FINANZA PERSONALE, Highlight

Effetto virus: 2 risparmiatori su 5 in cerca di un consulente

Il 65% è pentito delle scelte finanziarie fatte. E uno su tre pensa di non avere un piano di investimenti adeguato. Il sondaggio Columbia Threadneedle Investments

La pandemia ha cambiato gli italiani, compreso il loro modo di vedere il risparmio e gli investimenti. E così, a lockdown appena terminato, si scopre che la bufera cui abbiamo assistito sui mercati ha fatto aumentare la consapevolezza della necessità di affidarsi a dei professionisti per una corretta pianificazione, tanto che il 42% degli italiani con investimenti ha dichiarato che darà maggior valore e spazio alla consulenza finanziaria, ricorrendo a un consulente.

Il dato emerge da un sondaggio condotto da Columbia Threadneedle Investments su un campione rappresentativo di italiani, che certifica come una delle maggiori fonti di preoccupazione, alla luce della stagnazione economica, è quella che attanaglia i risparmiatori che sono stati portati dal lockdown a ripensare alla propria pianificazione finanziaria.

L’incertezza non è mai una buona consigliera, anche se ragionare o addirittura pentirsi delle proprie scelte in fatto di investimenti è lecito. Ma, come sanno bene i più esperti, con mercati azionari in ribasso come ora, non è il momento migliore per disinvestire: l’investimento dovrebbe sempre essere visto come un obiettivo di lungo termine e, come dimostrato dalle crisi precedenti, gli shock a breve termine portano ad un rimbalzo successivo. Tuttavia stando al sondaggio, a oggi, un investitore italiano su sei dichiara di sentirsi più propenso a vendere le proprie quote di investimento alla luce della volatilità attuale, dato suffragato dal fatto che il 16% degli investitori italiani ha utilizzato o si aspetta di utilizzare il ritorno della vendita degli investimenti per sostenersi finanziariamente nei prossimi mesi. Se ciò diventasse realtà, queste azioni sarebbero realmente dannose per il risparmiatore portandolo a cristallizzare perdite certe e a perdere importanti occasioni di guadagno che si otterrebbero in futuro rimanendo investiti.

Quasi due terzi (il 65%) degli italiani si sono pentiti delle decisioni di pianificazione finanziaria fatte prima che la crisi colpisse. Ad essere più propensi a rivedere le precedenti decisioni sono i giovani, ben il 78% tra i 25-34 anni. Ma neppure gli over 65 sono immuni al pentimento, con un 48% che ritiene che avrebbe potuto agire diversamente. La speranza è che i più giovani abbiano tutto il tempo per correggere le proprie azioni nei prossimi anni. È logico, quindi, pensare che questa crisi possa essere colta anche come un’ottima occasione per ripensare a un approccio più efficace dei propri investimenti.

Ma quali sono i rammarichi più condivisi? Un italiano su tre (31%) ritiene di non avere un piano finanziario adeguato, mentre circa uno su nove (11%) di avere un orizzonte temporale troppo di breve termine. Un aspetto positivo è che molti sembrano aver imparato dai propri errori: il 40% degli investitori italiani vuole investire con maggiore diversificazione in futuro, il 42% darà maggior valore e spazio alla consulenza finanziaria, il 51% sta identificando nuove opportunità di investimento. 

Il 44% è, però, diventato più avverso al rischio. Questo 44% è la parte di popolazione che la crisi ha reso più incline a privilegiare maggiormente la liquidità. Un segnale di allarme – evidenziano gli esperti Columbia Threadneedle Investments – che da una parte deve far pensare, in un Paese come il nostro in cui oltre 1.600 miliardi di euro sono già fermi nei conti correnti (fonte ABI) e, dall’altra, può stimolare il risparmiatore ad affidarsi a dei professionisti per ottimizzare l’allocazione di portafoglio. Ad oggi, però, solo il 13% degli investitori italiani si è già approcciato o intende confrontarsi a breve con un consulente professionale e il 17% è ancora restio a pagare per una consulenza professionale.

“Le crisi offrono sempre delle opportunità. Come dimostra la nostra indagine, ad esempio, molti risparmiatori stanno oggi, sulla scia della crisi da coronavirus, rivedendo il proprio approccio alle scelte di investimento insieme a quei comportamenti potenzialmente controproducenti – afferma Alessandro Aspesi, country head Italia di Columbia Threadneedle Investments -. Stanno infatti ripensando alla pianificazione finanziaria, riconoscendo nuove opportunità e rendendo i propri portafogli ancora più diversificati e, quindi, più solidi nel lungo periodo. D’altro canto, è comprensibile che la recente forte volatilità sui mercati abbia portato ad una maggiore focalizzazione sui rischi. Ottima occasione per i consulenti finanziari per stare ancor più vicino ai propri clienti e accreditarsi come partner indispensabili, anche per chi non si è ancora avvicinato al mondo degli investimenti”.

“I consulenti sono infatti indispensabili per supportare l’investitore retail nel correggere possibili bias comportamentali errati, nell’individuare specifici obiettivi finanziari e nello scegliere il miglior approccio per raggiungerli – prosegue Aspesi -. A nostro avviso, proprio in questo contesto di elevata volatilità, inoltre, si evidenza maggiormente il valore aggiunto della gestione attiva di portafoglio, che diventa realmente fondamentale poiché consente di agire tempestivamente e con approccio selettivo per limitare le perdite e sfruttare al meglio le opportunità di mercato”.

Tornando al sondaggio, c’è ancora qualche preoccupazione e incertezza per il presente e per il futuro, ma i giovani confermano la loro propensione al pensiero positivo. Due terzi degli italiani (il 66%) ritengono che non sarebbero stati in grado di far fronte alle conseguenze del lockdown e del relativo blocco delle attività produttive oltre i sei mesi.

Per quanto riguarda la capacità di adattamento alla crisi, sono i giovani (18-24 anni) a considerarsi più resilienti, con ben il 40% che ritiene di poter resistere per sei mesi o oltre. Invece, nella generazione X, la fascia di età compresa fra i 45-54 anni, solo un 30% vede la situazione con un po’ più di ottimismo. Alla luce di queste incertezze, una minoranza, certo, ma rumorosa, ritiene che dovrà richiedere nuovi prestiti (8%) o che sarà costretta a fare affidamento sulla generosità di amici e parenti per sostenersi finanziariamente in futuro (12%).

Il benessere finanziario è a rischio nel lungo termine? Come spesso accade nel mondo degli investimenti, l’incertezza e l’imprevedibilità possono causare danni importanti. Sette italiani su dieci (il 70%) ritengono che questa crisi avrà un impatto duraturo sulla propria situazione patrimoniale. Stessa percezione anche per coloro che detengono investimenti finanziari (il 65%). È la fascia d’età compresa tra i 25 e i 64 anni che sente di trovarsi più a rischio, forse un riflesso delle scarse aspettative sulle opportunità economiche nel prossimo decennio. Infatti, indipendentemente dalle misure di sostegno dei governi che sono state messe in atto, una percentuale significativa di persone si aspetta che la crisi da Covid-19 abbia un impatto negativo a lungo termine sui propri livelli di reddito (43%), sulla performance degli investimenti (31%), sulle prospettive di carriera (30%) e sugli obiettivi finanziari (33%), come ad esempio, i piani pensionistici.

Per la fascia d’età over 55, quella più vicina al pensionamento, la paura degli impatti negativi a lungo termine è minore. Con la relativa stabilità maturata negli anni e la natura costante del loro reddito (ad es. la pensione statale o entrate frutto di eventuali rendite) questo gruppo si trova ad affrontare meno incertezze.