ECONOMIA, Highlight

Ripresa, la Cina insegna cosa accadrà in Europa

Per Natixis a preoccupare non è la ripresa della produzione, ma quella della domanda

Che ripresa sarà nel Vecchio Continente? Per fare previsioni è necessario guardare alla Cina. Le economie europee hanno infatti subito un duro colpo a causa della pandemia da Covid-19 e dalle successive restrizioni alla mobilità e alle attività e ora che la situazione si sta gradualmente stabilizzando, i governi iniziano a revocare il blocco e, almeno in parte, riprendono le attività. Certamente restano molte incognite, eci sono anche molte incertezze su cosa accadrà nella fase post-lockdown, ma forse è possibile intravedere una strada secondo Alicia Garcia Herrero e Jianwei Xu, rispettivamente chief economist for Asia Pacific e senior economist for Greater China di Natixis. 

I due economisti hanno provato a trarre qualche conclusione dall’esperienza della Cina, che è stato il primo Paese a introdurre il lockdown e anche il primo a ripartire, per capire come sarà la ripartenza in Europa, confrontando la traiettoria economica di Pechino con quella, come esempio, della Francia.

La prima cosa da notare, prima di arrivare all’analisi economica, per Herrero e Xu, è che anche se le autorità cinesi hanno diffuso notizie positive in termini di numero di nuovi contagi, la riapertura dell’economia è stata prudente e graduale. Il secondo punto è che si è verificata una seconda ondata, molto mite ma comunque rilevante, principalmente causata da contagi dall’esterno che hanno spinto la Cina a chiudere temporaneamente i suoi confini. “Da questa esperienza, due messaggi sembrano rilevanti per l’Europa – evidenziano -. Innanzitutto, è difficile avere un pieno ritorno alla normalità dopo la riapertura dell’economia e, in secondo luogo, è probabile una nuova ondata di contagi”.

Per valutare le prestazioni economiche della Cina nella fase post-lockdown e trarre alcune conclusioni per il caso specifico della Francia, Herrero e Xu hanno analizzato due variabili comparabili aggiornate, vale a dire il Purchasing Manager Index e il consumo di elettricità. Il primo permette di valutare la fiducia delle imprese e il secondo offre qualche indicazione sulle attività economiche dal lato dell’offerta.     

“In primo luogo, la fiducia delle imprese è rimbalzata molto rapidamente dopo la riapertura dell’economia, come dimostrano i dati Pmi cinesi che si sono notevolmente ripresi a marzo e ad aprile – sottolineano -. Inoltre, notiamo che la fiducia delle imprese può variare in modo significativo fra i vari settori. Nel caso della Cina, la volatilità è maggiore nel settore dei servizi rispetto a quella del settore manifatturiero. In secondo luogo, ci sono voluti due mesi alle filiere di produzione cinesi, in base al consumo di elettricità, per tornare ai livelli pre-crisi successivamente alla riapertura dell’economia. Detto questo, i consumi di elettricità sono stati più altalenanti in Cina che in Francia nella prima fase. Uno dei motivi è che il declino iniziale della Cina è stato influenzato anche dalle vacanze del Capodanno lunare cinese. Il ritmo della ripresa dipende anche dalle modalità di revoca del lockdown e in che misura un paese può evitare una nuova ondata di contagi”.

In conclusione, secondo Herrero e Xu l’esperienza cinese suggerisce che i dati sul sentiment delle imprese potrebbe riprendersi abbastanza rapidamente dopo la revoca del blocco, ma ci vorranno circa due mesi prima che le forniture tornino alla loro capacità pre-crisi. “Occorre anche tenere in considerazione il fatto che l’analisi condotta finora ha esaminato solo il processo di ripresa della produzione, incentrato sul lato dell’offerta dell’economia. Ciò che probabilmente diventerà più preoccupante, è il probabile recupero più lento della domanda rispetto all’offerta, così come è avvenuto per la Cina. La ripresa squilibrata della domanda rispetto all’offerta potrebbe causare deflazione e richiedere un salvataggio attraverso delle politiche di stimolo della domanda”, concludono i due economisti.