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Giappone, buone occasioni alla fine dell’era Abe

“Il trend verso una migliore governance e allocazione del capitale farà aumentare il Roe delle società”. La view di Schroders

Nonostante vi sia un costante dibattito sull’efficacia dell’Abenomics (termine usato per indicare le politiche aggressive adottate dal primo ministro del Giappone per rilanciare l’economia) nel generare i benefici desiderati, è innegabile che il mandato di Abe sia stato un successo a livello politico. Come sottolinea Ken Maeda, head of japanese equities di Schroders, si tratta infatti del primo ministro rimasto in carica più a lungo nella storia del Giappone che ha mantenuto un livello di popolarità che nessuno dei suoi più recenti predecessori è riuscito ad ottenere. “Quest’aspetto è importante perché, una volta passate le Olimpiadi di Tokyo il prossimo agosto, la fine del mandato di Abe nel 2021 sarà nell’orizzonte visivo per la maggior parte degli investitori”, osserva l’esperto.

Sebbene vi sia poca visibilità al momento sul suo possibile successore, secondo Maeda è praticamente certo che resterà al potere il Partito Liberal Democratico, dato che tutti i partiti di opposizione rimangono molto disorganizzati. Di conseguenza, è fiducioso che vi sarà una forte continuità nelle politiche fiscali e monetarie, anche con un nuovo leader.

Per quanto riguarda il 2020, non è ancora chiaro cosa il primo ministro cercherà di ottenere finché rimarrà in carica. È risaputo che tra le sue ambizioni personali vi è la riforma della Costituzione del Giappone, ma non vi sono segnali finora del fatto che stia raccogliendo il consenso necessario a tale scopo. “In qualità di investitori azionari, preferiremmo che i suoi sforzi si concentrassero sulle più urgenti riforme economiche: qualunque altra iniziativa sarebbe una distrazione. Le decisioni economiche nel breve termine si concentreranno sull’ampiezza dello stimolo fiscale aggiuntivo, man mano che nei prossimi mesi si chiarirà l’impatto dell’aumento della tassa sul consumo avvenuto il primo ottobre 2019”, evidenzia l’esperto.

Con Haruhiko Kuroda alla guida della Bank of Japan, Maeda non si aspetta cambiamenti nell’orientamento della politica monetaria nel 2020. “È possibile che vi sia un ulteriore allentamento, incluso l’abbassamento dei tassi a breve termine in territorio ancora più negativo, soprattutto se un rafforzamento dello yen generasse nuova pressione al ribasso sull’inflazione  – afferma -. Tuttavia, la Banca Centrale è ben cosciente del danno che i tassi negativi stanno arrecando al settore finanziario e potrebbe cercare di mitigare questo impatto escogitando strategie per far irripidire la curva dei rendimenti. Ci aspettiamo anche che la BoJ mantenga il suo livello target per gli acquisti azionari tramite Etf nel 2020”.

“Ci aspettiamo che i buyback di azioni rimarranno su livelli alti nel 2020 – aggiunge poi -, con il proseguire del trend verso una governance aziendale più forte e una maggiore considerazione degli interessi degli azionisti. Questo sviluppo potrebbe anche iniziare a dare una spinta all’attività aziendale. Nel 2019 vi sono state alcune ristrutturazioni e tentativi di acquisizione particolarmente interessanti da questo punto di vista. Ovviamente, potrebbe trattarsi semplicemente di eventi isolati. Tuttavia, è possibile che in futuro considereremo il 2019 e 2020 come anni cruciali nella transizione del Giappone verso i livelli di attivismo ed engagement che diamo per assodati in altri mercati sviluppati”.

Sfortunatamente, secondo l’esperto il percorso verso una governance migliore sembra aver subito una battuta d’arresto a ottobre con l’annuncio di maggiori restrizioni all’investimento straniero in uno spettro molto ampio di settori ‘legati alla sicurezza’. La situazione continua ad evolversi grazie al dialogo con le autorità e a una serie di chiarimenti, che suggeriscono ora un impatto minore sul mercato di quanto inizialmente temuto. Ciononostante, vi saranno delle conseguenze negative per gli investitori stranieri che dovranno affrontare un aumento del carico amministrativo.

“In ogni caso, continueremo a dialogare con le autorità, in attesa di vedere quale sarà il framework regolativo effettivo e la lista definitiva delle società coinvolte prima dell’implementazione finale, che dovrebbe avvenire nell’aprile 2020 – assicura Maeda -. Al di là di questo ostacolo inaspettato, ci attendiamo che il maggiore interesse da parte degli investitori stranieri prosegua nel 2020. Negli ultimi 12-18 mesi, le azioni giapponesi sono state penalizzate dall’avversione al rischio, in un momento di rallentamento ciclico globale. Dato che ora stiamo iniziando a vedere meno pressione al ribasso nelle revisioni delle stime sugli utili, ci si può aspettare che gli investitori stranieri adottino un atteggiamento più positivo”.

Rispetto ai livelli storici, secondo l’esperto le valutazioni sul mercato giapponese appaiono ragionevoli, anche se potrebbe essere necessaria una maggiore visibilità sulla crescita degli utili a breve termine per spingere il mercato ulteriormente al rialzo. “Rispetto ad altri mercati sviluppati, in ogni caso, il Giappone continua a offrire molto valore – afferma -. In ogni caso, siamo convinti che il trend verso una migliore governance e allocazione del capitale farà aumentare il Roe delle società e in ultima analisi eliminerà lo sconto con il quale l’azionario Giapponese è stato costantemente scambiato negli ultimi anni”.

Infine, le condizioni del mercato dovrebbero normalizzarsi nel 2020. Secondo Maeda, la forte preferenza degli investitori per le azioni quality e growth negli ultimi anni ha generato distorsioni nelle valutazioni. “Anche senza una brusca inversione della leadership dei diversi fattori, ci aspettiamo il ritorno a un contesto più ‘normale’ in cui i corsi azionari a lungo termine sono determinati principalmente da fattori specifici per ciascuna società”, conclude.