Mercati

La politica che sorprende i mercati

Il 2016 si concluderà come un anno in cui il sentire comune ha prodotto risultati inaspettati. Sul fronte della politica Cameron, incoraggiato dal referendum scozzese, ha perso una scommessa ancora più grande con il voto sulla Brexit.

Trump ha sconfitto tutti gli avversari nella corsa alla nomination repubblicana prima di contraddire i sondaggi e vincere le elezioni. Sui mercati finanziari, gli investitori hanno dimostrato che, in fin dei conti, il troppo stroppia in risposta agli sforzi della politica europea e giapponese di spingere i tassi di interesse in territorio negativo. Atteso l’umore di inizio anno, quando il focus era puntato sulle possibilità di una recessione negli Stati Uniti, sull’impatto economico e finanziario del crollo del prezzo del petrolio e sul rallentamento dell’economia cinese, il cambio di rotta è stato straordinario. Nel complesso i mercati azionari, anche in valuta locale, hanno continuato a scambiare in un ampio intervallo dall’inizio del 2014.
Tutto ciò nonostante i nuovi record al rialzo toccati dallo S&P500 e dal FTSE100. Questo elemento ha rappresentato una piccola sorpresa se prendiamo in considerazione che gli utili societari hanno avuto un andamento piatto per quasi due anni e mezzo e la maggioranza di dati e valutazioni sono ai livelli più alti su base storica. Dal nostro punto di vista, continuiamo a pensare che sia improbabile che le valutazioni sui mercati azionari si muoveranno sostanzialmente (e materialmente) più in alto dei livelli attuali e, che sia necessario assistere ad un miglioramento degli utili societari per vedere un significativo e sostenuto rialzo dei prezzi azionari.
Nonostante la portata di alcuni movimenti all’interno dei mercati azionari, in un contesto calibrato su un più lungo periodo, essi non sembrano fuori misura ed hanno, in molti casi, semplicemente restituito parte di quelli che sono i trend che durano da più anni. Molto di quanto accadrà in futuro sarà determinato dai movimenti sui mercati obbligazionari che, a loro volta, sono legati alle aspettative di inflazione e di crescita futura.
I movimenti del 2,4% sul Treasury decennale oppure la fluttuazione da 0,52% a 1.45% sull’omologo inglese, rappresentano una significativa inversione di tendenza, ma, come ben sappiamo, il costo di indebitamento rimane vicini ai livelli più bassi mai toccati. A fronte di un contesto generalizzato reflattivo a livello globale, ci sono sempre alcune anomalie.
Tra queste, la recente performance dell’azionario europeo che tende a registrare performance migliori quando i rendimenti obbligazionari sono in rialzo e l’euro in ribasso. Nonostante tali elementi, l’Europa sta segnando performance inferiori alle aspettative. La ragione potrebbe essere legata ai rischi politici e ad un premio al rischio più alto richiesto dagli investitori.

del Team Multi-Asset di BMO Global Asset Management (oltre 50 miliardi di euro in gestione)