INVESTIMENTI, Mercati

Bond convertibili per affrontare la volatilità

Lomartire (Spdr Etfs): “Gli investitori che cercano di costruire convessità nei loro portafogli azionari potrebbero considerare i bond convertibili globali come strumento per diversificare il profilo di rischio” 

Gli eventi di mercato di maggio hanno evidenziato come la volatilità in aumento potrebbe diventare un fenomeno sempre più diffuso a mano a mano che ciclo economico si allunga. Ne è convinto di Francesco Lomartire, responsabile di Spdr ETFs per l’Italia, secondo cui gli investitori che cercano di costruire convessità nei loro portafogli azionari potrebbero considerare le obbligazioni convertibili globali come strumento per diversificare il profilo di rischio, senza tuttavia rinunciare al potenziale rialzo azionario di fine ciclo.

“All’inasprimento delle politiche monetarie dei mercati sviluppati registrato nella seconda metà dell’anno scorso – argomenta l’esperto -, ha fatto seguito una svolta accomodante nel 2019. Il mercato sta attualmente scontando un’elevata probabilità che la Fed riduca i tassi entro fine luglio, come indicato dalle ultime comunicazioni del Fomc che parlano di ‘incertezze’ e ‘prontezza ad agire’. Questa posizione, unita alla prospettiva di un’azione di stimolo della Bce, ha fornito supporto agli attivi più rischiosi. Tuttavia i dati economici recenti sono stati molto variegati e i rischi headline persistono, in particolare a causa dei negoziati commerciali tra Cina e Stati Uniti”.

A fronte di questo scenario le obbligazioni convertibili continuano a offrire agli investitori un percorso alternativo per affrontare il rischio. Da inizio anno l’indice Thomson Reuters Qualified Global ConvertibleIndex ha messo a segno una performance del 7,27% in usd, mentre l’indice con copertura in euro ha registrato una crescita del 6,71%, ritorni che fanno dell’indice un best performer nell’universo obbligazionario.

Le valutazioni delle obbligazioni convertibili globali sembrano interessanti anche alla luce di diversi criteri basati sul Thomson Reuters Qualified Global Convertible Index, secondo Lomartire: delta di 0,38 contro una media di lungo termine di 0,45; basso premio per il bond floor (17%), che offre un profilo più difensivo; la volatilità implicita è recentemente scambiata al di sotto della volatilità realizzata ed è spesso considerata un indicatore dell’opportunità di utilizzare questo tipo di esposizione quando le correzioni di mercato sono di breve durata.

“Le obbligazioni convertibili rappresentano un’opportunità in caso di un eventuale risultato positivo nei rapporti tra Usa e Cina. Questo approccio potrebbe essere interessante, a fronte dell’aumento registrato nell’emissione di obbligazioni convertibili asiatiche, in particolare nel settore tecnologico in cui le società hanno strutturato nuove obbligazioni rispetto alle loro Adr (American Depository Receipts) quotate negli Stati Uniti.  Alla fine di maggio gli emittenti cinesi sono arrivati a rappresentare l’8,8% del Thomson Reuters Qualified Global Convertible Index e un risultato costruttivo delle negoziazioni commerciali sarebbe positivo per l’asset class nel suo complesso”, conclude Lomartire.