INVESTIMENTI, Mercati

Per gli investitori gli Esg generano alpha. Ma c’è un ostacolo

Il 59% dei consulenti finanziari, il 57% dei fund buyer e il 56% degli investitori istituzionali ritiene che gli investimenti Esg siano fonte di alpha. Ma serve una migliore modalità di reporting e misurazione. L’indagine Natixis Im

L’interesse per le strategie ambientali, sociali e di governance (Esg) è in aumento, poiché gli investitori riconoscono sempre più spesso l’opportunità di generare alpha attraverso gli Esg, ma per gli investitori professionali il reporting e la misurazione rimangono i maggiori ostacoli, come emerge dalla survey pubblicata da Natixis Investment Managers. L’analisi raggruppa e analizza i dati di quattro indagini globali Natixis condotte tra professionisti della finanza, investitori individuali, investitori istituzionali e fund buyer professionali.

I risultati principali hanno rivelato che sei consulenti finanziari su dieci (59%), il 57% dei fund buyer professionali e il 56% degli investitori istituzionali ritengono che gli investimenti Esg siano una fonte di alfa, ma anche che queste strategie possano ridurre l’esposizione ai rischi legati a governance e aspetti sociali non identificati dall’analisi tradizionale. Oltre la metà (56%) degli investitori individuali ritiene che le società in grado di dimostrare un maggiore livello di integrità supereranno le altre in termini di performance.

Gli investitori istituzionali continuano a essere all’avanguardia nell’adozione di strategie Esg nei loro portafogli. Quasi i due terzi (66%) ritengono che l’Esg diventerà una pratica standard nei prossimi cinque anni, rispetto al 60% del 2017. Tra coloro che già oggi implementano le strategie Esg, il 46% ritiene che questa analisi sia importante per il proprio processo di investimento tanto quanto l’analisi fondamentale tradizionale. L’indagine, tuttavia, ha anche dimostrato la necessità di una migliore modalità di reporting e misurazione. Oltre due terzi dei consulenti finanziari (68%) hanno dichiarato che sarebbero più propensi a raccomandare i prodotti Esg se fosse disponibile una migliore documentazione. In Italia la percentuale arriva al 70%.

“In qualità di gestore attivo, consideriamo i fattori Esg come parte integrante delle strategie attive di investimento di lungo periodo. Gli investitori sono sulla stessa lunghezza d’onda. Le strategie di investimento legate agli Esg sono ora riconosciute al di là del ristretto ambito di screening negativo a cui un tempo erano associate. La domanda di strategie ESG è superiore all’offerta. E considerato il continuo ampliamento su un insieme più ampio di processi di investimento, aumenta anche la domanda di chiarezza e di spiegazioni da parte degli investitori sulle strategie Esg, sul modo in cui sono implementate, sui benefici in termini di ritorni degli investimenti e sulla società in senso lato”, ha dichiarato Jean Raby, ceo di Natixis Investment Managers. “Vi sono alcune chiare iniziative da adottare, tra cui una migliore tassonomia e classificazione nell’industria e una maggiore trasparenza in materia di reporting su clima e Esg”, ha aggiunto.

Le istituzioni stanno integrando un’ampia gamma di strategie Esg, più frequentemente attraverso l’integrazione, aspetto che rende l’analisi di questi fattoriparte del loro processo di analisi fondamentale. Gli investimenti Esg si stanno aumentando anche nel segmento wholesale, laddove il 65% dei fund buyer li ritiene parte integrante delle proprie pratiche. In questo campo, una quota leggermente inferiore fa ricorso all’integrazione piena (28%) e allo screening per esclusione (22%), ma un numero maggiore preferisce un approccio combinato tra impact investing e approccio best in class (15% ciascuno). “Come accade quando si ha a che fare con la maggior parte delle innovazioni in materia di investimenti – ha speigato Antonio Bottillo, country head per l’Italia di Natixis Investment Managers -, gli investitori istituzionali sono in testa alla classifica in materia di Esg. Sei su dieci incorporano già i criteri Esg all’interno dei propri portafogli e la maggioranza (55%) prevede di aumentarne l’allocazione nel 2019. Dovendo far fronte a maggiori requisiti interni di rendicontazione, faranno sempre più affidamento sull’industria degli investimenti per fornire la misurazione e il reporting di cui hanno bisogno, aspetto in grado di generare benefici a livello generale”.

A differenza delle generazioni più anziane, la maggioranza (56%) degli investitori della categoria millenial e una quota leggermente inferiore della generazione X (48%) hanno dichiarato di voler attribuire ai propri investimenti un impatto positivo sul mondo. Sulla stessa lunghezza d’onda solo il 41% dei Baby Boomer e il 30% della Silent Generation.

In maniera trasversale sui gruppi di investitori intervistati, i risultati rivelano l’importanza di allineare gli investimenti ai propri valori, considerazione particolarmente rilevante per gli investitori individuali, dove quattro su cinque (81%) hanno riconosciuto l’importanza della capacità di personalizzare i propri investimenti per rispondere ai propri valori personali. Ciò non va però a discapito dei rendimenti, con oltre la metà degli intervistati che sostiene di non essere disposto a rinunciare alla performance per allineare i propri asset e valori. Il 59% degli investitori istituzionali e più la metà dei fund buyer professionali (52%) identificano la necessità di armonizzare le proprie strategie di investimento ai valori della propria organizzazione come la principale motivazione per l’integrazione degli Esg.

Infine, per gli investitori professionali a livello mondiale, le valutazioni di carattere ambientale continuano a essere l’elemento chiave degli Esg. Quando è stato chiesto loro di identificare i fattori che stanno integrando con maggiore impegno all’interno delle proprie strategie di investimento, più di tre quarti (76%) degli investitori istituzionali hanno indicato la E di environmental, seguiti dalla G di governance (70%) e dalla S di social (61%). Questa attenzione si riscontra nei fund buyer professional per i quali i fattori ambientali sono la valutazione primaria (80%), seguiti dalla governance (73%) e dalle tematiche sociali (65%).