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Mercati, sei temi d’investimento per il 2020

Dai mercati del credito alla recessione (scampata), passando per Brexit, investimenti sostenibili, Cina e dollaro: ecco l’outlook per il prossimo anno secondo Investec Am

Dopo un anno frenetico per i mercati, nel 2020 gli esperti di Investec Asset Management prevedono un relief rally di fine ciclo, in un quadro in cuisi registra un rimbalzo della produzione industriale e diminuiscono i rischi di recessione. La situazione di moderata incertezza macroeconomica, poi, potrebbe invertire le tendenze dei mercati azionari e determinare un irripidimento delle curve dei rendimenti. Ma che cosa significa questo per gli investitori? Alla fatidica domanda hanno provato a rispondere i senior portfolio manager di Investec Asset Management, individuando 6 temi fondamentali da monitorare.

1. Siamo al punto di massima incertezza, quale scenario?

“Siamo al punto di massima incertezza – avverte innanzitutto John Stopford, head of multi-asset income -; dato il nostro approccio alla creazione di rendimento ci stiamo preparando per tutti i possibili scenari. Monitoriamo i mercati dei consumi e del lavoro per vedere in particolare se reggono abbastanza bene da consentire un allentamento delle politiche, o se l’economia possa incrinarsi sotto il peso di un calo della produzione e degli scambi, portando a una recessione. Se si verifica lo scenario migliore, pensiamo che vi sia una grande opportunità per una rotazione. In caso contrario, gli investitori dovrebbero cercare coperture, il che per noi significa avere più opzioni, una maggiore diversificazione e al tempo stesso comprendere che i driver degli investimenti non sono più gli stessi del passato: in questo senso il calo del dollaro è una delle principali tendenze da tenere d’occhio”.

2. Brexit e dintorni

Secondo Simon Brazier, co-head of quality investing, le aziende con più controllo dei loro destini hanno un posizionamento migliore poiché non devono fare affidamento sull’ambiente economico, politico o normativo per sostenersi. “In ogni caso – avverte -, fino a che le aziende non saranno in grado di comprendere correttamente i rapporti commerciali tra il Regno Unito e il resto del mondo, percepiranno come complicato un qualsiasi investimento nell’isola”. Il rischio più evidente per l’economia del Regno Unito è chiaramente costituito dalle imminenti elezioni: se ne dovesse scaturire un Parlamento bloccato continuerà ad esserci incertezza che avrà ricadute sulle attività economiche britanniche, i mercati e la valuta. “In questo contesto si inserisce la volatilità dei corsi azionari che quest’anno ha creato l’opportunità di acquistare alcuni titoli a valutazioni interessanti – prosegue Brazier -. In generale, nelle nostre valutazioni, consideriamo principalmente tre fattori: la liquidità, la valuta e il rischio economico. L’insieme di questi fattori ci fa stare particolarmente attenti. Andando a valutare il nostro approccio, va notato che il nostro portafoglio non è mai stato così orientato alle large cap e neutrale in termini di esposizione valutaria e non stiamo assumendo molti rischi economici e ciclici a meno che non siano protetti de buone valutazioni”. 

3. Il 2020 porterà un boom inflazionistico, non una spinta recessiva  

Gli investitori, si sa, preferiscono sempre le situazioni di certezza e per questo l’incertezza data dalla Brexit li ha disorientati. Passando dall’altro lato dell’Atlantico, secondo Alastair Mundy, head of value investing, bisogna notare come gli investitori stiano sottostimando l’importanza delle elezioni presidenziali americane e in particolare gli scenari che vedono la vittoria del candidato democratico e in particolare di Elizabeth Warren. “Gli investitori temono la così detta ‘japanification’ delle economie occidentali, vale a dire bassi tassi di interesse, tassi di inflazione e crescita economica per periodi prolungati; riteniamo che i policymaker faranno tutto il necessario per evitare questa situazione e di conseguenza riteniamo che vi sia un rischio significativo di rialzo dei rendimenti obbligazionari e dell’inflazione. Contrariamente al consensus, siamo posizionati per un quadro inflazionistico, non per una recessione”.

4. Il Dragone si alzerà in volo nel 2020? 

I dati economici cinesi sono stati deludenti ma ci sono segnali che fanno pensare che si stia toccando il fondo, a detta di Greg Kuhnert, co-head of 4Factor investing, secondo cui nonostante ciò, quest’anno le azioni cinesi hanno registrato buoni risultati finora e le società hanno superato le aspettative sugli utili per due trimestri consecutivi. “Tuttavia rimangono i rischi relativi alla guerra commerciale Usa-Cina e ai progressi delle riforme interne – avverte -, per questo sarà decisivo concentrarsi sui fondamentali delle società e selezionare i vincitori che possono eccellere attraverso il cambiamento o la ristrutturazione”.

5. Investimenti legati all’ambiente: un settore elettrizzante   

Il passaggio a un’economia più sostenibile sta favorendo le imprese che forniscono soluzioni a basse emissioni di carbonio. Secondo Deirdre Cooper, portfolio manager dell’Investec global environment strategy, il 2020 potrebbe essere l’anno dei veicoli elettrici, trainato in parte dagli acquisti di flotte automobilistiche e dai progressi tecnologici. “L’impatto dell’intensificarsi dell’attenzione politica dell’Ue sui cambiamenti climatici si farà sentire nel 2020 – sostiene -. Il commercio basato sul carbonio potrebbe avere implicazioni per tutti gli investitori.  Tuttavia le emissioni potrebbero raggiungere cifre record facendo aumentare il rischio che si verifichi un intervento brusco e dirompente da parte dei decisori pubblici. Un’altra conseguenza di questa nuova sensibilità è che ci aspettiamo che le preferenze dei consumatori si evolvano in favore di prodotti più eco-sostenibili”.

6. Credito: molte possibilità con uno scenario più stabile 

Per Garland Hansmann, portfolio manager dell’Investec multi-asset credit strategy, nel 2019 i segmenti del mercato del credito hanno registrato performance differenti, riflettendo le diversità intrinseca dell’universo di investimento. “Mentre prevediamo che questa diversità persisterà, alcune delle pressioni ‘globali’ che hanno guidato la volatilità nel 2019 sono diminuite, creando uno scenario più stabile – spiega -. Continueremo a cercare di sfruttare le opportunità bottom-up man mano che si presentano nell’universo del credito. Notiamo infine che la natura insolita del rally del 2019 rende alcune aree del mercato high yield particolarmente interessanti”.