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Il momento di svolta per i mercati Obbligazionari? La riunione del FOMC

Il nuovo presidente della Fed, Jay Powell, mercoledì scorso ha debuttato davanti al Congresso. Il suo discorso è stato considerato più hawkish: le sue previsioni riguardo a un’inflazione potenzialmente più alta e a una crescita positiva suggeriscono che sono in vista altri rialzi dei tassi. In particolare, Jay Powell ha detto:

“La mia prospettiva personale riguardo all’economia si è rafforzato da dicembre” e “alcuni degli ostacoli incontrati dall’economia USA negli anni scorsi si sono trasformati in elementi propulsori”. Questa prospettiva ha avuto un impatto positivo sul dollaro USA nel giorno in cui è stata espressa e nei giorni successivi, mentre i tassi USA sono rimasti stabili/sono leggermente saliti.
I mercati stanno ancora scontando la probabilità di tre rialzi dei tassi sui fed fund nel 2018 e di un rialzo dei tassi nel 2019, ma le attese sono leggermente al rialzo. Di certo, il momento di svolta per i mercati obbligazionari sarà la riunione del FOMC di marzo e la pubblicazione dei nuovi “dots” da parte della Fed. A breve termine, i timori crescenti di una guerra commerciale a seguito del piano di Trump di introdurre dei dazi doganali sulle esportazioni di acciaio e di alluminio potrebbero esercitare delle pressioni ribassiste sui tassi dei Treasury decennali.
L’analisi della settimana 5 Marzo 2018
L’Italia ha votato La sorpresa maggiore uscita dalle urne elettorali domenica 4 marzo è stata la dimensione dei risultati, più che la direzione degli stessi. Non era un mistero, infatti, che la miriade di sondaggi pre-elettorali indicassero un’affermazione del Movimento 5 Stelle, della Lega all’interno della coalizione di Centro-Destra ed un PD in calo. Ma ciò che i sondaggi non hanno colto è stata proprio l’entità con cui si sono affermate queste tendenze. Poco meno di un terzo degli italiani ha votato per i 5 Stelle, che hanno ottenuto consensi plebiscitari quasi in tutto il Centro-Sud.
La Lega di Matteo Salvini, a sorpresa, si afferma come la forza guida del Centro-Destra, sfiorando il 18% e staccando di oltre 3 punti percentuali l’alleato principale, Forza Italia. Infine, di proporzioni storiche la disfatta del Centro-Sinistra con il Partito Democratico che arriva a stento al 19%, unica forza della coalizione ad ottenere seggi, eccezion fatta per la peculiarità dei due seggi SVP (Sudtirolo).
La non sorpresa, invece, è che nessuna coalizione ha i numeri per formare una maggioranza parlamentare. Cosa ci attende ora? Innanzitutto, il nuovo Parlamento dovrebbe essere convocato il 23 marzo e la prima attività sarà quella di eleggere i Presidenti del Senato e della Camera. Più facile la prima elezione, dato che al quarto scrutinio si effettua il ballottaggio tra i due candidati che, non avendo raggiunto la maggioranza assoluta nei primi tre scrutini, hanno comunque ottenuto il miglior risultato relativo.
Più complessa l’elezione del Presidente della Camera poiché, oltre ad essere effettuata a scrutinio segreto, necessita della maggioranza qualificata dei due terzi nei primi tre scrutini e poi dal quarto della maggioranza assoluta. Potrà essere questo, quindi, un primo test per verificare se si riesce a coagulare una maggioranza parlamentare.
Sarà poi il Presidente Mattarella a condurre le consultazioni al termine delle quali potrà dare un incarico esplorativo o un mandato pieno a chi, secondo le risultanze delle consultazioni, potrebbe ottenere una maggioranza parlamentare. La nostra interpretazione della reazione assai composta degli attivi finanziari italiani ed europei nel corso della giornata di lunedì 5 marzo – FTSE Mib -0,4% e differenziale BTP-Bund in allargamento di soli 4 punti base – si fonda su tre razionali:
− I mercati ritengono che, a prescindere da chi condurrà il nuovo Esecutivo, la politica fiscale italiana sarà comunque condizionata dall’appartenenza all’Unione Europea;
− l’euroscetticismo che caratterizza le due forze che hanno vinto le elezioni, 5 Stelle e Lega, pur ancora presente è senza dubbio stato edulcorato nel corso degli ultimi mesi di campagna elettorale;
− se si dovesse creare una situazione di impasse o se si optasse per un cosiddetto Governo del Presidente, ciò non rappresenterebbe un elemento di incertezza sui mercati, dato che la storia recente di molti partner europei, insegna che permanere per mesi senza un Governo, non è un elemento ostativo a beneficiare di una ripresa globale che appare comunque solida e sincrona.

a cura del team Research, Strategy and Analysis di Amundi