INVESTIMENTI, Mercati

Large cap, tre buone ragioni per investire

Liquidità, capacità di cogliere il recupero dei mercati e forte presenza nei settori in grado di superare il rallentamento. L’analisi Notz Stucki

Mercati nel panico e volatilità altissima. Quello attuale è un momento molto difficile per gli investitori. Per averne la dimostrazione è sufficiente guardare i valori del Vix da inizio anno: a gennaio si trovavano attorno ai 20 punti, mentre negli ultimi giorni, è stato superato addirittura il picco di 80. “Nonostante la situazione sia difficile da gestire a livello di portafoglio, è importante che i nostri investimenti abbiano delle caratteristiche importanti – afferma Giacomo Calef, country manager di Notz Stucki -. Nell’universo azionario in questo momento sarebbe opportuno sovrappesare le large Cap, ovvero le società con una grande capitalizzazione di mercato, selezionando accuratamente quelle con un modello di business profittevole e con un brand di alta qualità”.

Secondo l’esperto, ci sono almeno tre motivazioni che ci spingono ad investire nelle large cap. La prima su tutte è la liquidità: sul mercato vi sono volumi di scambio molto consistenti e ciò permette all’Investitore di poter acquistare o vendere i titoli in un congruo tempo. “Vogliamo sottolineare che in un clima di incertezza come quello attuale, la costante ricerca della liquidità negli investimenti non è cosa da poco e soprattutto non è scontata – chiarisce -. Ad esempio, si presti attenzione a quello che è accaduto nei giorni scorsi sul mercato obbligazionario dei Treasury: per poter permettere un corretto funzionamento del mercato la Fed ha dovuto addirittura agire d’emergenza, dovendo fornire nell’immediato delle iniezioni di liquidità. Situazione ancora più pesante, sia in termini di mancanza di liquidità che riguardo alle performance, per la maggior parte delle obbligazioni high-yield, che scontano possibili default. Tale situazione, inoltre, mostra come non sia corretto affermare che un investimento azionario sia sempre e comunque più rischioso di uno obbligazionario”.

La seconda motivazione è legata alla capacità delle large cap di poter beneficiare di maggiori opportunità per cogliere la fase di recupero dei mercati, una volta che il contenimento del coronavirus sarà a buon punto e l’economia potrà ripartire. “Questo perché – spiega Calef -, data la loro solidità, avranno un miglior accesso ai prestiti bancari, che molto probabilmente in futuro saranno concessi a tassi di interesse ancora più bassi di quelli attuali”.

La terza motivazione, infine, riguarda la forte presenza di large cap nei settori che in passato sono sempre stati in grado di superare i momenti di rallentamento economico più efficacemente rispetto agli altri ed in cui il relativo lato della domanda rimarrà comunque sostenuto. “Parliamo in particolare dei consumer staples (beni di prima necessità), dell’information technology e dell’healthcare – conclude Calef -. Questi tre settori rispondono alle esigenze di un mercato globale che in questo periodo sta cambiando forma: per chi sta a casa, la domanda dei beni di prima necessità rimane sostenuta, quindi parliamo degli alimentari, delle utilities, dei prodotti per la casa. Poi, sta aumentando la richiesta per le diverse piattaforme digitali, che ci permettono di lavorare da casa, di intrattenerci nel tempo libero e di mantenerci in contatto anche a distanza. Invece, per gli ospedali e per le strutture sanitarie, sarà importante sostenere e investire in quelle società che forniscono prodotti di estrema necessità, come strumenti per diagnostica, siringhe, aghi, cateteri, nonché dispositivi medici per l’apparato respiratorio e ventilatori polmonari”.