INVESTIMENTI, Mercati

Dividendi, nel 2020 caleranno almeno del 15%

Nella più nera delle ipotesi potrebbe trattarsi del 35%, pari a 933 miliardi di dollari. Europa peggio degli Usa. Il report Janus Handerson

Un calo del 15% nella migliore delle ipotesi, ovvero 213 miliardi di dollari in meno, che potrebbe arrivare fino al 35%, pari a 933 miliardi di dollari. È questo il destino che gli esperti di Janus Henderson prospettano per i dividendi globali 2020, colpiti dalla pandemia di coronavirus. Quanto alle aree geografiche, gli Usa pagheranno un prezzo inferiore rispetto a Europa e Regno Unito, mentre per l’Asia il conto potrebbe essere rimandato al 2021.

Ma vediamo nel dettaglio i numeri dello studio. Secondo gli ultimi dati del Global Dividend Index di Janus Henderson, nel primo trimestre i dividendi sono stati quasi interamente immuni alla pandemia del Covid-19, ma nel resto dell’anno l’impatto sarà notevole. Il primo trimestre ha quindi rappresentato un picco momentaneo per l’indice. Le distribuzioni globali sono cresciute del 3,6% in termini complessivi, raggiungendo un record di 275,4 miliardi di dollari, equivalenti a una crescita sottostante del 4,3%. Record trimestrali assoluti sono stati raggiunti rispettivamente negli Stati Uniti e in Canada, mentre Giappone, Hong Kong e Russia hanno segnato nuovi record per il primo trimestre. L’indice delle distribuzioni globali è salito a un record di 196,3.

Per valutare l’impatto della pandemia sui dividendi nel 2020, i tecnici di Janus Henderson hanno esaminato società il cui valore delle distribuzioni rappresenta più di tre quarti di quelle globali. Il team ha identificato le società che hanno già cancellato o sospeso le distribuzioni, quelle le cui distribuzioni sono giudicate vulnerabili e quelle che hanno minori probabilità di essere penalizzate. L’effetto è molto variabile a seconda delle regioni e dei settori e i fattori chiave che determinano l’impatto sulle distribuzioni in ogni parte del mondo sono molteplici: la diffusione dell’epidemia, la gravità del lockdown, la risposta politica, il tipo di regolamentazione, i settori interessati, la stagionalità e la politica dei dividendi.

Secondo la ricerca, l’America settentrionale e l’Asia subiranno probabilmente l’impatto minore, ma per motivi diversi. Nella prima, la composizione settoriale è favorevole (per esempio, con un’alta esposizione al settore tecnologico) ed è probabile che lo sforzo delle società per salvaguardare la liquidità si concentrerà sulla sospensione delle operazioni di riacquisto di azioni piuttosto che sui tagli dei dividendi.

In Cina e nel resto dell’Asia, le società hanno già stabilito le distribuzioni per il 2020 in base agli utili del 2019, pertanto è presumibile che l’impatto sarà maggiore nel 2021. Europa e Regno Unito ne risentiranno maggiormente. Gli organi di regolamentazione hanno imposto alle banche la sospensione dei dividendi e le grandi compagnie petrolifere, così come una serie di grandi aziende, hanno già tagliato i pagamenti.

Guardando ai singoli Paesi, l’impatto maggiore si avvertirà in Francia: è il più grande pagatore europeo e sta vivendo un lungo periodo di blocco; inoltre ha una significativa esposizione settoriale alle attività più sensibili dal punto di vista economico. Dal punto di vista settoriale, sono particolarmente a rischio i consumi voluttuari e certi settori industriali, quali ad esempio l’aerospazio. La vulnerabilità è diffusa anche nei settori petrolifero e minerario, nel settore finanziario in generale e nelle costruzioni; sono invece relativamente sicure le società tecnologiche, e settori difensivi quali la sanità, gli alimentari e la maggior parte dei consumi di base (ad eccezione dei produttori di bevande, fortemente dipendenti dalle consumazioni nei bar e ristoranti).

