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High yield, quando il rischio premia

Della Vedova (T. Rowe Price): “Al momento, l’high yield europeo e il debito corporate emergente risultano attraenti in ottica di valore relativo, rispetto ai bond high yield Usa”

Le politiche delle banche centrali stanno riducendo i tassi di interesse in tutto il mondo e stanno stimolando la domanda per il reddito, compresa quella per l’asset class dell’high yield. Tale mercato è infatti cresciuto notevolmente nel corso degli ultimi 10 anni, trasformando in globale quello che tradizionalmente è stato un mercato prettamente statunitense. Mike Della Vedova, co-gestore del fondo T. Rowe Price Funds SICAV – Global High Income Bond di T. Rowe Price, non ha dubbi che si tratti di un buon investimento: “Riteniamo che l’high yield come asset class garantisca un’allocazione strategica di lungo termine agli investitori. Il maggiore reddito generato da questi bond può controbilanciare la volatilità. Rispetto a molte altre asset class, le obbligazioni high yield offrono rendimenti attraenti aggiustati per il rischio, con un profilo di volatilità inferiore rispetto all’azionario. Sebbene l’high yield presenti un maggiore rischio di credito e/o di default rispetto ai bond investment-grade, mostra al contempo un rischio legato ai tassi di interesse molto minore”.

“Riteniamo che nell’attuale contesto premierà investire nell’high yield adottando un approccio puramente globale e molto concentrato, come quello offerto dal nostro fondo Global High Income Bond  – aggiunge l’esperto -. I cicli sempre più divergenti del credito e dei tassi di interesse, insieme a temi globali e sviluppi geopolitici in continuo cambiamento, creano dislocazioni di mercato. Ed è proprio questo il motivo per cui il nostro team di investimento è ben posizionato per identificare le obbligazioni con un profilo di rischio/rendimento attraente in tutto il mondo”.

Secondo Della Vedova, infatti, per gli investitori obbligazionari il modo migliore di affrontare il contesto attuale è di restare focalizzati sui fondamentali, che ritiene resteranno solidi in gran parte delle aree geografiche. “A dimostrazione di tale convinzione, abbiamo sfruttato la volatilità nel corso dell’anno scorso e abbiamo aggiunto alcune idee di investimento alla strategia. Al momento, per esempio, l’high yield europeo e il debito corporate emergente risultano attraenti in ottica di valore relativo, rispetto ai bond high yield Usa”, precisa.

Sicuramente le elezioni nei mercati emergenti, la crescita dei movimenti populisti, le negoziazioni su Brexit e le tensioni commerciali presentano tutti un potenziale rischio di downside. Tuttavia, i dati in miglioramento sull’inflazione stanno dando alle banche centrali globali ulteriore flessibilità per il mantenimento delle politiche accomodanti. Ciò ha portato a condizioni finanziarie meno stringenti, che potrebbero essere di supporto per l’asset class, secondo Della Vedova.

“Restiamo infatti cautamente ottimisti sull’asset class per il resto del 2019 – chiarisce -. I fondamentali delle società si confermano stabili in gran parte delle aree geografiche e ci aspettiamo che i tassi di default rimarranno bassi. Anche se la crescita globale ha rallentato, il contesto macroeconomico resta di supporto per gli emittenti high yield. Vediamo una bassa probabilità di una recessione negli Usa nei prossimi 12 mesi e siamo incoraggiati dalla ripresa della crescita che stiamo vedendo in Europa. In un certo senso tuttavia, questi dati positivi sono controbilanciati da valutazioni contenute in tutto il mondo. Inoltre, il mercato è stato meno clemente con le perdite degli utili, portando a periodi di volatilità”, conclude l’esperto che sottolinea come alla luce delle preoccupazioni attuali a livello macroeconomico e geopolitico, soprattutto in alcuni Paesi, ampiamente esogene rispetto all’asset class, la capacità dei gestori attivi di muoversi con flessibilità tra le varie regioni è cruciale e utile per identificare le opportunità evitando le trappole.