INVESTIMENTI, Mercati

Titoli di Stato emergenti anche per il 2020

“I bond sovrani dei Pesi in via di sviluppo continuano a offrire un buon rapporto rischio-rendimento”. L’analisi di Ubs Wm Italy

Negli ultimi mesi si sono verificate diverse crisi negli Emergenti: Argentina, Ecuador, Libano, Zambia e ovviamente Venezuela hanno attraversato difficoltà finanziarie, con balzi degli spread di oltre 10 punti percentuali. Nonostante ciò, nel 2019 le obbligazioni emergenti in valuta forte hanno realizzato ritorni di circa il 12% in aggregato (indice Embig in dollari). Secondo Matteo Ramenghi, chief investment officer Ubs Wm Italy, la performance di quest’anno può essere attribuita alla combinazione del calo dei tassi  d’interesse negli Stati Uniti e della riduzione  degli spread tra emergenti ed economie  avanzate. “Forse il 2020 non sarà altrettanto generoso – osserva -: i tassi americani sono già scesi  abbondantemente e difficilmente ci saranno  cali significativi nei prossimi mesi se l’economia  americana, come pensiamo, non soffrirà  battute d’arresto. Considerazioni simili valgono per gli spread, che ci aspettiamo rimangano intorno ai livelli attuali”.

D’altra parte, secondo Ramenghi, l’elevata diversificazione dell’indice dei titoli di Stato emergenti attenua significativamente eventuali eventi negativi a fronte di rendimenti vicini al 5% in dollari, caratteristiche che collocano queste obbligazioni tra le opportunità più interessanti del momento nell’ambito del reddito fisso. “Nei prossimi anni il Pin delle economie emergenti continuerà a crescere più rapidamente rispetto a quello delle economie avanzate – afferma -. L’andamento demografico più robusto, la creazione di infrastrutture e l’allargamento della fascia media sono potenti motori di crescita che ritroviamo in tante economie emergenti e che richiamano ciò che portò al ‘miracolo economico’ in Italia e in Europa ormai tanti decenni fa. Questa crescita dovrebbe tradursi in un miglioramento dei fondamentali per tali economie e in una loro maggiore rilevanza negli indici globali”.

Il profilo di rischio dei titoli di Stato emergenti è migliorato nel corso degli ultimi anni, a detta dell’esperto. Gran parte delle emissioni è ormai denominata in valuta locale, riducendo quindi i rischi sistemici emersi negli anni Novanta per via dell’eccessiva esposizione al dollaro. Anche la composizione degli indici è mutata in meglio: nel corso del 2019 si sono registrate emissioni importanti di Paesi con bilanci pubblici robusti, come il Consiglio di cooperazione del Golfo, che comprende i principali Paesi produttori di petrolio del Golfo Persico a eccezione dell’Iran. Le agenzie di rating confermano questo quadro positivo segnalando un deterioramento del merito creditizio solo per pochi Paesi come Colombia, Messico, Sudafrica, Turchia e Uruguay.

“Questi investimenti sono condizionati direttamente dalle tensioni tra Stati Uniti e Cina e una soluzione delle controversie sarebbe positiva per i mercati globali e ancor più per gli emergenti. Al di là di accordi tattici, ci aspettiamo però che la rivalità tra queste due potenze continui a tenere banco nei prossimi anni. Per contro, un inasprimento delle tensioni porterebbe probabilmente la Federal Reserve a contemplare politiche monetarie più accomodanti, attenuando l’impatto negativo di nuovi dazi”, conclude Ramenghi.