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Brexit, Bce e mercati: domina l’attendismo

Sui mercati domina la cautela mentre i principali indici azionari globali crescono quasi tutti a due cifre dall’inizio dell’anno. Ecco perché secondo De Berranger, cio di La Financière de l’Echiquier

Dopo un inizio del mese in pompa magna, i mercati azionari hanno chiuso la scorsa settimana quasi in equilibrio. Colpa del diffuso atteggiamento attendista secondo Olivier De Berranger, cio di La Financière de l’Echiquier, che fa patire la sua analisi dall’attendismo nel caso della Brexit. “Nonostante lo scetticismo della Francia, i capi di Stato e di governo dell’Unione europea hanno deciso di concedere al Regno Unito una proroga flessibile della data della Brexit – spiega -. A seguito della proposta avanzata da Donald Tusk, presidente del Consiglio europeo, di rinviare la data di 12 mesi al massimo, è stata finalmente concessa al paese una proroga di 6 mesi, fino al 31 ottobre. In cambio, l’Ue ha chiesto al Regno Unito di organizzare le elezioni europee. Sul tavolo rimangono tre scenari: l’adozione senza alcuna rinegoziazione dell’accordo concluso lo scorso novembre, il ritiro dell’articolo 50 e quindi il mantenimento del Regno Unito nell’Ue, la “hard Brexit” il 31 ottobre. Questo rinvio, atteso dopo le dichiarazioni rilasciate la settimana precedente da Donald Tusk, ha il merito di evitare un continuo procrastinare benché non consenta alcun progresso significativo”.

L’attendismo è protagonista anche nel caso della Bce. “Al termine, mercoledì, dell’ultima riunione della banca centrale – prosegue l’esperto -, il presidente Draghi ha dimostrato grande cautela semantica, sfiorando addirittura gli esercizi di stile. Mentre gli investitori speravano in maggiori dettagli sulle nuove operazioni di rifinanziamento a lungo termine delle banche (Tltro 3), Draghi si è accontentato di rimandarne la definizione alla prossima riunione. Ha aggiunto che dipenderanno, al massimo, dall’andamento dei prestiti concessi al settore privato e dalle prospettive economiche. Niente di nuovo, quindi. Non è stata nemmeno discussa la misura volta ad attenuare gli effetti pregiudizievoli dei tassi d’interesse negativi sul settore bancario menzionata in precedenza dalla stampa. Mario Draghi si è persino ingegnato per non utilizzare il termine ‘tiering’, riferito alla possibilità per le banche di essere esonerate dal pagamento alla Bce di un tasso dello 0,40% annuo su parte della loro liquidità in eccesso. In sintesi, come ha egli stesso affermato, la riunione era finalizzata all’analisi delle prospettive economiche e non alla presa di decisioni. In altri termini, la Bce si concede la possibilità di un rimbalzo congiunturale nel secondo trimestre e temporeggia prima di mostrarsi ancor più accomodante”.

E così si ‘attende’ anche sui mercati. “Eppure, la settimana non è stata parca di notizie sul fronte macroeconomico, (geo)politico e delle banche centrali. Ma la cautela è d’obbligo in concomitanza con l’inizio delle pubblicazioni delle banche americane JP Morgan e Wells Fargo. Da un lato, nelle ultime settimane gli Eps attesi sono stati significativamente rivisti al ribasso. Dall’altra, gli investitori cercheranno nelle pubblicazioni delle banche americane, che aprono le danze dei dati trimestrali, segnali relativi ai rischi di recessione negli Stati Uniti e, in particolare, al livello dei tassi di default sui prestiti (al consumo soprattutto)”, argomenta De Berranger. Che conclude: “Siamo quindi di fronte a un attendismo generalizzato che, però, desta poche sorprese. Nel frattempo, i principali indici azionari globali crescono quasi tutti a due cifre dall’inizio dell’anno”.