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Euro zavorrato dalla minaccia di nuove tariffe

E’ come se i colloqui dello scorso luglio tra il Presidente americano Trump e quello della Commissione europea Juncker non avessero sortito alcun risultato.

Sembrerebbe che la questione dei dazi sull’importazione di auto di provenienza del Vecchio Continente sia tutt’altro che una questione superata. La recente Conferenza sulla Sicurezza di Monaco di Baviera ha messo chiaramente in luce come le relazioni Europa-Usa si stiano deteriorando su una serie di tematiche come il trattato con l’Iran, il disimpegno militare in Siria e le tariffe all’importazione di autoveicoli.

Ieri, nel report del Dipartimento al Commercio degli Stati Uniti consegnato alla Casa Bianca e che conclude un’indagine iniziata lo scorso maggio, si sostiene che le auto importate negli Stati Uniti siano un rischio per la sicurezza nazionale, pertanto si sospetta che Trump possa tornare a minacciare di applicare sanzioni fino al 20-25% a tutti i veicoli di provenienza extraterritoriale.

Le conseguenze di tale decisione sulla già fragile economia europea naturalmente non si farebbero attendere: non solo si registrerebbero ripercussioni sulla crescita del Pil ma anche sull’andamento dell’euro, il cui potenziale rialzista sta già subendo contraccolpi.Il settore industriale dell’automotive infatti pesa per il 10% sugli scambi Usa-Ue e, oltre a ciò, poiché ad esserne maggiormente colpita sarebbe soprattutto la Germania, l’intero quadro economico europeo ne risentirebbe.

Ad essere più colpita non sarebbe solo l’industria auto ma anche quella dell’acciaio e dell’alluminio, quella chimica e tessile. E il risultato finale per gli Usa sarebbe quello di ritrovarsi con un costo medio per veicolo più elevato (a prescindere dalla provenienza) di circa 2750 dollari, mentre potrebbero andare in fumo 367.000 posti di lavoro. Dovremmo pertanto ammortizzare lo scenario peggiore in quanto le conseguenze sia per gli Usa che per l’Europa sarebbero irreversibili.

Già nell’attuale scenario, la moneta unica avrebbe molto di più da perdere poiché soffre di un potenziale rialzista ridotto. Il Presidente Trump ha comunque 90 giorni per prendere una decisione, lasciando tempo alle parti per arrivare ad un accordo. A titolo di esempio, Canada e Messico (che sono tra i 5 maggiori esportatori mondiali) potranno beneficiare del trattato che consente loro di agire in regime di duty-free su 2,6 milioni di auto all’anno.

Per il momento l’eurodollaro, che tratta a 1,1209, sta puntando a 1,1325, livello che potrebbe essere raggiunto nel breve termine grazie al fatto che Wall Street oggi è chiusa per festività.

di Vincent Mivelaz, analista di Swissquote