INVESTIMENTI, Mercati

Obbligazionario, ora è necessario essere agili

Secondo Bezalel (Jupiter Am), mantenere un profilo molto liquido è prioritario in questo momento

Un approccio difensivo e agile agli investimenti nel mercato obbligazionario rimane vitale in un mondo in fase avanzata del ciclo, con una bassa crescita, ancora più vulnerabile a shock imprevisti. Il consiglio è di Ariel Bezalel, head of strategy fixed income di Jupiter Am, che sottolinea come il fatto che le banche centrali abbiano ricominciato a supportare i mercati attuando tagli dei tassi e operazioni di quantitative easing ‘sotto copertura’, come avevamo anticipato a inizio 2019, è un chiaro segnale che nell’economia sottostante le cose non sono ancora sistemate”.

Quello appena passato è stato un anno notevole per quanto riguarda i rendimenti dell’obbligazionario: il periodo compreso tra gennaio e agosto 2019 ha visto alcuni dei maggiori movimenti relativi nella storia dei tassi, con i rendimenti dei titoli di Stato dei mercati più sviluppati che sono diminuiti per oltre il 50%. Il sentiment, ricorda l’esperto, ha raggiunto il minimo durante l’estate, quando il rendimento dei Treasury statunitensi a 10 anni (un indicatore chiave della fiducia) è sceso a un minimo intra-day dell’1,44% in agosto. A questo punto oltre 30 banche centrali avevano già tagliato i tassi di interesse.

Secondo Bezalel la propensione al rischio è tornata in modo aggressivo negli ultimi mesi del 2019, ma più per la ‘paura di essere tagliati fuori’, la cosiddetta Fomo (Fear Of Missing Out), in combinazione con la Fed che ha aumentato in modo significativo gli acquisti di T-bills per alleviare lo stress sui mercati repo overnight, piuttosto che per un miglioramento tangibile dei fondamentali economici.

Per l’esperto sembra che gran parte dell’iniezione di liquidità della Fed abbia trovato la sua strada nel rally del rischio. “Ci sono paralleli eclatanti con i mercati nel 1999-2000, quando la Fed ha pompato enormi quantità di liquidità nei mercati repo per affrontare le preoccupazioni che il famigerato ‘millennium bug’ avrebbe causato il caos informatico globale. Ma il bug non si è verificato; e la settimana in cui la Fed ha ritirato il suo sostegno nell’aprile 2000, l’indice Nasdaq è sceso del 25%. La grande domanda ora è: cosa succederà quando la Fed interromperà il supporto del mercato repo nel secondo trimestre di quest’anno?”, afferma.

Anche l’ottimismo nei confronti degli Stati Uniti e della Cina ha contribuito ad accrescere il sentiment nel quarto trimestre. “L’accordo di “prima fase” potrebbe portare momentaneamente a un allentamento delle tensioni commerciali tra i due Paesi. Ma nel lungo termine riteniamo che questo sia solo l’inizio di una lunga guerra fredda tra le due superpotenze e che le tensioni intorno al commercio continueranno probabilmente per anni – avverte Bezalel -. Le questioni più tecniche e complesse relative alla proprietà intellettuale e alle sovvenzioni in corso verso le imprese statali saranno molto difficili da risolvere”.

Infine la minaccia del populismo. “Le proteste popolari di quest’anno in Bolivia, Cile, Ecuador, Egitto, Francia, Spagna, Hong Kong, Indonesia, Iraq, Iran, Libano (e non solo) riflettono una varietà di cause. Ma tutti questi Paesi stanno vivendo il malcontento economico e il crescente risentimento per le disuguaglianze. I continui disordini civili e il contraccolpo populista contro la globalizzazione, il commercio, le migrazioni e la tecnologia sono quindi destinati a continuare, e rimarranno una fonte di rischio per il 2020”, osserva l’esperto

La prudenza quindi non può che essere d’obbligo per l’obbligazionario. “Entrando nel 2020, sembra che l’economia statunitense stia ‘nuotando nuda’, per citare l’analogia di Warren Buffett, senza una politica fiscale all’orizzonte né titoli di giornale positivi sul commercio cinese che possano influenzare il sentiment. Sul breve termine, gli asset di rischio continueranno probabilmente a crescere con la Fed che continua a intervenire nei mercati monetari. Tuttavia, non appena la Fed eliminerà il supporto, gli asset di rischio saranno vulnerabili, soprattutto se i dati economici non miglioreranno – mette in guardia Bezalel -. In ultima analisi, ci aspettiamo che le potenti forze deflazionistiche di un debito eccessivo, dell’invecchiamento demografico e delle perturbazioni tecnologiche si riaffermino ancora una volta sotto forma di rendimenti più bassi. Questo è il motivo per cui mi aspetto che la crescita degli Stati Uniti fatichi nel secondo e terzo trimestre del 2020, il che dovrebbe creare ulteriore pressione per un altro taglio dei tassi da parte della Fed”.

Ultimamente si è scritto molto sul fatto che le importanti emissioni di Treasury potrebbero pesare sul mercato obbligazionario. Tuttavia, per l’esperto, la storia ha dimostrato che la direzione dei rendimenti del Treasury è costantemente determinata dalle prospettive dei tassi di interesse e dalle aspettative di inflazione: il rendimento dei Treasury statunitensi è sempre diminuito drasticamente nel corso dei cicli di taglio dei tassi. “Considerando che le prospettive di crescita globale rimangono molto impegnative, rimango rialzista su titoli di Stato statunitensi e australiani a più lunga scadenza e di alta qualità e cauto sul credito più rischioso – conclude -. In questa fase avanzata del ciclo, mantenere questo profilo molto liquido rimane la mia priorità, in modo che la nostra strategia per l’obbligazionario globale senza vincoli possa continuare ad essere abbastanza agile da cambiare con il mutare dei fatti”.