INVESTIMENTI, Mercati

Mercati, tre sorprese (più una) per il 2020

Banche, semiconduttori, Messico e small-mid cap: ecco le aree su cui puntare, secondo Jupiter Am

Negli scorsi dodici mesi, la guerra commerciale tra Usa e Cina ha dominato le news e ha attirato una parte considerevole dell’attenzione globale. Eppure, mentre qualsiasi svolta sarebbe significativa per gli investitori e positiva per il sentiment nei confronti dei mercati emergenti, Ross Teverson, head of strategy emerging markets di Jupiter Asset Management, afferma che ci sono diverse altre aree che potrebbero portare sorprese positive per il prossimo anno, indipendentemente dal risultato delle negoziazioni commerciali.

L’esperto parte dal settore bancario, in particolare dalle banche nei piccoli mercati emergenti e di frontiera. “In molti casi, queste istituzioni registrano profitti solidi scambiando con valutazioni attraenti – spiega -. Esse possono vantare dei modelli di business che uniscono i punti di forza delle tradizionali banche retail che raccolgono i depositi della clientela, all’innovazione del fintech, permettendo così di raggiungere nuovi clienti con prodotti e modalità innovative. Ciò garantisce loro un buon posizionamento per beneficiare della crescente inclusione finanziaria, che reputiamo essere un cambiamento strutturale significativo di questi mercati”. Alcune delle banche cui ci riferiamo, come KCB in Kenya, e che avevamo evidenziato in questo periodo dello scorso anno, hanno poi attratto l’attenzione degli investitori”. Altre società all’interno di questo settore tuttavia rimangono interamente trascurate, segnala Teverson, nonostante i fondamentali solidi e un outlook positivo, sottolineando come ci sia il potenziale per far sì che ciò cambi nel prossimo anno. 

Un’altra area che potrebbe sorprendere nel 2020, secondo l’esperto è la tecnologia, in particolare il settore dei semiconduttori. I titoli appartenenti a questo settore hanno performato bene nel 2019 e c’è ancora spazio nel 2020. “Il motivo del nostro ottimismo è che vediamo alcuni cambiamenti significativi nel mercato – chiarisce -. Abbiamo l’avvento dei network 5G, che aumenta la domanda di semiconduttori, e al contempo l’industria ha mostrato un trend di consolidamento, il che implica che sono emersi dei leader di mercato per quanto riguarda la memoria a semiconduttore, le fonderie e il design, tutti posizionati bene per trarre profitto dal cambiamento”. 

La terza sorpresa da evidenziare potrebbe essere il Messico. “Si tratta di un Paese che attualmente ha perso la fiducia degli investitori dei mercati emergenti, ma che crediamo abbia molto da offrire – assicura Teverson -. Infatti, le valutazioni nel mercato si avviano a raggiungere il loro minimo, ma al contempo, le prospettive per il Messico sono di gran lunga migliori rispetto alle previsioni. Il contesto politico è più favorevole di quanto molti temevano, e l’economia sta beneficiando dalla scelta delle società di ricollocare la manifattura in Messico, scegliendo di diversificare le loro operazioni lontano dalla Cina”.

Infine, nonostante non rappresenti necessariamente una sorpresa, un ulteriore fattore da monitorare secondo l’esperto è un cambiamento in favore delle società a piccola-media capitalizzazione. “Nel 2018, abbiamo sostenuto la visione che i titoli mid e small-cap fossero stati ingiustamente svenduti dagli investitori mentre il mercato era focalizzato primariamente sulle preoccupazioni macroeconomiche – evidenzia -. Nel 2019, la nostra pazienza è stata premiata e i solidi risultati operativi di molte di queste società sottovalutate hanno portato ad una performance positiva del prezzo dei titoli. Ci aspettiamo la creazione di ulteriore valore da questi nomi off-benchmark, a piccole e media capitalizzazione, in particolare se il mercato iniziasse a guardare oltre i subbugli geopolitici e a focalizzarsi sui fondamentali”.

“Complessivamente, crediamo che il prossimo anno continueremo a trovare una buona selezione di società che crediamo uniscano valutazioni interessanti con il potenziale di fornire ricavi solidi. Dato il nostro approccio bottom-up, troviamo queste società in una vasta gamma di settori e mercati, permettendoci di costruire quello che pensiamo sia un portafoglio fondamentalmente attrattivo e tuttavia realmente diversificato”, conclude Teverson.