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Fondi pensione colpiti ma non affondati

Rendimenti negativi nel primo trimestre a causa del virus. Il patrimonio cala del 4,3%. Ma la Covip assicura: “Il sistema ha retto”

Anche la previdenza complementare paga il suo tributo al coronavirus. Nel primo trimestre del 2020 i fondi pensione hanno infatti registrato rendimenti negativi praticamente senza eccezioni. Al netto dei costi di gestione e della fiscalità, certifica la Covip, i fondi negoziali hanno perso il 5,2%; mentre i fondi aperti hanno avuto una flessione del 7,5% e i Pip, i piani individuali pensionistici, di ramo III, caratterizzati in media da una maggiore esposizione azionaria, il 12,1%. La rivalutazione del Tfr nel periodo è stata invece del 2%.

Se si guarda però ai dieci anni trascorsi il rendimento medio dei fondi complementari è stato superiore a quello del Tfr. “Mostrando comunque una tenuta di fondo, i risultati delle forme complementari ne hanno risentito – precisa l’Authority -. Nel primo trimestre i rendimenti medi sono stati in generale negativi. Ma valutando i rendimenti su orizzonti più propri del risparmio previdenziale, l’impatto della crisi appare più limitato. Nei dieci anni da inizio 2010 a fine 2019, il rendimento medio annuo composto è pari al 3,6% per i fondi negoziali, al 3,8 per i fondi aperti e per i Pip di ramo III, e al 2,6% per le gestioni di ramo I. Nello stesso periodo, la rivalutazione media annua composta del Tfr è stata pari al 2%. Aggiungendo ai dieci anni gli ultimi tre mesi, i rendimenti medi annui composti scendono al 3% per i fondi negoziali e i fondi aperti e al 2,4% per i Pip di ramo III; restano pari al 2,5% i prodotti di ramo I. La rivalutazione del Tfr nello stesso periodo si conferma al 2%.

Guardando al patrimonio, quello dei fondi negoziali nel primo trimestre 2020 era pari a 53,7 miliardi di euro, in diminuzione del 4,3% rispetto a fine 2019. Lo ha rilevato la Covip. Nei fondi aperti sono accumulati 21,6 miliardi di euro con una flessione del 5,7%, mentre 35 miliardi sono nei Pip ‘nuovi’ (-1,4%). Per tutte le forme, il calo delle risorse nel trimestre è spiegato in massima parte dalle perdite in conto capitale a fronte di una sostanziale stabilità dei contributi rispetto al passato. La più contenuta flessione nel caso dei Pip ‘nuovi’ è riconducibile alla valutazione delle attività in base al metodo del costo storico che viene utilizzata per le gestioni di ramo I, che costituiscono la maggior parte del settore.

Insomma, il sistema della previdenza complementare ha tenuto rispetto alle turbolenze del mercato generate dall’epidemia da Covid-19, secondo la commissione di vigilanza. “Non si è inoltre registrato un aumento delle richieste di prestazioni anche se nelle situazioni di difficoltà questo incremento può essere fisiologico – si legge nella nota -. E’ peraltro consentito agli iscritti, anche una volta maturato il diritto alla prestazione pensionistica, di non richiedere immediatamente la prestazione stessa e mantenere quindi la propria posizione in gestione, valutando il momento più opportuno per l’uscita dalla fase di accumulazione in funzione delle proprie esigenze e delle condizioni di mercato. In alcuni casi sono state assunte iniziative per tener conto della situazione di difficoltà in cui possono versare le aziende. Ci sono stati accordi sindacali per ritardare il versamento dei contributi del datore di lavoro e del TFR relativi al primo trimestre”

Infine, gli iscritti. A fine marzo il numero di posizioni in essere presso le forme pensionistiche complementari era di 9,185 milioni con una crescita nel primo trimestre di 68.000 unità (+0,7%), limitata rispetto ai trimestri precedenti. A tale numero di posizioni, che include anche quelle di coloro che aderiscono contemporaneamente a più forme, corrisponde un totale degli iscritti stimato in 8,325 milioni di persone. I fondi negoziali registrano 32.000 posizioni in più (+1) che porta il totale a fine marzo a 3,192 milioni. L’incremento maggiore lo ha registrato il fondo rivolto ai lavoratori del settore edile. Nelle forme pensionistiche di mercato, i fondi aperti contano 1,570 milioni di posizioni, crescendo di 19.000 unità (+1,2%) rispetto alla fine del 2019. Per i Pip ‘nuovi’ il totale delle posizioni è di 3,437 milioni, in aumento di 18.000 unità (+0,5%).