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Fed, gestori unanimi: è l’ultimo taglio

Powell ha abbassato ancora i tassi di 25 pb. Ma secondo gli addetti ai lavori la situazione è cambiata e (per ora) non ci saranno altre sforbiciate

Come ampiamente previsto, la Fed ha abbassato ancora i tassi di 25 punti base mettendo a segno la terza sforbiciata dal luglio scorso. Complessivamente, Powell ha ridotto il costo del denaro di 75 punti percentuali, con tagli da un quarto di punto a luglio, settembre e ottobre. E ha fatto sapere che restano incertezze e che valuterà la strada appropriata. “A giudicare dalle dichiarazioni, sembra abbastanza plausibile che la Fed per un po’ di tempo non debba più tagliare i tassi – commenta Christian Scherrmann, economista Us di Dws -. Da adesso in poi, il suo obiettivo principale sembra essere il controllo dell’economia statunitense, piuttosto che, ad esempio, vista la situazione attuale, preoccuparsi se l’attuale livello dei tassi di interesse sia appropriato o meno. In breve, la Fed ancora una volta è condizionata dai dati economici”.

Nel suo comunicato stampa Powell è stato ancora più chiaro, secondo l’economista: ha descritto l’attuale politica monetaria come necessaria, a condizione che e fintanto che non vi sia un ulteriore peggioramento. Se, tuttavia, l’economia dovesse rallentare ulteriormente, la Fed sarebbe naturalmente pronta a riorientare le proprie politiche. 

“Powell dice così elegantemente ai mercati di non correre troppo sulle aspettative di riduzione dei tassi – chiarisce Scherrmann -. A breve termine non si prevedono ulteriori tagli dei tassi d’interesse. Tuttavia, non sta nemmeno escludendo totalmente possibili aggiustamenti. Si tratta di una prassi comune, e non solo nel recente passato. Storicamente, Powell ha sottolineato che la stessa strategia di copertura è stata utilizzata nientemeno che da Alan Greenspan a metà degli anni Novanta. All’epoca, tagli simili da parte della Fed sono riusciti ad allungare di diversi anni il ciclo di crescita statunitense, a costo di gonfiare ulteriormente la bolla delle Dot-com. Non ci aspettiamo conseguenze simili in questo momento, ma siamo abbastanza sicuri che nei prossimi mesi non ci sarà bisogno di ulteriori aggiustamenti dei tassi”.

Dello stesso parere Ronald Temple, managing director & head of Us equities & co-head of multi-asset investing di Lazard Asset Management. “L’adeguamento dei tassi a metà ciclo sembra essere completo. La Fed ha comunicato che i tagli ai tassi, per il momento, sono finiti e i mercati sembrano essere d’accordo con i futures dei fondi federali che si aspettano un’ulteriore riduzione dei tassi l’anno prossimo, sulla base di alcuni rischi economici residui al ribasso”, spiega. 

Secondo Mike Swell, co-head fixed income portfolio management di Goldman Sachs Asset Management, nell’ultimo anno le banche centrali hanno dovuto reagire in modo proattivo in un contesto inusuale, adottando una politica monetaria in grado di rispondere a shock commerciali, inflazione bassa e mercati del lavoro in condizioni sempre più difficili. “A nostro avviso – spiega – il taglio dei tassi di interesse ha rassicurato i mercati e riteniamo che l’evoluzione della politica monetaria della Fed sia ora legata all’andamento dei dati economici statunitensi e alle relazioni commerciali con la Cina. Per quanto riguarda i dati, il Pil del terzo trimestre suggerisce che la crescita è ‘abbastanza buona’ e guidata dai consumi, mentre gli investimenti societari e il commercio restano deboli. Per quanto riguarda l’ambito commerciale, sembra che ci sia stato un miglioramento nei toni dei negoziati tra Usa e Cina, in quanto gli Stati Uniti hanno deciso di sospendere l’incremento dei dazi in programma questo mese. Tuttavia riteniamo che l’incertezza sul fronte della politica commerciale continui a rappresentare un ostacolo per gli investimenti delle aziende”.

Anche per Ken Orchard, gestore del fondo T. Rowe Price Funds SICAV – Diversified Income Bond di T. Rowe Price, il sentiment nei confronti dell’economia globale sta iniziando a cambiare. “Finora nel 2019, i mercati si sono focalizzati soprattutto sui timori legati a una possibile recessione e sulle politiche di allentamento delle banche centrali, che sono state di supporto per gli asset a scadenza più lunga, come i Titoli di Stato di alta qualità, i bond societari investment grade e le obbligazioni high yield con rating BB. Tuttavia, i timori nei confronti di una possibile recessione stanno iniziando a diminuire e, sebbene le banche centrali continueranno probabilmente con le politiche di easing, queste non potranno superare un certo limite. Il taglio dei tassi di ieri da parte della Fed potrebbe essere l’ultimo per un certo periodo. L’azione della Bce è limitata: potrebbe tagliare i tassi di altri 10 punti base, con preoccupazioni tuttavia per i possibili effetti collaterali sul sistema bancario. È quindi possibile che l’easing delle banche centrali lascerà presto il posto a un periodo in cui i tassi resteranno fermi”.