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Cina e Giappone, ecco su cosa puntare

In Cina il sostegno fiscale e monetario dovrebbe stabilizzare e rilanciare lo slancio della crescita, di cui beneficerebbe anche l’azionario giapponese. La view di Ubp

Cina e Giappone offrono in questo momento buone opportunità per l’azionario. Ne è convinto Norman Villamin, cio private banking e head of asset allocation di Union Bancaire Privée, che parte da un’analisi del mercato globale. “Nel mese di marzo – spiega -, gli investitori azionari hanno continuato a beneficiare della ripresa della propensione al rischio, con un aumento nella maggior parte dei mercati compreso tra l’1% e il 2% nel corso del mese. Le banche centrali espansive negli Stati Uniti e in Europa e un certo ottimismo sul fatto che le due maggiori economie mondiali potrebbero avvicinarsi a un accordo commerciale, hanno contribuito ad alleviare i timori che l’economia globale sia vicina a una significativa recessione. Ciò ha contribuito a stabilizzare le aspettative di crescita degli utili al 5% per le azioni globali, che erano al 3% in Giappone e negli Stati Uniti, e al 6% per l’insieme dei mercati emergenti, arrivando ad attese al 5% in Europa. La prevista crescita degli utili negli Stati Uniti nel primo trimestre è ora negativa (-2%), il che suggerisce che, per le aziende in grado di battere le aspettative, la barra è posizionata piuttosto in basso, nonostante il rallentamento globale”.

Di qui la decisione degli esperti di Ubp, che il mese scorso hanno deciso di incrementare posizioni nell’azionario asiatico, in particolare in Cina, e in Giappone. “In Cina – prosegue Villamin -, il sostegno fiscale e monetario dovrebbe stabilizzare e rilanciare lo slancio della crescita, che dovrebbe fungere da catalizzatore per la prossima fase di rialzo. Nonostante la forte performance annuale del mercato cinese, c’è ancora spazio per un’espansione dei multipli dopo i forti de-rating dello scorso anno. Inoltre, le prospettive a medio termine per la crescita degli utili per azione sono probabilmente più costruttive rispetto alla maggior parte dei mercati sviluppati, mentre la decisione di Msci di aumentare il fattore di inclusione delle A shares al 20% (x4) dovrebbe stimolare gli afflussi esteri”.

“Anche il mercato azionario giapponese – conclude -, le cui valutazioni sono ancora vicine ai minimi storici, sia rispetto alla propria storia che rispetto alle azioni globali, nonostante la redditività aziendale sia vicina ai massimi di sempre, dovrebbe beneficiare in modo consistente dei segnali di inflessione della crescita cinese. Tuttavia, permangono ancora incertezze geopolitiche all’orizzonte dei prossimi mesi che potrebbero restituire ai mercati una volatilità temporanea. Le strategie che offrono un’esposizione asimmetrica, come i prodotti strutturati a capitale protetto e gli hedge fund, rimangono preziose nei portafogli per proteggersi da questa eventualità”.