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Non è tutto oro quel che luccica

Per Allianz GI, tre buone ragioni fanno credere che il metallo giallo salirà nel medio periodo. Ma per ora risulta ipercomprato 

Sono tre le buone ragioni per ipotizzare che i prezzi dell’oro possano continuare a salire nel medio periodo. La prima è che in tutto il mondo le banche centrali (con alcune eccezioni, come la Norges Bank) sono passate a una linea accomodante, che implica costanti pressioni sui rendimenti obbligazionari. La secondo è che giovedì la Bce ha annunciato un importante pacchetto di misure di allentamento che include la riduzione di 10pb del tasso sui depositi e il rinnovo degli acquisti mensili di asset per 20 miliardi di euro. E, infine, i tassi di interesse sono scesi in territorio negativo non solo in termini reali (cioè tenendo conto dell’inflazione), ma anche nominali. Ad elencarle è Ann-Katrin Petersen, vice president, global economics & strategy di Allianz Global Investors, secondo cui in realtà l’oro, una valuta a rendimento 0%, beneficia del costo opportunità negativo. “Tuttavia, nel breve periodo, l’oro risulta ipercomprato”, osserva.

 Anche rispetto alle borse, molti investitori si chiedono se tutto ciò che luccica sia davvero oro. Il rialzo dei mercati azionari (l’Msci World è avanzato del 18% da inizio anno e del 5% anno su anno) sembra ascrivibile principalmente agli interventi delle banche centrali. Al contempo, in agosto la crescita globale ha continuato a rallentare, nonostante la temporanea stabilizzazione degli indicatori anticipatori e del sentiment. Negli ultimi tre mesi, i dati macroeconomici dei principali Paesi sviluppati ed emergenti sono peggiorati, e a livello globale hanno evidenziato una flessione in 17 degli ultimi 19 mesi. “Tale evoluzione di certo non giustifica un eccessivo ottimismo – spiega la Petersen -. Il sentiment di mercato potrà restare positivo se le autorità riusciranno nell’ardua impresa di favorire un’‘atterraggio morbido’ al ciclo economico globale ormai maturo, gettando potenzialmente le basi per una nuova ripresa. Le elevate aspettative del mercato circa le mosse di banche centrali e ministri delle Finanze potrebbero dare luogo ad alcune delusioni”.

Tuttavia, sembra che almeno alcuni potenziali ostacoli politici siano stati eliminati. Il nuovo governo italiano avrà verosimilmente un atteggiamento meno aggressivo nei confronti di Bruxelles in ambito fiscale. Nel Regno Unito l’attività del parlamento ha recentemente ridotto le probabilità di una Brexit senza accordo il 31 ottobre. Infine, sul fronte commerciale le trattative fra Stati Uniti e Cina lasciano ben sperare.

“Le Banche Centrali continueranno a influenzare l’andamento dei mercati finanziari anche la prossima settimana – assicura l’esperta -. Negli Stati Uniti, l’attenzione sarà rivolta alla decisione sui tassi che la Federal Reserve prenderà mercoledì. Il mercato monetario Usa stima una probabilità del 95% circa di un secondo taglio “preventivo” dei tassi di 25 punti base, che porterebbe il corridoio target dei tassi sui Fed fund all’1,75-2,00%. In passato, analoghe riduzioni preventive dei tassi Usa in contesti non recessivi non hanno mai superato nel complesso i 75 pb”.

La Bank of England si trova ancora a un bivio, secondo l’esperta. “Nonostante l’aumento delle pressioni inflazionistiche interne, giovedì la BoE adotterà probabilmente un atteggiamento attendista data la costante incertezza sul divorzio dall’Ue. Un nuovo adeguamento del tasso di riferimento (in una direzione o nell’altra) dipenderà dagli sviluppi sulla Brexit”.

La Petersen chiarisce che, anche se nell’immediato l’economia mondiale chiaramente non è condannata alla recessione, la persistente debolezza degli scambi commerciali e le incertezze sul fronte geopolitico continuano a pesare sull’attività manifatturiera globale. “Gli investitori monitoreranno attentamente il settore dei servizi orientati al mercato interno, che sinora ha dato prova di resilienza, in cerca di segnali di contagio – prosegue -. La prossima settimana, i dati sulla produzione industriale nelle principali economie mondiali, in particolare Cina e Stati Uniti, riveleranno se in agosto c’è stata una ripresa come previsto. Martedì l’indice Zew ci dirà se la prima economia dell’area euro, la Germania, è effettivamente entrata in una recessione “tecnica” nel terzo trimestre dell’anno. In Giappone, i dati sull’esportazione indicheranno probabilmente una crescita moderata del Pil a breve termine. Inoltre, di recente sono emersi timori sulla resilienza dei consumi delle famiglie in vista dell’aumento dell’Iva programmato per ottobre. In tale contesto, giovedì la Bank of Japan dovrebbe confermare l’orientamento accomodante, in linea con le attese, anche se un intervento sui tassi entro fine ottobre non coglierebbe di sorpresa il mercato monetario”.

Che cosa implica tutto ciò per gli investimenti? “Di per sé, l’imminente allentamento della politica monetaria dovrebbe sostenere le asset class più rischiose. Tuttavia ancora non è chiaro se una linea monetaria più morbida sia sufficiente, da sola, a risollevare il sentiment nel lungo periodo, soprattutto in assenza di una ripresa dell’attività economica e degli utili societari. È pertanto opportuno diversificare ampiamente i portafogli e adottare un atteggiamento tattico prudente sugli asset rischiosi nel quadro di un approccio multi-asset, oltre a una selezione titoli attiva come ulteriore fonte di reddito”, avverte.

Per i portafogli azionari globali, la Petersen dice poi di preferire attualmente l’azionario Usa in ragione del beta contenuto (sensitività storicamente bassa ai mercati azionari globali) e i settori difensivi. “Il tasso di cambio del dollaro Usa si confermerà probabilmente stabile a fronte delle incertezze politiche ed economiche e dell’attesa di politiche monetarie accomodanti sincronizzate a livello globale. In realtà, l’usd potrebbe apprezzarsi rispetto alle valute dei Paesi asiatici emergenti, ma evidenziare una lieve flessione nei confronti delle divise internazionali detenute come riserva e “beni rifugio” come lo yen giapponese e il franco svizzero”, conclude. Insomma, è opportuna un’analisi più attenta, soprattutto quando ‘non è tutto oro quello che luccica’.