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Mifid II, informativa ex-ante: tanta strada da fare

Un’indagine Moneyfarm-Politecnico di Milano rivela che il 75% della documentazione relativa alla consulenza e alla gestione di portafogli non riporta la totalità delle informazioni raccomandate dalla Mifid II

Intermediari finanziari ancora indietro rispetto alle nuove regole contenute nella Mifid II. E’ quanto emerge da un’analisi condotta da Moneyfarm, uno dei principali gestori digitali del risparmio, in collaborazione con la School of Management del Politecnico di Milano, sulle informative ex-ante, come previsto dalla direttiva, prodotte da 20 fra i più importanti player operanti in Italia, focalizzati su una clientela retail e ‘mass affluent’. Dall’indagine viene fuori infatti che ben 75% della documentazione relativa alla consulenza in materia di investimenti e alla gestione di portafogli non riporta la totalità delle informazioni raccomandate dalla nuova disciplina.

Come previsto dalla Mifid II, l’informativa ex-ante dovrebbe essere consegnata prima della stipula del contratto di intermediazione, in tempo utile e completa. E invece in circa l’80% dei casi analizzati non si riscontra trasparenza dell’effetto cumulativo dei costi sulla redditività dell’investimento. I costi vengono esplicitati in valori assoluto nel 45% dei casi per la consulenza e solo nel 19% per la gestione di portafogli.

Non solo: nel 60% delle richieste relative alla consulenza finanziaria la documentazione è stata consegnata solo in forma verbale, senza supporto documentale nonostante sia stato richiesto esplicitamente, mentre tale percentuale scende al 31% per la gestione patrimoniale. L’informativa è inoltre spesso carente rispetto ai costi per operazioni, alle spese per i servizi accessori e ai costi accessori. Le spese correnti e le spese una tantum sono più frequentemente dettagliati.

Nella maggior parte dei casi, si sottolinea nell’indagine, è stato inoltre necessario recarsi direttamente presso le filiali per ottenere dai consulenti le informazioni relative ai costi applicati ai servizi offerti. Insomma, nonostante sia obbligo di legge fornire al cliente i costi prima di stipulare il contratto, è emersa una certa difficoltà nell’ottenerli e nell’interpretarli per via di una presentazione spesso verbale e generica.

“Dall’analisi emerge che, per quanto riguarda l’Italia, a più di un anno dall’entrata in vigore della direttiva, il primo passo, quello che riguarda la trasparenza delle informazioni a tutela dell’investitore, sembra non essere ancora stato completamente fatto. I risultati della prima parte del nostro lavoro sulle informative ex-ante, fanno infatti emergere un quadro migliorabile; ci si augura che questa analisi comparata serva proprio come stimolo per valorizzare le ‘buone pratiche’ e rendere sempre più efficiente la trasparenza delle informazioni”, ha commentato Giancarlo Giudici, professore associato della School of Management del Politecnico di Milano e referente scientifico della ricerca.