INVESTIMENTI, Mercati

Mercati, sono le elezioni Usa il peggiore tail risk 2020

Stando ai sondaggi, tra i fund manager l’esito del voto Usa ha superato le guerre commerciali. L’analisi Candriam

Le urne statunitensi spaventano più della trade war. Parola di Stefan Keller, asset allocation strategist di Candriam, che sottolinea come per gli investitori il principale tail risk del 2020 è rappresentato proprio dalle elezioni Usa. Il 3 novembre, infatti, i cittadini statunitensi si recheranno ai seggi per eleggere il loro prossimo presidente, i rappresentanti dei 435 distretti in ciascuno dei 50 Stati e 35 dei 100 membri del Senato.

Mentre i preparativi per le primarie democratiche vanno avanti da un anno, a febbraio inizieranno le votazioni per determinare chi si candiderà contro Donald Trump. “Ci troviamo di fronte a un anno elettorale estremamente polarizzato e la stagione delle primarie democratiche potrebbe rivelarsi relativamente breve, assicura lo strategist, che sottolinea come, stando alle previsioni, le elezioni del 2020 saranno tra le più controverse della storia Usa.

“Le posizioni del presidente Trump e dei democratici progressisti come Bernie Sanders ed Elizabeth Warren sono diametralmente opposte su imposte societarie e personali, regolamentazione e commercio oltre che su energia, sanità, finanza e tecnologia. Tra i candidati democratici vi sono ancora moderati come Joe Biden, Pete Buttigieg e Michael Bloomberg”, spiega.

Il candidato democratico alla presidenza potrebbe essere noto entro la fine del primo trimestre. Le primarie democratiche inizieranno il 3 febbraio con il Caucus dell’Iowa, seguito dalle primarie nel New Hampshire otto giorni dopo. Il momento clou sarà il 3 marzo con il ‘Super Tuesday’, in cui voteranno diversi Stati. Due degli Stati più popolosi, California e North Carolina, hanno infatti spostato le primarie in tale data, come già aveva fatto il Texas nel 2016, pertanto quel giorno verranno resi noti i nomi del 40% dei delegati per la Convention nazionale democratica di metà luglio. Entro la fine di marzo, poi, dovrebbero essere 3080 i delegati noti, ossia il 65%.

“Pertanto – sostiene Keller -, queste primarie potrebbero risultare le più brevi della storia del Paese e il nome dello sfidante di Trump potrebbe essere noto con tre mesi di anticipo. A tutti i principali candidati democratici è capitato di essere in testa ai sondaggi in un determinato momento negli ultimi 12 mesi, ma ora è Bernie Sanders ad essere in testa tra i candidati democratici”.

Ma sui mercati finanziari l’effettiva attuazione delle politiche conta più dei risultati elettorali. Keller evidenzia che, secondo recenti sondaggi tra i fund manager, l’esito delle elezioni Usa del 2020 è diventato il maggiore rischio di coda, superando in tal modo le guerre commerciali. “A oggi, i mercati finanziari prezzano un risultato elettorale favorevole al mercato, compresa una probabilità del 40% di mantenimento dello status quo”, aggiunge.

Analizzando in dettaglio le probabilità sull’esito delle elezioni, tra cui un Congresso unito o diviso, emerge, a detta dello strategist, che il rischio elettorale possa attualmente essere sottovalutato. “Al momento – conclude -, abbiamo un’esposizione complessiva neutrale sull’azionario Usa e continueremo a prestare particolare attenzione al settore sanitario che è stato maggiormente influenzato dai cambiamenti nei sondaggi sui democratici progressisti”.