Con un’incertezza diffusa, qualsiasi previsione per i dividendi avrebbe poco valore, pertanto i tecnici di Janus Henderson hanno preferito introdurre un range delle previsioni riguardo al 2020. Il caso migliore integra esclusivamente i tagli di dividendi già annunciati o con forti probabilità di esserlo. Ciò prelude a un calo delle distribuzioni globali del 15% per quest’anno al 1,21 trilioni, ovvero 213 miliardi di dollari in meno. Il caso peggiore include anche quelli che sono vulnerabili. In tale ambito va considerato il grado di indebitamento delle imprese; certe società hanno un debito troppo elevato per far fronte a una contrazione dell’economia così repentina e imprevista. Questo scenario lascia supporre un possibile calo delle distribuzioni globali del 35% per quest’anno, che scenderebbero a 933 miliardi di dollari.

“L’ampiezza del range riflette la rapida evoluzione della crisi e la probabilità che alcune società si limiteranno a tagliare le distribuzioni, piuttosto che cancellarle completamente, dal momento che cercano di conservare la liquidità e di rafforzare i loro bilanci – scrivono gli analisti -. Una parte dell’impatto si prolungherà anche nel 2021, quando è attualmente probabile che le distribuzioni saranno inferiori alle previsioni formulate prima della pandemia. Nel 2021 è comunque probabile una ripresa della distribuzione di dividendi in vari settori, a condizione che il picco di crescita del contagio sia stato superato, che i lockdown attualmente imposti dai governi siano stati revocati e che l’economia globale torni a crescere”.

“Il Covid-19 ha colpito duramente l’Europa e nel complesso, ci aspettiamo che i dividendi europei siano tra i più colpiti a livello globale, anche se evidenziamo la possibilità che alcuni dividendi sospesi possano ancora essere pagati nel corso dell’anno, se la crisi si attenuerà, piuttosto che finire per essere persi del tutto – chiarisce Federico Pons,  country head per l’Italia di Janus Henderson -. L’Italia è più o meno in linea con la media degli altri Paesi in termini di effetto pandemico sui dividendi. Nel nostro Paese l’epidemia è stata molto grave e ha avuto inizio prima rispetto agli altri, ma ci aspettiamo che il quadro dei dividendi non si discosti dalla media generale”.

“Questa crisi può sembrare molto grave, ma governi e banche centrali hanno fornito un supporto di dimensioni senza precedenti, e possiamo solo sperare che ciò consentirà una rapida ripresa. Le sospensioni di dividendi sono inevitabili, a fronte della frenata improvvisa e senza precedenti dell’attività economica in molto paesi – aggiunge Ben Lofthouse, co-Manager of global equity income di Janus Henderson -. Per il 2020, i dividendi del primo trimestre sono stati già pagati, per cui l’intero impatto tra massimi e minimi si vedrà presumibilmente intorno ai prossimi dodici mesi. In molti casi le variazioni delle politiche di dividendi riflettono l’impossibilità di prevedere quando la situazione tornerà ‘normale’, ma un fattore nuovo da considerare è il rapporto tra il supporto governativo e il comportamento delle società. In certi casi, le variazioni dei dividendi, insieme al taglio dei compensi dei dirigenti, sono la conferma o la richiesta che è necessario che gli azionisti prendano parte all’intervento della società in risposta al Covid-19”.

“Nel 2019, più di due quinti dei dividendi mondiali erano distribuiti da settori difensivi, che saranno relativamente al riparo dalla recessione – conclude Lofthouse -. Altri due quinti sono pagati da società più sensibili economicamente che stanno affrontando tagli effettivi o potenziali, mentre per il rimanente quinto l’impatto sarà misto. Sia il settore che la posizione geografica stanno avendo un impatto significativo sulla possibilità di pagare i dividendi, il che ovviamente evidenzia il valore di un approccio globale all’investimento nel reddito. La diversificazione in un’ampia varietà di territori è estremamente valida, e gli investitori realizzano una diversificazione settoriale decisamente migliore pensando globalmente, piuttosto che concentrandosi su singoli paesi o regioni.”