INVESTIMENTI, Mercati

È il momento di puntare sulle banche

Gli istituti finanziari sono pronti ad affrontare una crisi più di quanto il mercato creda. I 4 criteri per selezionare i migliori secondo Western Asset

Chi ha paura delle banche? Mentre in tutto il mondo il timore di una recessione globale causata dal Covid-19, e di una nuova crisi finanziaria come quella del 2008, non ha risparmiato gli istituti finanziari, chi non si lascia influenzare dal panico sono Sebastian Angerer e Ivor Schucking, research analyst di Western Asset (affiliata Legg Mason), secondo cui le banche sono pronte ad affrontare una crisi ben più di quanto il mercato creda.

“Gli stakeholder degli istituti bancari hanno tratto insegnamento dalle dolorose lezioni del passato e i ricordi della grande crisi finanziaria sono ancora estremamente vividi – osservano i due analisti -. Tuttavia, gli investitori in questo momento sembrano adottare una visione estremamente negativa, come se fossimo alle soglie di una crisi simile a quella del 2008, piuttosto rara, invece che di una semplice recessione economica”.

Sia negli Stati Uniti che in Europa, le azioni delle banche hanno perso oltre il 40% e gli spread bancari hanno raggiunto livelli che non si vedevano da molti anni. A differenza del 2008, Angerer e Schucking si aspettano però che le autorità ricorreranno al sistema bancario come strumento a supporto dell’economia. “Le banche sono posizionate diversamente oggi – spiegano -: hanno adottato modelli di business meno rischiosi e rinforzato i bilanci (aumentando capitale, liquidità e qualità degli asset), e le politiche dei governi puntano a cooperare con le banche per assicurare supporto all’economia”.

A ben guardare, insomma, i fondamentali del credito delle banche non sono mai stati così forti da decenni. Merito del complesso di regole più stringenti noto come Basilea III, introdotto dopo la crisi finanziaria, che negli ultimi 10 anni ha spinto gli istituti a intraprendere un percorso di riduzione del rischio e rafforzamento dei loro bilanci.

“Ad esempio, dal 2007 le banche europee hanno accresciuto il loro capitale di oltre un trilione di euro e quelle statunitensi di oltre 700 miliardi di dollari, migliorando in maniera notevole il coefficiente di capitale”, evidenziano analisti, secondo cui la profonda revisione della regolamentazione ha portato a un business model molto meno rischioso e più favorevole agli obbligazionisti, incoraggiando una crescita inferiore, requisiti di sottoscrizione più rigorosi, una gestione del capitale più prudente e un numero minore di acquisizioni. 

Certo, de-risking non significa zero rischi. “Un’eventuale recessione economica rimane ancora il rischio più concreto che le banche si ritrovano ad affrontare, ma crediamo che oggi possano cavarsela molto meglio di quanto fecero nel 2008 – chiariscono Angerer e Schucking -. Il nuovo modello di business meno rischioso, combinato con bilanci più forti, potrà a nostro parere reggere una nuova crisi economica molto meglio di quanto il mercato si aspetti. Chiaramente una recessione profonda e prolungata o una nuova crisi finanziaria globale sarebbero molto dure, ma le best practice regolamentari globali e gli stress test dell’ultimo decennio rappresentano dei solidi pilastri alla nostra tesi che le banche siano diventate un settore più forte, più sicuro e più semplice”.

“Come Western Asset, ci atteniamo a un processo molto selettivo e prudente per identificare gli investimenti bancari più interessanti, basandoci su alcuni criteri chiave – concludono i due analisti -: 1) investire nelle banche più solide in paesi a basso rischio e con sistemi bancari sani; 2) i risultati di un sistema bancario sono strettamente correlati alla crescita economica, agli standard di vita, alla qualità della regolamentazione e della struttura di mercato; 3) le banche in genere falliscono a seguito di una crescita eccessiva del bilancio dovuta ai prestiti, ad acquisizioni o all’espandersi in nuove aree o segmenti; 4) la maggior parte delle grandi acquisizioni bancarie non hanno rispettato le attese di investitori, agenzie di rating e regolatori. Al momento, dunque, restiamo convinti nel mantenere la nostra esposizione a banche globali di alta qualità”.