ma potrebbe farlo nel corso dell’anno. Per ora, mentre la duration non aggiunge molto in termini di rendimento, siamo meno preoccupati di aumentare la duration dei portafogli con strategie difensive più core.

– Gli spred del credito si sono stabilizzati dopo aver ripercorso gran parte dell’allargamento del 2018. Per quanto riguarda l’investment grade statunitense, non ci aspettiamo che i rendimenti ritornino ai minimi del 2018, anche se gli High Yield hanno un ulteriore potenziale di contrazione a causa del rimbalzo dei prezzi del petrolio e di un graduale miglioramento delle prospettive di crescita. Continuiamo a cercare strategie di rendimento assoluto flessibili che possano adattarsi all’evoluzione delle condizioni di mercato.

– È improbabile che l’attuale contesto possa semplificarsi, il che implica che strategie più flessibili e a rendimento assoluto, in grado di diversificare i portafogli, continuino a essere gradite all’interno dei portafogli. Infatti, poiché le aspettative di rendimento per le classi di attività tradizionali sono inferiori alla media, le alternative continuino a essere utilizzate per contribuire a colmare questo gap in termini di ritorni. Ci aspettiamo che le attività di rischio continuino a macinare di più e a mantenere la nostra esposizione. Potrebbe non essere il momento di aggiungere troppo rischio, ma non pensiamo che sia giunto il momento di eliminarlo completamente.

Panoramica macroeconomica

– Per i prossimi trimestri ci aspettiamo una stabilizzazione della crescita delle principali economie, anche se a livelli più bassi. È per questo che riteniamo di non essere ancora vicini alla recessione. Per questo motivo, mentre il settore manifatturiero si sta indebolendo, i servizi si stanno dimostrando resistenti e i consumatori sono ancora in buona salute grazie alla solidità dei mercati del lavoro, in particolare negli Stati Uniti. La crescita cinese continua a rallentare, ma ci aspettiamo uno stimolo mirato per gestire questo rallentamento. I dati statunitensi si stanno stabilizzando e anche i dati europei mostrano segni di miglioramento.

– La finalizzazione dell’accordo commerciale Stati Uniti / Cina è ancora pending, in quanto entrambe le parti hanno fatto un passo indietro rispetto ad alcuni degli annunci iniziali, anche se i dettagli rimangono scarsi. Non è previsto alcun incontro tra i presidenti prima di aprile, e questa data potrebbe allontanarsi ulteriormente. Ci aspettiamo ancora che un accordo venga raggiunto e non ci sorprende il ritardo, dato che gli accordi commerciali richiedono tempo e i mercati si sono calmati negli ultimi mesi, allentando leggermente la pressione politica su entrambi i presidenti per raggiungere un accordo con urgenza. Al di là di questo, Trump potrebbe concentrarsi sull’Europa e sul settore automobilistico, poiché potrebbe volere un altro “nemico” con l’avvicinarsi delle elezioni negli Stati Uniti.

– La Fed è stata ancora più accomodante di quanto ci si aspettasse. Il ‘dot plot’ è stato aggiornato per non includere ulteriori rialzi per il 2019 (forse uno), e la Fed porrà fine alla riduzione di bilancio a settembre, il che ha quasi superato le aspettative più accomodanti dei mercati. Crediamo ancora che una stabilizzazione della crescita nei prossimi trimestri potrebbe portare a un’inversione di tendenza, ma è più probabile che ciò avvenga nel 2020, soprattutto perché le pressioni inflazionistiche sono benigne. Il dollaro ha trovato sostegno nell’interpretazione del mercato secondo cui le prospettive a medio termine erano meno solide del previsto e dovrebbe rimanere in una forbice di oscillazione ampia.

– I prezzi del petrolio continuano a riprendersi, con l’Arabia Saudita che riafferma i tagli alla produzione anche se i paesi OPEC hanno deciso di rinviare questa decisione nella seconda metà dell’anno, in attesa di vedere come evolvono le prospettive sulla produzione venezuelana e iraniana. Riteniamo che i tagli saranno probabilmente prolungati, in quanto la domanda non sta crescendo in modo significativo e l’offerta rimane ampia. Questo implica un certo sostegno di fondo per i prezzi ma, a nostro avviso, non un enorme rally.

di Esty Dwek, Senior Investment Strategist di Natixis Investment Managers