ECONOMIA

Trade war, sale il rischio recessione

Jung (Mirabaud Am): “Negli Usa, la crescita potrebbe essere spinta al ribasso fino a 0,5 punti percentuali”

È improbabile che Stati Uniti e Cina arrivino a una risoluzione delle controversie commerciali o a concordare una riduzione dei dazi, prima delle elezioni presidenziali americane del 2020. Ne è convinto Gero Jung, chief economist di Mirabaud Am, secondo cui, di conseguenza, la crescita globale potrebbe rallentare bruscamente fino a meno del 3% nel 2020. “Negli Stati Uniti, la crescita potrebbe essere spinta al ribasso fino a 0,5 punti percentuali”, afferma. Insomma, il rischio recessione comincia ad affacciarsi all’orizzonte.

“Dopo l’ulteriore calo dei rendimenti in agosto, il nostro modello di recessione basato sulla curva dei rendimenti mostra ora una probabilità prossima al 50% di una contrazione della produzione statunitense nei prossimi 12 mesi – spiega l’economista -. Ciò non significa tuttavia la fine per l’espansione ciclica degli Stati Uniti, che è ininterrotta ormai da dieci anni. I consumi domestici sono solidi, il mercato del lavoro è sano e i salari medi continuano a crescere del 4% all’anno. Di conseguenza, il rallentamento dovrebbe restare limitato alla produzione e agli investimenti”.

Secondo Jung, in Cina la crescita economica dovrebbe continuare a rallentare e potrebbe scendere al di sotto del 6% nella prima metà del 2020. “Oltre al calo secolare del tasso di crescita della Cina, che sposta l’equilibrio della sua economia verso la spesa per i consumi e i settori a più alto valore aggiunto, riducendo al tempo stesso i livelli del debito del settore privato, in Asia si sta verificando un rallentamento ciclico a causa della guerra commerciale. Tuttavia, la Cina ha maggior spazio di manovra per lo stimolo fiscale e monetario rispetto ai principali paesi sviluppati ed è probabile che ammortizzerà il rallentamento economico riducendo i tassi e le riserve obbligatorie per le banche commerciali”, conclude.