ECONOMIA

Usa, effetto coronavirus sulle presidenziali

Affluenza, vincitore, politiche sanitarie e fiscali, riforma del lavoro: ecco come la pandemia influenzerà le elezioni secondo T. Rowe Price

Il coronavirus è pronto a contagiare anche le urne. E le urne più importanti del mondo, quelle americane. L’epidemia, secondo Katie Deal, Washington analyst U.S. equity division di T. Rowe Price, avrà infatti ripercussioni sia sull’elezione in sé, con l’attuale presidente Usa Donald Trump che potrebbe essere sfavorito dai pesanti effetti del virus, sia sul programma del nuovo inquilino della Casa Bianca, in particolare se Democratico.

Per l’analista, le gravi conseguenze economiche e di salute pubblica influenzeranno le priorità dei Democratici Usa se Joe Biden, il quasi-candidato del partito, dovesse essere eletto. “Anche se secondo i sondaggi l’assistenza sanitaria è sempre stata la principale preoccupazione per gli americani – afferma -, il coronavirus ha aumentato la consapevolezza degli elettori sulla questione dell’accessibilità dei trattamenti, legati a test, cure ospedaliere e spese mediche. Il sostegno dei Democratici a favore di un ‘Medicare’ ampliato e di un’opzione di sanità pubblica nazionale potrebbe diventare ancora più popolare tra gli elettori, offrendo all’amministrazione Biden la possibilità di sfruttare questa opportunità per modificare la legislazione sulla sanità”.

D’altra parte, l’analista precisa però che dato che produttori di medicinali e biofarmaci, società di componenti medici e ospedali sono stati riconosciuti dal governo come partner nella mitigazione e cura degli effetti del Covid-19, gli sforzi per rafforzare le normative che colpiscono questi settori potrebbero essere rimandati finché la crisi non sarà rientrata.

Gli effetti si faranno sentire poi anche sulla politica fiscale. In un’economia in ripresa, a detta della Deal, per i Democratici sarà più difficile far passare un aumento più stringente delle tasse, come un ritorno a una tassazione alle aziende al 35%. “Tuttavia – precisa -, con l’alleviarsi della crisi sanitaria, aumenti incrementali nella tassazione (l’aumento delle imposte sulle fasce di reddito più alte per i privati, l’istituzione di un aumento incrementale dell’aliquota d’imposta sulle società e l’aumento delle imposte sulle plusvalenze per allinearsi alle aliquote delle imposte sul reddito dei privati) potrebbero servire come fonti di reddito per finanziare gli stimoli, come ad esempio un programma di infrastrutture”.

La pandemia potrebbe però dare una spinta a una riforma del lavoro. La crisi del coronavirus ha infatti anche messo in luce gli effetti della disuguaglianza di reddito negli Stati Uniti. Secondo Martha Ross e Nicole Bateman della Brookings Institution, circa il 44% dei lavoratori statunitensi, 53 milioni di persone, riceve un salario orario mediano di usd 10,22 e ha un accesso limitato ai congedi di malattia e ai benefit famigliari. “Il danno economico causato dalla pandemia di coronavirus potrebbe far crescere il supporto politico per la proposta di Biden di alzare il salario minimo a usd 15 all’ora e di aumentare le opzioni di congedo per malattia per i lavoratori a basso reddito”, sostiene l’analista.

Quanto alle urne, la Deal si aspetta che il coronavirus impatterà sul sentiment degli elettori alle elezioni di novembre. “Nella storia moderna, le recessioni hanno inibito la capacità di ogni Presidente di essere rieletto – fa notare -. Gli sforzi del presidente Donald Trump per modellare la sua campagna attorno allo slogan ‘promessa fatta, promessa mantenuta’ potrebbe essere un’arma a doppio taglio, in base alla sua performance nella gestione della doppia crisi sul fronte sanitario ed economico”.

“Nei cicli di rielezione dei Presidenti – prosegue -, valutiamo la solidità della campagna elettorale del Presidente in carica attraverso due fattori: affluenza alle urne e indice di gradimento. La pandemia di coronavirus impatterà sull’affluenza alle urne nel 2020. I Repubblicani generalmente hanno una base elettorale più piccola, ma più affidabile, rispetto ai Democratici e tendono a beneficiare di tassi di affluenza inferiori”.

Ecco perché secondo l’analista, se gli Stati implementeranno misure per mantenere ed espandere l’accesso al voto in questa fase di crisi, l’affluenza potrebbe essere a livelli normali o più elevati, a beneficio soprattutto dei Democratici. Solo che questo scenario, a detta dell’esperta, non è il più probabile: le norme per il voto saranno diverse nei vari Stati e regnerà l’incertezza sulla disponibilità di opzioni via posta e sulle sezioni elettorali, a vantaggio dei Repubblicani. L’affluenza alle urne potrebbe inoltre diminuire se il virus non verrà contenuto in modo adeguato: il timore di contagio nei luoghi affollati e pubblici potrebbe sopprimere l’affluenza, soprattutto tra gli elettori più anziani, con condizioni di salute più precarie e che vivono in Stati in cui l’opzione di voto per corrispondenza non è prevista.

“Se Biden vincesse – conclude quindi la Deal -, necessiterebbe della maggioranza sia alla Camera che al Senato, o di voti di compromesso da parte dei Repubblicani per raggiungere le sue priorità legislative. Anche in caso di una ‘blue wave’, i Democratici avrebbero un margine di maggioranza limitato sui Repubblicani al Senato. Quella sottile maggioranza modererebbe le proposte politiche più progressiste, così come la percezione di Biden su quali proposte politiche potrebbero effettivamente diventare legge”.