FINANZA PERSONALE, Highlight

Coronavirus, gli italiani temono per i propri risparmi

Secondo Nomisma, 9 milioni di persone pensano di dover dar fondo a quanto accantonato per fronteggiare la crisi. E intanto crescono i pagamenti con carta e digitali

Se qualche settimana fa lo stare a casa rappresentava per gli italiani una sfida a riscoprire se stessi e a dedicarsi a passioni accantonate da tempo, ora qualcosa è cambiato. Consapevoli dell’importanza del #iorestoacasa per la tutela della collettività, gli italiani cercano di resistere alla quarantena da coronavirus seppure con umore altalenante. Nelle ultime due settimane è cresciuta in particolare la preoccupazione degli italiani per una condizione economica che via via diventa più fragile. La situazione economica della famiglia è peggiorata per un nucleo su due (46%).

Sono infatti addirittura 9 milioni gli italiani preoccupati di dover dar fondo ai propri risparmi per fronteggiare il contraccolpo del lockdown e della prolungata chiusura forzata delle attività. Il 13% è in pensiero per la possibile perdita del posto di lavoro e il 12% teme addirittura la chiusura della propria attività lavorativa.

È quanto emerge dall’osservatorio “Lockdown. Come e perché sta cambiano le nostre vite” realizzato da Nomisma in collaborazione con Crif su un campione di 1.000 italiani responsabili degli acquisti (18-65 anni) analizza l’impatto del lockdown anti-coronavirus sulle vite dei cittadini: dallo stato d’animo, ai consumi, alle modalità di acquisto, alle caratteristiche della quarantena fino ai desideri, individuali e collettivi, degli italiani per il post-Coronavirus.

Ebbene, mentre si avvicina l’inizio della fase 2 per la gestione dell’emergenza che ha modificato nel profondo le abitudini e gli stili di vita degli italiani, si comincia a realizzare che le misure di distanziamento sociale saranno una costante anche per i prossimi mesi e influenzeranno le scelte di molte famiglie anche sul fronte degli acquisti.

Peggiorano forma fisica (lo dichiara il 52% degli italiani) e benessere mentale (58%, solo due settimane fa era il 48% ad aver registrato un peggioramento in tal senso). Tra le cose che pesano di più alle famiglie italiane vi sono: non vedere amici e parenti (32%), l’impossibilità di muoversi liberamente (25%), avere relazioni sociali solo a distanza (20%).

Ma soprattutto pesa l’incertezza economica del dopo coronavirus. Il 32% degli italiani teme che nei prossimi 6 mesi non riuscirà a far fronte alle spese legate alle utenze, il 31% a quelle destinate ai servizi come assicurazioni e spese mediche e il 29% alle spese alimentari. 1 italiano su 4 teme, inoltre, che nei prossimi mesi avrà difficoltà a pagare l’affitto o le rate del mutuo. A vedere nero per la gestione finanziaria familiare dei prossimi 6 mesi sono 12,7 milioni di italiani, preoccupati di non riuscire ad affrontare almeno 3 voci di spesa tra utenze, acquisti alimentari, per la casa o per l’auto, visite mediche o per servizi assicurativi.

Quanto alle diverse modalità con cui i governi mondiali stanno gestendo l’emergenza coronavirus, dalle azioni e misure sanitarie a quelle economiche, per gli italiani è la Cina il Paese che ha saputo affrontare meglio la situazione (raccogliendo il 65% delle indicazioni degli italiani), seguito da Germania (41%), Italia (32%) e Corea del Sud (12%). Al contrario Regno Unito e Usa sono quelli che hanno gestito peggio la crisi (36% e 24% rispettivamente).

Intanto, l’emergenza ha cambiato le nostre abitudini di consumo e i comportamenti d’acquisto. Dall’inizio della quarantena gli italiani hanno aumentato l’intensità con cui acquistano prodotti destinati alla pulizia della casa: il 34% ha incrementato i prodotti cura casa acquistati in ipermercati e supermercati, il 31% nei piccoli negozi di quartiere e il 21% online. Le preoccupazioni per il budget familiare unite alla chiusura dei negozi fisici ha messo in moto un sistema di rinunce o di rinvio di alcuni capitoli di spesa, che si riverberano anche sul canale online. A soffrire di più sono abbigliamento e calzature penalizzat, oltre che dalle motivazioni economiche, dal ‘disincentivo’ collegato alla prevalente vita casalinga: gli acquisti on line di abbigliamento e calzature durante il lockdown riguardano il 15% degli italiani nella fascia di età 18-65 anni. A crescere timidamente è stato l’acquisto dei libri: il saldo tra chi afferma di averne acquistati più di prima e di chi durante il lockdown ne ha invece ridimensionato l’acquisto è positivo e pari al 4% degli italiani.

Oltre al carrello della spesa la quarantena ha modificato anche le abitudini di pagamento delle famiglie italiane. Durante il lockdown, complice la spinta degli acquisti on line, si assiste ad un utilizzo meno intenso dell’uso dei contanti, a favore di metodi di pagamento alternativi, carte di credito o di debito e pagamenti digitali. Pur rimanendo pressoché stabile la quota di user dei diversi strumenti di pagamento, a variare è l’intensità con cui se ne fa ricorso. Se, infatti, si registra un utilizzo più blando dei contanti per gli acquisti (è il 40% degli user ad averne ridotto l’utilizzo rispetto ad un mese fa), divengono più frequenti i pagamenti con carta (carte prepagate e carte di credito e di debito sono utilizzate “più di prima” rispettivamente dal 32%, 26% e 24% degli user) e i new digital payments (utilizzati con maggior frequenza dal 28% degli user).