INVESTIMENTI

Punto di svolta per i mercati emergenti

Gennaio 2016 sarà ricordato negli annali degli investitori come uno dei mesi peggiori di sempre per i mercati azionari globali. I Mercati Emergenti, e in special modo la Cina, Paese nell’occhio del ciclone durante le prime disastrose settimane dell’anno, sono stati colpiti duramente.

E una sorte analoga è quella toccata anche ai mercati di frontiera. A partire dalla metà febbraio, tuttavia, la volatilità è diminuita su scala globale, in seguito al ridimensionamento delle aspettative per un rialzo dei tassi USA, fattore a sostegno di quello scenario che definiamo tipicamente “più bassi più a lungo”, e che rappresenta un elemento favorevole per i mercati azionari. Allo stesso tempo, abbiamo registrato un indebolimento nei deflussi di capitali dalla Cina e una riduzione dell’attesa per una svalutazione dello Yuan. I prezzi del greggio sono cresciuti del 60% rispetto ai minimi toccati a gennaio e nonostante un prezzo inferiore del barile produca in verità un impatto positivo nei confronti dei Mercati Emergenti, resta il fatto che gli investitori traggono sicurezza dall’idea che le nazioni esportatrici di petrolio abbiano esse stesse un interesse nell’investire i loro petrodollari quando i prezzi sono più alti. In aggiunta, le preoccupazioni in merito al contesto macroeconomico statunitense e alle scelte di policy a stelle e strisce si sono sgonfiate sulla scia di dati economici più solidi.
Sono questi tutti fattori che hanno contribuito ad innalzare il livello di propensione al rischio a livello globale, elemento questo ovviamente favorevole per gli asset di rischio. Durante il mese di marzo gli investitori hanno versato una cifra vicina ai 37 miliardi di dollari su azioni e obbligazioni dei mercati Emergenti e di frontiera, livello di afflussi record negli ultimi due anni. E questo ha contribuito a generare forti guadagni nella maggioranza dei Mercati Emergenti e di frontiera sia sul fronte azionario che sul fronte valutario durante lo scorso mese di marzo. Quasi tutti gli indicatori hanno fatto registrare movimenti al rialzo e l’indice MSCI EM Equity è cresciuto del 13%, sostenuto da valute, materie prime, flussi di capitali e dalle performance di alcuni mercati come Brasile, Turchia e Russia in particolar modo. Inoltre, alcuni mercati al di fuori dell’indice hanno fatto ancora meglio, come nel caso del mercato cinese di classe A che ha registrato una performance del 14%.
Si stanno rivelando sempre più importanti alcune delle tematiche principali che ci stanno più a cuore come, ad esempio, l’accelerazione del tasso di crescita economica e degli utili dei mercati meno sviluppati, foraggiati da consumi e investimenti, così come interessanti storie di dividendi che stanno prendendo forma in alcuni di questi mercati, soprattutto in Russia. Guardando ai prossimi mesi, ci aspettiamo che il rischio della Brexit sarà sotto i riflettori a livello globale, fattore che potrebbe colpire i mercati su cui siamo investiti esclusivamente in via indiretta, vale a dire manifestando un livello più alto di volatilità e una possibile avversione al rischio, e influenzare anche le scelte di politica monetaria a livello globale. Un altro elemento da tenere sotto controllo da parte degli investitori focalizzati su Mercati Emergenti e di frontiera è la revisione dell’indice MSCI che si manifesta ogni anno in primavera, con possibili cambiamenti soprattutto per quanto riguarda Paesi come Perù, Nigeria, Pakistan e il mercato A-Share in Cina. Dal nostro punto di vista, continuiamo a ricercare opportunità d’investimento in quelle società che stanno guadagnando quote di mercato, migliorando la propria corporate governance e beneficiando di cambiamenti strutturali nel contesto in rapida evoluzione tipico dei Mercati Emergenti.

Commento a cura di Peter Elam Håkansson, Presidente e direttore degli investimenti di East Capital