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Azionario, Cina e Asia colpite ma non affondate

Secondo l’analisi di Gam Investments, nonostante l’elevato livello di paura sul piano delle tensioni commerciali ci sono molte opportunità nell’azionario cinese e asiatico

Sono tre i principali fattori responsabili delle difficoltà che hanno interessato l’azionario cinese e asiatico e le performance del mercato più in generale, secondo Jian Shi Cortesi, portfolio manager per l’azionario asiatico e cinese di Gam Investments. In primo luogo, le tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina, che hanno generato molta incertezza nel 2018; secondo, la politica monetaria nell’ex Celeste Impero piuttosto restrittiva ad inizio anno; e infine, l’aumento dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve, che ha pesato sugli asset di rischio a livello globale. “Fino all’inizio di maggio, tutti e tre i fattori hanno sperimentato una virata in positivo nel 2019, generando un rialzo dei mercati azionari. L’impatto dell’allentamento delle condizioni monetarie da parte delle autorità cinesi, a metà dello scorso anno, ha iniziato a concretizzarsi nei recenti dati economici e la decisione della Fed di sospendere gli aumenti dei tassi ha contribuito a migliorare il sentiment del mercato. Tuttavia, le speranze iniziali che gli attriti tra Stati Uniti e Cina potessero presto essere risolti sono state infrante proprio a maggio, e i rinnovati timori circa le ripercussioni sul commercio globale da allora hanno deciso la direzione verso cui si sono incamminati i mercati”, afferma l’esperto.

Ci siamo astenuti dal fare previsioni sull’esito delle controversie commerciali tra Stati Uniti e Cina – prosegue -, poiché la situazione è contrassegnata da continui passi avanti e indietro. Tuttavia, più questo dissapore si amplifica, più aumenterà la pressione a raggiungere un accordo per entrambi i Paesi. In Cina, l’export e le società di hardware ne risentiranno, ed è probabile che anche le imprese statunitensi vedano un impatto significativo, in particolare se Pechino passerà al contrattacco; molte aziende a stelle e strisce hanno una grande esposizione al mercato cinese, per esempio General Motors vende più automobili in Cina che negli Stati Uniti. Infine, la Cina ha dichiarato che non utilizzerà le proprie riserve di Treasury come arma in questa disputa, ma tutto potrebbe cambiare se le relazioni tra i due Paesi si deteriorassero ulteriormente. È importante osservare che Pechino ha ancora spazio di manovra per introdurre ulteriori misure di sostegno per stimolare la propria economia, se necessario”.

Se si considera il comportamento di lungo termine delle azioni cinesi e asiatiche, secondo Cortesi, è evidente che tendono a muoversi in tandem ed entrambe reagiscono fortemente agli eventi macro. “A nostro avviso, tali oscillazioni danno luogo a un’opportunità per acquistare azioni con valutazioni più interessanti nonostante l’elevato livello di paura sul piano delle tensioni commerciali”, evidenzia.

“È altresì importante essere consapevoli delle diverse modalità di accesso al mercato cinese sia attraverso azioni quotate a Hong Kong, A-share di Shanghai o American Depositary Receipts. Riteniamo che avere la flessibilità di accedere al mercato attraverso tutti e tre questi tipi di quotazione sia vantaggioso, soprattutto dato che gli indici Msci stanno iniziando ad aumentare il peso delle A-share al loro interno, il che avrà probabilmente un effetto a catena”, aggiunge.

In termini di tendenze a lungo termine, Cortesi sottolinea che le commodity e le imprese orientate all’edilizia hanno dominato nel periodo dal 2000 al 2010, ma che da allora i driver economici sono passati a essere consumi e innovazione, a livello globale. “E questi rimangono i nostri principali obiettivi di investimento, in particolare i titoli delle società di internet cinesi”, conclude.