INVESTIMENTI, Mercati

L’investimento è sempre più Esg. L’Europa guida la svolta

Il 78% degli asset owners globali integra già i criteri Esg nei processi di investimento, ritenendo che avranno un impatto positivo sulla performance finanziaria. Lo studio Ubs Asset Management e Responsible Investor

Il 78% degli asset owners globali integra già i criteri Esg nei processi di investimento e l’Europa può vantare la più alta percentuale (82%) di investitori attivi nell’ambito Esg. Lo rivela uno studio condotto a livello globale da Ubs Asset Management e Responsible Investor dal titolo “Esg: Do you or don’t you?”, che analizza quanto le valutazioni legate a tali criteri incidano sulle scelte di investimento degli asset owner. Il sondaggio è stato condotto su oltre 600 investitori, che rappresentano in totale oltre 19 trilioni di euro di asset under management aggregati.

Se l’Europa guida la classifica ,anche in Asia, Oceania e Africa la presenza degli investimenti Esg è considerevole. Si attesta infatti al 76%, ma lo studio evidenzia che questi Paesi hanno anche il più alto numero di “new entry”, cioè di investitori che hanno intenzione di integrare tali fattori nei propri investimenti. Questo indica l’alto potenziale per una crescita futura: in particolare in Giappone un asset owner su tre è classificato come “new entry”.

Dalla ricerca emerge poi che i driver chiave per l’integrazione Esg sono gli stessi in tutto il mondo. La maggior parte degli investitori (oltre l’80%) vede un rischio sostanziale nel non integrare tali fattori e, inoltre, molti (55%) ritengono che farlo avrà un impatto positivo sulla performance finanziaria. Non solo. Gli intervistati prevedono che, nel corso dei prossimi 5 anni, i fattori ambientali incideranno maggiormente nelle loro scelte d’investimento rispetto all’analisi finanziaria.

Quanto agli Usa, contrariamente a quanto percepito oggi e nonostante un clima politico abbastanza ostile nei confronti della sostenibilità, la percentuale di “investitori attivi” (68%) è decisamente maggiore di quella degli “investitori non attivi” (11%).

Dai dati emerge anche che su tutti i piani pensionistici, la percentuale di integrazione dei criteri Esg è proporzionalmente simile (due terzi). Per quanto riguarda i fondi pensione a contribuzione definita, tre su quattro stanno già integrando i criteri nei loro fondi e la maggior parte (63%) ha scelto di investire in un’ampia strategia Esg.

Da sottolineare infine, che solo un terzo (30%) è in grado di misurare l’impatto della propria strategia Esg, ma che un ulteriore 44% punta a farlo in futuro.

“Parlando con i nostri grandi clienti istituzionali, vediamo un cambiamento importante nei confronti degli investimenti sostenibili. Quest’ultima ricerca conferma la nostra convinzione: non è più un ‘nice to have’, ma un ‘must have’. Il grado in cui i rischi ambientali potrebbero influenzare i loro investimenti è un fattore di grande importanza. Questo è il motivo per cui gli investimenti sostenibili sono una delle priorità strategiche di Ubs e questo sottolinea allo stesso tempo l’importanza di rimanere all’avanguardia nello sviluppo di prodotti e soluzioni innovative per aiutare i nostri clienti ad affrontare alcune delle loro maggiori sfide di investimento”, ha commentato Michael Baldinger, head of sustainable & impact investing di Ubs Asset Management.