INVESTIMENTI, Mercati

Mercato appeso al filo della trade war

Eijking di Bmo non vede una recessione all’orizzonte ma sottolinea come in uno scenario di incertezza causato dalle tensioni commerciali siano stati emessi circa 19 miliardi di dollari di convertibili

Il mercato azionario ha recuperato parte del proprio lustro in giugno, con la crescente aspettativa che la Federal Reserve avrebbe presto tagliato i tassi di interesse, nonché la prospettiva che la Banca Centrale Europea potesse riprendere una politica monetaria espansiva. Verso la fine del secondo trimestre, il mercato è stato ulteriormente sostenuto dalla speranza che gli Stati Uniti e la Cina riprendessero i negoziati commerciali, successivamente confermata al vertice del G20. I leader dell’Ue hanno accettato di rinviare la Brexit fino alla fine di ottobre, anche se permangono le preoccupazioni per un esito negativo. Altrove, l’abbattimento di un drone militare statunitense da parte dell’Iran ha posto in evidenza le tensioni in Medio Oriente. In questo scenario, sottolinea Anja Eijking, gestore del fondo Bmo Global Convertible Bond di Bmo Global Asset Management,  sono stati emessi circa 19 miliardi di dollari di nuove convertibili, poco più della metà da società statunitensi come la internet company Iac, la casa automobilistica elettrica Tesla, il marchio di abbigliamento casual Guess e la società di tecnologia mobile InterDigital.

In Europa, elenca ancora Eijking, l’operatore francese di residenze per anziani Orpea, il produttore danese di apparecchi audio e acustici GN Store, il produttore svedese di camion, autobus e macchine edili Volvo e l’azienda britannica di fertilizzanti Sirius Minerals e, in Asia, l’azienda giapponese di cosmesi Fancl e Keppel REIT di Singapore hanno fatto visita al mercato delle convertibili in cerca di finanziamento.

“Le nostre previsioni sono moderatamente positive. Lo scenario di base continua a prevedere l’assenza di recessione negli Stati Uniti nel breve termine – spiega il gestore -. Nonostante alcuni dati macroeconomici più deboli, l’economia a stelle e strisce continua ad apparire solida, mentre Cina ed Europa sembrano essersi stabilizzate. L’inflazione resta bassa, il che apre la via a uno stimolo monetario accomodante. Le rinnovate tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina sono preoccupanti, anche se i negoziati sono ripresi. Ci aspettiamo che la Cina stimoli ulteriormente l’economia per contenere i danni della guerra commerciale, se necessario”.

Proprio questo tema, avverte Eijking, rappresenterà il rischio principale. “Anche se i modelli sembrano indicare un impatto diretto relativamente modesto della guerra commerciale sulle due economie, l’impatto indiretto della riduzione degli investimenti e della fiducia dei consumatori potrebbe essere molto maggiore. Inoltre, la flessione nel commercio mondiale colpisce in particolare economie come quella del Vecchio Continente, e una crescita più bassa avrebbe ripercussioni a livello globale. Anche i negoziati commerciali tra gli Stati Uniti e l’Europa nel corso dell’anno potrebbero rappresentare un rischio”.

“Tuttavia, visto che entrambe le parti sono capaci di ritorsioni, riteniamo meno probabile un’escalation della guerra commerciale tra gli Stati Uniti e l’Europa prima delle prossime elezioni americane. L’elezione del nuovo primo ministro britannico potrebbe inasprire il rischio di una hard Brexit alla fine di ottobre, mentre negli Stati Uniti, i Repubblicani e i Democratici devono trovare un accordo sugli stimoli per evitare la stretta fiscale innescata dal taglio della spesa di governo nella seconda metà del 2019”, conclude il gestore.