Highlight, INVESTIMENTI, Mercati

L’argento correrà più dell’oro

Per WisdomTree i prezzi saliranno di quasi il 30% nell’anno. Ma i rischi non mancano

Non è tutto oro ciò che luccica. “Secondo i nostri modelli interni, ci aspettiamo che i prezzi dell’argento salgano di quasi il 30% nell’anno fino al 2° trimestre del 2021, superando le nostre previsioni del 18% per l’oro durante lo stesso periodo. Questo rialzo non sarà sufficiente a riportare su livelli di ‘normalità’ la relazione tra i due metalli, ma l’argento si è chiaramente risvegliato dopo il letargo”, assicura  Nitesh Shah, director research di WisdomTree.

Dopo un periodo di sottoperformance rispetto al metallo giallo, infatti, ora l’argento si sta riprendendo. Il rapporto tra i due, che ha toccato un picco record nel marzo del 2020, attestandosi a 123 (4 standard deviation al disopra della media dal 1990), è ritornato a 95 (ancora, comunque, 2 standard deviation al disopra della media dal 1990). “Siamo del parere che l’argento continuerà la ripresa nei confronti dell’oro ma è improbabile un ritorno alla media storica del rapporto oro/argento (cioè 68), poiché un contesto industriale difficile rappresenta un freno alla ripresa dell’argento”, spiega l’esperto.

L’oro è il principale fattore trainante dell’argento, ma per Shah anche altri fattori ne determinano il prezzo. Il primo è la crescita dell’attività manifatturiera: oltre il 50% dell’uso dell’argento si concentra infatti nelle applicazioni industriali (contrariamente all’oro che vede meno del 10% impiegato in questo settore). Poi la crescita delle scorte: l’aumento delle scorte segnala una maggiore disponibilità del metallo e quest’aspetto è negativo per il prezzo. Da considerare anche la crescita delle spese in conto capitale (capex): più le società del settore estrattivo investono, maggiore sarà potenzialmente l’offerta in futuro e questa variabile Shah ha quindi considerato un ritardo di 18 mesi. “Nella nostra previsione sull’argento ci focalizziamo sullo scenario di ripresa economica a U, in cui il prezzo dell’oro tocca i 2070 usd l’oncia alla fine dell’orizzonte previsionale, sfondando il picco record toccato nel maggio 2011 (1900 usd/oncia) entro la fine di quest’anno”. 

Ma l’esperto è convinto che, in termini di crescita, l’argento potrebbe superare l’oro. “Nonostante sia frenato dalla fiacchezza della domanda industriale e dall’aumento delle scorte, potrebbe salire a 23,56 usd l’oncia entro il 2° trimestre del 2021, cioè con un rialzo del 24% rispetto ai dati aggiornati al 14 luglio – chiarisce -. Ciò non è sufficiente a riportare il rapporto oro/argento su livelli normali. In effetti, il rapporto potrebbe ancora collocarsi a quasi una standard deviation sopra la media. Se la nostra previsione sull’oro per il 2° trimestre del 2021 a 2070 usd l’oncia si rivelasse corretta e il rapporto oro/argento tornasse alla normalità, il prezzo dell’argento potrebbe superare i 30,00 usd l’oncia. Non pensiamo però che il rapporto tornerà alla normalità l’anno prossimo, vista la fiacchezza della domanda industriale”.

Shah evidenzia anche che i Pmi del settore manifatturiero sono saliti con forza negli ultimi mesi mentre l’indice globale non è sceso così profondamente come accaduto nel pieno della crisi finanziaria globale del 2008. Una sorpresa, considerando l’estensione del danno alla produzione industriale e alle catene dell’offerta. Dato il diffondersi dei casi di contagio di Covid-19, per l’esperto il ritmo di ripresa dei Pmi rallenterà: in alcuni Paesi/città sono state ripristinate le misure di lockdown, mentre in altri l’allentamento delle misure restrittive decelera.

Quanto all’offerta, da quattro anni si osserva una diminuzione. Tra i fattori trainanti del fenomeno, la qualità inferiore del metallo estratto dalle principali società estrattive, il calo della produzione d’argento nelle miniere di rame e importanti interruzioni dell’offerta presso importanti società del settore. “Nel nostro quadro modello – afferma Shah -, una delle proxy per l’offerta, le spese in conto capitale nell’industria estrattiva, per quanto in forte decelerazione negli ultimi mesi, erano salita 18 mesi fa. Nel nostro modello applichiamo un ritardo di 18 mesi su questi dati che riflette il tempo necessario prima che un aumento delle spese in conto capitale si tramuti in un aumento concreto dell’offerta. Per adesso, nell’attesa, l’offerta potrebbe cancellare parte dei potenziali aumenti di prezzo dell’argento”.

Tuttavia, a detta dell’esperto, se si esamina la situazione dal punto di vista micro-economico, l’offerta quest’anno potrebbe scendere. A causa del Covid-19, l’attività estrattiva è stata temporaneamente sospesa nei maggiori Paesi produttori, tra cui il Mexico, il Perù, la Bolivia, e la provincia del Quebec in Canada. Metals Focus, ad esempio, prevede una riduzione della produzione d’argento del 7,2% anno su anno (60,3 milioni di once) quale risultato delle interruzioni dovute al Covid-19, in particolare in Perù e in Messico. Ciò potrebbe provocare un raro periodo di deficit dell’offerta sui mercati dell’argento. “Dunque, mentre nel nostro quadro modello segnaliamo l’aumento dell’offerta come un possibile ostacolo, c’è un rischio al rialzo per il prezzo se si verificheranno le interruzioni causate dal Covid-19”, precisa. 

Passando ad un altro indicatore dell’offerta, le scorte disponibili, a causa dei dati scarsi sulle scorte globali bisogna confidare nelle scorte sui mercati dei future come proxy. “Le scorte sui mercati dei future sono salite negli ultimi anni. Anche se è difficile trovare la quadra con il calo dell’offerta estrattiva degli ultimi anni, questi dati aiutano a spiegare i prezzi relativamente deboli dell’argento. Tuttavia, poiché il ritmo della crescita delle scorte è sceso considerevolmente nel 2020, ci aspettiamo che la crescita resti positiva ma considerevolmente inferiore rispetto agli ultimi anni. La possibilità che una quantità maggiore d’argento finisca nei caveau per gli Etc anziché nei caveau del Comex se continuerà la preferenza degli investitori per i primi) complica l’uso di questo indicatore”, fa notare.

Insomma, anche se l’argento deve affrontare alcuni venti di testa, dovuti al calo della domanda industriale ed ai possibili aumenti dell’offerta, la sua correlazione con l’oro potrebbe fungere da forte vento di coda. “Per quanto sia stata modesta negli ultimi mesi, la correlazione dell’argento con l’oro è sembrata rafforzarsi nelle ultime settimane. Le nostre supposizioni sull’aumento dell’offerta, basate sugli aumenti delle spese in conto capitale, potrebbero essere però fuorvianti. L’offerta dell’industria estrattiva potrebbe quindi presentarsi in misura più ridotta, a causa delle restrizioni imposte dal Covid-19. Pertanto, il rischio per il prezzo dell’argento potrebbe essere al rialzo”, conclude Shah.