INVESTIMENTI, Mercati

Coronavirus, il prontuario per gli investitori

Tre i fattori da monitorare, secondo T. Rowe Price. Ecco le possibili conseguenze su azionario, reddito fisso, valute e crescita globale

L’impatto complessivo e duraturo del coronavirus per l’economia e gli asset finanziari resta impossibile da prevedere, ma quel che è certo è che le recenti ondate di volatilità sui mercati globali innescate dalla sua diffusione dovrebbero continuare nel breve termine. Secondo Christopher Kushlis, Asia sovereign analyst di T. Rowe Price, è quindi necessario rimanere all’erta e monitorare in tempo reale le notizie che potrebbero provocare oscillazioni di mercato, mantenendo però uno sguardo di lungo periodo.

Per l’analista sono tre i fattori chiave da monitorare, dal momento che rapidità e diffusione del coronavirus potrebbero cambiare velocemente. Il primo è appunto il tasso di diffusione. “Il numero di casi confermati aumenterà sicuramente, via via che le autorità miglioreranno la capacità di localizzare e diagnosticare la malattia e che le persone già infette inizieranno a mostrare sintomi – spiega – . Tuttavia, Pechino ha implementato misure di contenimento aggressive. Recenti segnali del fatto che i casi nella provincia di Hubei si stanno stabilizzando indicano che le misure potrebbero avere gli effetti desiderati. Guarderemo con attenzione a possibili segnali che indichino che la diffusione non accelererà nuovamente nei prossimi giorni”.

Altro aspetto da tenere sott’occhio è la localizzazione della diffusione. “Stiamo monitorando l’avanzamento di casi al di fuori dell’area di Wuhan nella provincia di Hubei. Gran parte dei casi internazionali hanno riguardato persone che sono state a Wuhan e dati recenti mostrano che l’incidenza di nuovi casi fuori dalla Cina sta diminuendo – sostiene Kushlis -. Tuttavia, il virus ha un periodo di incubazione compreso tra 1 e 14 giorni, quindi questo trend potrebbe cambiare. Il numero di casi in Cina potrebbe aumentare significativamente nel breve termine. L’ampiezza della diffusione in Cina e a livello internazionale ci guiderà nell’analisi dell’impatto a livello più ampio”.

Infine, attenzione al rischio di mutazioni. L’analista sottolinea infatti che anche se finora il numero di casi riportati e di decessi legati al coronavirus indicano che il suo tasso di mortalità è inferiore rispetto a quello della Sars, resta tuttavia il rischio che il virus possa mutare in una forma più letale o diventare più facilmente trasmissibile da persona a persona. 

Quanto all’impatto economico e finanziario, Kushlis non si aspetta un rimbalzo significativo a breve: ci vorranno probabilmente parecchie settimane prima che emergano segnali chiari che indichino che l’epidemia è sotto controllo e che i mercati possano valutare con certezza l’impatto sull’economia cinese e globale. Ecco quindi le sue aspettative sull’impatto del virus per le diverse aree e asset class.

Azioni – “I mercati azionari globali sono calati in modo significativo da metà gennaio – osserva -. Ci aspettiamo che la volatilità e la debolezza continuino nel breve termine. È probabile che la gravità dell’epidemia provochi come minimo un rallentamento a breve della crescita cinese, con ripercussioni in altre aree dell’economia globale”.

Obbligazioni – “Un periodo di avversione al rischio sui mercati globali ha esercitato una pressione al ribasso sui rendimenti dei titoli di Stato core. I rendimenti dei Treasury e dei Bund sono già scesi su livelli che non si vedevano da ottobre e rimarranno probabilmente bassi finché non vi sarà più chiarezza sulla diffusione del virus – continua Kushlis -. Le aree più rischiose del fixed income, come gli emergenti e i bond societari con rendimenti più elevati potrebbero sperimentare una volatilità simile a quella dell’azionario. Tuttavia, la maggior parte delle aree del debito emergente, a parte la Cina, ha subito solo perdite contenute. In Asia, i bond societari Ig in particolare dovrebbero mantenere una certa stabilità”.

Valute – Secondo l’analista, il potenziale impatto del coronavirus sulla crescita globale probabilmente influenzerà i mercati valutari, in particolare spingendo al ribasso il renminbi. “D’altra parte, ci aspettiamo che la Banca Centrale cinese contribuisca a smorzare gli eccessi di volatilità in questo periodo. Infatti, la Cina probabilmente cercherà di evitare di sollevare obiezioni da parte delle autorità statunitensi nell’eventualità di un deprezzamento più marcato della valuta”.

Economia cinese – “La diffusione del coronavirus ha già raggiunto un livello tale da avere un impatto percettibile sull’economia cinese – avverte -. Ci aspettiamo un calo significativo della crescita nel primo trimestre 2020 e potenzialmente in quelli successivi se l’epidemia persiste. Rispetto al 2003, quando si era diffuso il virus della Sars, l’economia cinese è cambiata sotto molti aspetti. Il settore dei servizi ha un peso maggiore sul Pil, di conseguenza l’impatto complessivo del coronavirus potrebbe essere superiore rispetto a quello della Sars. Tuttavia, prendendo la Sars ad esempio, vi è la possibilità che l’economia cinese rimbalzi con un tasso di crescita più elevato del normale una volta terminata la crisi”.

Stimolo cinese – “Pechino ha già adottato diverse misure di stimolo a breve termine per contrastare il panico dei mercati. Tuttavia, nel lungo periodo, ci aspettiamo che le autorità cinesi adottino un approccio moderato agli stimoli. Negli ultimi anni la Cina si è concentrata sul deleveraging e ora non si discosterà in modo aggressivo da questa linea. Le autorità si muoveranno in modo reattivo a fronte di segnali di debolezza nei dati sulla crescita, facendo ricorso più alle politiche fiscali che a quelle monetarie. Nel complesso, l’obiettivo sarà mantenere il tasso di crescita annuale in linea con il target, tollerando un certo livello di debolezza nel breve termine”, chiarisce.

Economia globale – È infine ancora presto, secondo Kushlis, per valutare l’impatto a lungo termine sulle economie globali: “Il calo della domanda dovuto alla crescita minore potrebbe pesare sul prezzo del petrolio. Inoltre, ci aspettiamo che le esportazioni e gli spostamenti dall’Asia Pacifico soffrano a causa del virus. Questo potrebbe intaccare significativamente la crescita economica dei Paesi sviluppati nei prossimi mesi, con dati sul Pil in calo nel primo trimestre. Tuttavia, al momento appare improbabile che ciò determini dei cambiamenti nelle politiche monetarie di Fed e Bce. Infine, non crediamo che la diffusione del virus abbia raggiunto un livello tale da indebolire significativamente l’outlook di crescita a lungo termine degli Usa e delle altre economie sviluppate”.