INVESTIMENTI, Mercati

Tempo di buyback: attenti agli zombie

Ceelen (Dpam): “Gli investitori dovrebbero diffidare delle società che finanziano il buyback con debiti di nuova emissione perché non generano abbastanza flussi di cassa positivi”

Gli investitori istituzionali non stanno di certo riversando il loro denaro sull’azionario, eppure il settore si sta rialzando in maniera inarrestabile dopo il debole quarto trimestre del 2018, quando le azioni sono state svendute. Quindi chi è che sta investendo in questo settore? “Le aziende quotate che ricomprano le proprie azioni”. Ne è convinto Yves Ceelen, head of institutional portfolio management di Dpam.

Perché? Il motivo è semplice, secondo Ceelen. “Questa operazione fa salire il prezzo dei propri titoli. Gli investitori guardano spesso al rapporto prezzo-utili (Pe ratio), in cui questi ultimi sono espressi come utili per azione. Se il numero di azioni (il denominatore) diminuisce a causa del riacquisto, il rapporto utili per azione sale, il che significa che il rapporto prezzo-utili scende. In questo modo l’azienda diventerebbe meno cara e potrebbe così tornare al rialzo. Ciò è positivo per l’azionista nel breve periodo, ma significa anche che l’azienda non sta investendo la sua liquidità nell’economia reale e quindi nella sua crescita futura. Allo stesso tempo, può ridurre il costo del capitale dell’impresa, poiché il costoso finanziamento azionario viene sostituito da un finanziamento con debito più economico o da un eccesso di liquidità”.

Si tratta quindi di un atteggiamento positivo? Dipende. “Per quelle aziende che generano molto flusso di cassa positivo – spiega l’esperto -, il riacquisto di azioni potrebbe essere un interessante uso alternativo della liquidità, complementare ad altri investimenti focalizzati sulla crescita dell’azienda. Di fronte alla scarsità di buone opportunità di investimento, può essere preferibile per le aziende restituire la liquidità ai propri azionisti piuttosto che sprecarla in dubbie acquisizioni o investimenti in conto capitale. Ultimamente, tuttavia, alcune aziende si concentrano esclusivamente su questo stimolo a breve termine, trascurando così gli investimenti a lungo termine. Spesso lo fanno utilizzando non solo il loro flusso di cassa libero, ma anche emettendo più debito. Questo è uno dei fattori alla base, tra gli altri, dell’enorme aumento del debito societario non finanziario statunitense: se le aziende si spingessero troppo oltre, potrebbero diventare più vulnerabili nella prossima recessione e gli spread creditizi destinati ad aumentare”.

Che impatto ha avuto finora? “L’ammontare totale delle azioni riacquistate dalle aziende negli Stati Uniti supera di gran lunga la spesa della Federal Reserve per l’acquisto di obbligazioni nello stesso periodo, nell’ambito della politica espansiva dell’allentamento quantitativo – risponde Ceelen -. I numeri sono impressionanti e non devono essere trascurati. I riacquisti di azioni possono costituire un supporto tecnico per le stesse e continueranno ad esserlo finché i tassi restano bassi e in assenza di una recessione, fattori che fanno parte delle nostre previsioni principali”.

“Per quanto riguarda la selezione dei titoli – è la conclusione -, gli investitori dovrebbero diffidare delle società che finanziano i riacquisti di azioni con debiti di nuova emissione perché non generano abbastanza flussi di cassa positivi necessari per tale scopo. Queste attività possono continuare per un po’, ma alcune aziende hanno sono in difficoltà proprio a causa di ciò. Oggi, ci sono 536 società ‘zombie’, caratterizzate da un risultato ante oneri finanziari e tasse (Ebit) inferiore agli interessi passivi. In passato, un numero così elevato è stato visto solo alla fine di una recessione, ma mai in una fase del ciclo in cui l’economia è, seppur più lentamente, in crescita”.