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Petrolio, pesa l’incognita crescita

Gli esperti di Union Bancaire Privée vedono il petrolio fra i 60 e i 70 dollari nel medio termine. “Ma il rischio è una maggiore decelerazione della crescita globale”

I prezzi del petrolio sono in aumento di oltre il 34% da inizio anno. Il rally è arrivato quando gli investitori hanno visto l’efficacia dell’Opec per mantenere la sua promessa di diminuire la produzione di 1,2 milioni di barili al giorno rispetto ai dati registrati a ottobre. I numeri dell’offerta del cartello dei Paesi produttori, secondo Bloomberg, hanno mostrato un calo della produzione di circa 3 milioni di barili al giorno tra dicembre e inizio maggio. “Tuttavia, le preoccupazioni sulla forza della crescita economica in Cina e l’aumento delle scorte di greggio negli Stati Uniti hanno recentemente esercitato una certa pressione sul barile”, afferma Pierre Melki, equity analyst advisory services di Union Bancaire Privée.

“Osservando l’equazione domanda/offerta – spiega -, notiamo che sul lato dell’offerta, la produzione statunitense, pur avendo toccato un massimo storico di circa 12 milioni di barili, sta perdendo velocità, con una diminuzione sia delle scorte petrolifere sia del numero di piattaforme petrolifere, un indicatore chiave, quest’ultimo, per la produzione futura. Dal lato della domanda, il mercato è preoccupato per il calo della domanda globale e in particolare di quella cinese. Tuttavia, guardando alle reazioni sui prezzi, gli investitori si concentrano maggiormente sulla possibilità che sia l’offerta a restringersi”.

“I prezzi potrebbero continuare a oscillare tra i 60 e i 70 dollari nel medio termine, mentre il Venezuela continua a peggiorare e i dati petroliferi statunitensi continuano a esercitare una pressione al rialzo sui prezzi. Un rischio per questo scenario sarà una maggiore decelerazione della crescita globale”, conclude Melki.