INVESTIMENTI, Mercati

Oro, i prezzi saliranno ancora nei prossimi due anni

Per Ninety One il settore aurifero si trova nello stato migliore degli ultimi vent’anni

Incertezza si sa, sui mercati fa rima con oro. E con l’economia globale che sta attraversando una situazione di instabilità senza precedenti, le quotazioni del metallo giallo, bene rifugio per eccellenza, continuano a salire e viaggiano sui massimi dal 2011, intorno a quota a 1.860 dollari, sostenute da un selloff del dollaro e dalle aspettative di un maggiore stimolo fiscale e monetario per aiutare la ripresa dei Paesi colpiti dalla pandemia.

“A giugno, il metallo giallo ha visto un aumento del 2.9% chiudendo il mese a circa 1.781 dollari americani per oncia, il livello più alto degli ultimi dieci anni circa – spiega George Cheveley, portfolio manager della strategia Global Gold di Ninety One -. I titoli auriferi, rappresentati dal Nyse Arca Gold Miners Index, hanno fatto anche meglio, crescendo del 6.3% nel corso dello stesso mese. L’oro fornisce agli investitori un mercato con una quantità di liquidità tale che, nel caso in cui avessero bisogno di convertire l’oro in denaro, li metterebbe nelle condizioni di poter sempre accedere al valore dei loro investimenti”.

Cheveley si dice ottimista sulla commodity perché i prezzi  stanno ricevendo adeguato sostegno, in particolare grazie all’enorme quantitative easing, sia monetario sia fiscale, messo in campo dai governi e che proseguirà nei prossimi due anni. “Pertanto, considerate l’incertezza sulle dinamiche del Coronavirus e la ricerca di rifugi sicuri da parte degli investitori, riteniamo che i prezzi dell’oro saranno ben supportati e potranno anche crescere ulteriormente nei prossimi due anni”, afferma.

Non solo: il portfolio manager ritiene anche che il settore aurifero nel suo insieme si trovi nello stato migliore degli ultimi vent’anni o anche di più. Perché? “Perché si sta concentrando su operazioni di allocazione del capitale efficaci, che generano buoni flussi di cassa e restituiscono parte di tale liquidità agli azionisti – chiarisce -. Tutto questo non è un caso, ma succede perché le grandi aziende come Barrick e Newmont sono consapevoli che questa è sempre più la direzione che dovrebbero percorrere, concentrandosi sulla generazione di margini e di flussi di cassa piuttosto che solo sull’aumento dei volumi, qualunque sia il costo”. 

Quindi Cheveley vede un certo numero di aziende molto interessanti che, dopo aver pagato i debiti, stanno generando buoni flussi di cassa e continuano a investire in esplorazioni per individuare nuovi asset, del tutto necessari se il mercato avrà sempre più bisogno di oro.

Cresce inoltre l’attenzione ai temi Esg nel settore nel suo insieme. Ciò significa gestire l’azienda in modo sostenibile, trattare di conseguenza i dipendenti, le comunità e, più in generale, la collettività per poter mantenere le licenze per operare e continuare a farlo in modo redditizio: si tratta di un’attenzione destinata a crescere ancora di più, secondo il portfolio manager.

“I titoli auriferi offrono anche una bassa correlazione con i mercati e quindi sono un ottimo modo per diversificare il portafoglio – evidenzia ancora Cheveley -. In questo senso è importante adottare un’ottica di lungo periodo. Le azioni sono più volatili rispetto all’oro ma, quando i prezzi della commodity aumentano, tendono a mostrare una maggiore leva finanziaria. Ciò porta una certa volatilità, ma a lungo termine si possono generare rendimenti molto interessanti”. 

In conclusione, l’esperto di Ninety One si dice molto ottimista sul settore aurifero perché vi sono aziende molto solide, altre che stanno vedendo rapidi miglioramenti e inoltre si registrano operazioni di M&A che stanno consolidando tutto il comparto. “Nella nostra strategia Global Gold manteniamo un portafoglio di titoli molto concentrato, guardando in gran parte alle aziende produttrici, che stanno generando flussi di cassa nel lungo termine, e incrementando o consegnando dividendi in un momento nel quale, invece, altre società devono tagliarli. Queste compagnie quindi sono nelle condizioni di offrire rendimenti sostenibili agli azionisti”, conclude.