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Emergenti, rendimenti solidi per tutto il 2019

Per Lazard Am la solida performance del debito dei mercati emergenti nel primo trimestre del 2019 è stata trainata da tre fattori economici

Con una netta inversione del sentiment rispetto all’anno scorso, nel primo trimestre 2019 il debito dei mercati emergenti ha praticamente recuperato la flessione registrata durante l’intero 2018. Inoltre, alla luce delle recenti notizie negative trainate dai timori degli investitori in merito alle prospettive per il dollaro Usa, al rallentamento della crescita e alla potenziale delusione legata ai negoziati commerciali tra Stati Uniti e Cina, Denise Simon, portfolio manager of emerging markets debt in Lazard Am, ammette che sarebbe comprensibile pensare che non esistano motivi validi per investire nel debito dei mercati emergenti per il resto dell’anno. “Pur ritenendo che i rischi di coda aumenteranno con l’avvicinarsi della fine dell’anno – spiega però -, prevediamo che i mercati emergenti registreranno rendimenti relativamente solidi durante l’intero 2019”.

Per l’esperta, infatti, la solida performance del debito dei mercati emergenti nel primo trimestre del 2019 è stata trainata da tre fattori economici: il miglioramento dei principali indicatori economici globali, l’abbandono della politica monetaria da parte della Fed e della Bce e le azioni correttive di politica fiscale e monetaria messe in atto dai Paesi dei mercati emergenti. “Nonostante avessimo già discusso in precedenza della possibilità che tali eventi si verificassero – aggiunge -, siamo rimasti sorpresi dalla rapidità con cui sono avvenuti. Anche gli investitori sono rimasti sbalorditi dalla netta ripresa dei prezzi degli asset dei mercati emergenti, soprattutto alla luce delle dilaganti prospettive negative sull’asset class alla fine del 2018.

“In qualità di gestori dei mercati obbligazionari – chiarisce quindi -, siamo stati accusati di osservare i mercati adottando l’approccio del ‘bicchiere mezzo vuoto’. Questo è ancora più vero oggi, in un momento in cui l’espansione economica statunitense ha raggiunto una duration da record. Alla luce di quasi tutti gli indicatori, l’economia sta registrando risultati superiori alle potenzialità, al di sopra del tasso naturale di disoccupazione, e sta dimostrando notevoli eccessi in termini di leva e valutazioni azionarie. A dire il vero, gli eccessi odierni sono diversi da quelli osservati durante la crisi finanziaria globale, ma ora che le valutazioni del debito dei mercati emergenti rientrano in un intervallo corretto, i rischi di perdite sono aumentati”.

Per Simon, gli investitori si trovano di fronte a tre incognite. Per quanto tempo persisterà il rally di crescita incipiente? Fino a che livello i mercati supereranno il fair value mentre i flussi in entrata inseguono la performance? Quando la curva dei rendimenti Usa subirà un’inversione, e successivamente quanto durerà il picco dei mercati rischiosi? “La nostra considerazione di base rimane che la crescita globale tornerà nuovamente a esaurirsi con l’avvicinarsi del 2020. Abbiamo già visto questo film. Un rallentamento economico di fine ciclo richiede un’azione di politica accomodante da parte delle banche centrali. Tale stimolo monetario serve a placare le peggiori paure degli investitori, comportando afflussi di asset e un netto apprezzamento degli asset. Sfortunatamente le regole della macroeconomia e i cicli economici non cambiano sostanzialmente nel corso del tempo, con una flessione dello stimolo a fine ciclo, che risulta in recessioni e cali del mercato. Tuttavia, benché il film possa essere lo stesso, l’ordine di ogni scena è diverso”.

“È difficile prevedere per quanto tempo i mercati rimarranno sostenuti o quando inizieranno a scontare i tagli dei tassi e le recessioni – conclude -. Ciò premesso, continuiamo a monitorare i segni premonitori dei picchi di mercato, compresa la forma della curva dei rendimenti, variazioni dello spread dei titoli high yield e la volatilità dei prezzi petroliferi (come segnale di mancanza di una domanda reale)”.