INVESTIMENTI, Mercati

Recovery Fund, per il mercato l’Europa correrà più degli Usa

Il piano Ue, seppure imperfetto, favorirà la ripresa e spingerà gli asset europei. I commenti dei gestori

Anche se imperfetto, il Recovery Fund è un grande segnale di compattezza che aiuterà la ripresa dell’Europa. Il mercato approva l’accordo raggiunto dai leader europei ,al termine di un negoziato record durato quattro giorni e quattro notti, che prevede una dotazione di 750 miliardi di euro, 390 miliardi di sovvenzioni e 360 di prestiti. La fetta maggiore, 209 miliardi, sarà destinata all’Italia. I Paesi Ue hanno poi trovato l’intesa anche sul bilancio comune 2021-2027 fissato a 1.074 miliardi di euro.

“L’accordo riduce in modo significativo la quota di sovvenzioni e la complessità della struttura di governance potrebbe ritardare gli esborsi lungo la strada”, secondo gli economisti di Goldman Sachs, Sven Jari Stehn e Alain Durre, ma il volume finale delle sovvenzioni è vicino a quanto da loro previsto e ed è incoraggiante il fatto che i leader siano stati in grado di trovare un accordo prima delle attese. Per gli esperti Usa, ora con “un efficace controllo dei virus, un forte rimbalzo dei dati e un contesto macroeconomico favorevole”, ci si può aspettare “un rimbalzo più rapido e regolare” nell’Eurozona che altrove, compresi gli Stati Uniti.

Per Sebastien Galy, senior macro strategist di Nordea Am, si tratta di un momento importante nella storia dell’Unione Europea, date le dimensioni del pacchetto, la capacità di non ridurre gli aiuti nonostante la pressione dei Paesi frugali e il fatto che sarà finanziato da obbligazioni dell’UE. “Tali responsabilità comuni per l’Unione Europea sono senza precedenti per le loro dimensioni e per raggiungere l’obiettivo i Paesi periferici hanno dovuto accettare le condizioni, una mossa davvero sensata – evidenzia -. Questo mix di finanziamenti si è spostato, non sorprendentemente, verso prestiti per un importo di 110 miliardi di euro, in calo rispetto ai precedenti 500 miliardi. Gran parte del pacchetto sarà probabilmente finanziato con il debito dell’Ue a grande vantaggio delle banche europee in qualità di principali emittenti e una parte significativa sarà probabilmente costituita da Green Bond dato che le iniziative per affrontare il riscaldamento globale proseguono”.

Giornata epocale anche per Paul O’Connor, responsabile del team multi-asset di Janus Henderson Investors. “L’impatto macroeconomico diretto del fondo di 750 miliardi di euro sarà piuttosto modesto, rispetto ai danni economici causati da Covid-19 alle economie dell’Eurozona – precisa -. Mentre le previsioni del consesus stimano che il Pil reale dell’Eurozona abbia subito una contrazione del 15% su base annua nel secondo trimestre, il Recovery Fund dovrebbe dare un impulso del 6-7%, che richiederà mesi e anni prima che di concretizzarsi ed avere piena efficacia”. 

L’esperto punta l’attenzione sul fatto che il piano sarà finanziato con l’emissione congiunta del debito, che rappresenta il primo vero tentativo di mutualizzazione del debito della zona euro e il suo più grande passo avanti verso l’integrazione fiscale. “Anche se gli scettici ritengono che il pacchetto per la ripresa sia una risposta una tantum ad una crisi una tantum, questo non toglie che si sia stabilito un importante precedente per quanto riguarda il modo in cui l’Eurozona può rispondere agli shock economici – afferma -. Ci sarà senza dubbio una grande pressione a muoversi ulteriormente in questa direzione la prossima volta che la regione si troverà ad affrontare una crisi economica. La modesta risposta del mercato stamattina alle notizie del vertice rispecchia il fatto che una sorta di accordo era già stato prezzato ieri sui mercati finanziari. Mentre gli investitori non erano fiduciosi che si sarebbe raggiunta un’intesa in questo vertice, il consensus si aspettava un accordo entro la fine di luglio. Il sentiment positivo emerso nelle ultime settimane sugli asset dell’Eurozona ha portato l’euro al rialzo vicino al massimo su base annua e ha spinto lo spread Btp/Bund verso il basso fino ai livelli pre-coronavirus”.

Da qui, secondo O’Connor si intravede margine per un’ulteriore sovraperformance degli asset della zona euro. “Sebbene il sentiment sia già migliorato per quanto riguarda la regione, il posizionamento degli investitori è tutt’altro che esagerato. Gli investitori globali hanno iniziato a reinvestire in azioni europee nelle ultime settimane, ma la regione ha visto quest’anno 30 miliardi di euro di deflussi netti e tre anni di deflussi tendenziali dai fondi azionari europei. Inoltre, mentre molte caratteristiche del contesto economico e politico dell’Eurozona sono impallidite rispetto agli Stati Uniti negli ultimi anni, ora il vento sembra cambiare. L’Europa ha gestito il coronavirus molto più efficacemente dell’America e, almeno per i prossimi mesi, può essere ragionevolmente considerata come un rifugio per gli investitori globali dalle tempeste politiche che si prospettano sugli Usa”, conclude.

“La determinazione dimostrata da Germania, Francia e Italia nel lavorare insieme a un ambizioso programma per la ripresa rappresenta un segnale importante e riduce il rischio di una rottura all’interno dell’Eurozona”, gli fa eco Quentin Fitzsimmons, global aggregate portfolio manager di T. Rowe Price.

“La Germania ha dato il via libera all’estensione del deficit fiscale per i Paesi europei. È una notizia positiva non solo per l’euro, ma anche per il debito e per le obbligazioni corporate dei Paesi periferici dell’Eurozona, dato che dovrebbe portare a una maggiore domanda per gli asset europei. Ora è opinione diffusa che l’euro si rafforzerà, dato che ci sono diversi segnali, sia economici che politici, che puntano in questa direzione. Tuttavia, è importante ricordare che i mercati raramente reagiscono in linea con le previsioni”, conclude Fitzsimmons.