ECONOMIA

Petrolio sotto zero: ecco perché e cosa succederà

A pesare sul Wti è lo stoccaggio. E i tagli Opec potrebbero non bastare. Le analisi di WisdomTree e di Kames Capital

Dopo una giornata destinata a restare nella storia, con i venditori di petrolio disposti a pagare pur di disfarsi delle loro scorte, il prezzo del West Texas Intermediate sul Nymex di maggio, in scadenza oggi, è tornato sopra lo zero. Ieri però lo stesso contratto è stato scambiato per un breve periodo di tempo a un livello di quasi -40 dollari al barile. E mentre già si guarda all’andamento del contratto di giugno, che scambia sopra 20 dollari al barile, gli operatori si interrogano sul destino a breve di un mercato che sembra fuori controllo.

“Guardando un generico grafico dei prezzi Wti – osserva Nitesh Shah, director research di WisdomTree -, si potrebbe essere tentati di pensare che si potrebbe arrivare dal nulla a quasi 60 dollari al barile, una volta passati al contratto di giugno. Ma non è possibile, a meno che non si disponga di molto spazio fisico di stoccaggio per contenere il petrolio consegnato per un mese”.

La ragione del prezzo negativo di ieri è infatti, secondo l’esperto, che il margine stoccaggio del petrolio sta diventando molto stringente. Si viene effettivamente pagati per acquisire il petrolio e stoccarlo. Il contratto in scadenza consegnerà il petrolio tra il 1° e il 31 maggio, quindi chi ha un contratto lungo e sta prendendo la fornitura fisica ha bisogno di un posto dove conservarlo.

 “Allo stesso modo – aggiunge Shah -, i detentori del contratto a maggio 2020, molto probabilmente l’avrebbero estinto prima delle grandi mosse dei prezzi di ieri, salvandosi da grosse perdite. Tutti gli altri contratti a termine sul petrolio Wti hanno mantenuto un prezzo positivo e non sono scesi neanche lontanamente quanto il contratto del mese precedente”.

Solo che c’è un altro problema all’orizzonte: i tagli previsti dall’accordo Opec potrebbero non bastare a risolvere il problema dello stoccaggio. “La piazza di scambio per il Wti è a Cushing, Oklahoma, luogo dove solitamente viene anche stoccato. Tuttavia, a causa della recente diminuzione della domanda, le scorte di greggio nei pressi di Cushing al 10 aprile ammontavano già a 55 milioni di barili”, fa notare Robert-Jan van der Mark, co-manager del Kames Global Diversified Growth Fund.

Ebbene, stando all’esperto, ad oggi le scorte aumentano a un ritmo di 6-7 milioni di barili a settimana: considerando che la capacità di stoccaggio è stimata arrivare a 79 milioni di barili, se la situazione dovesse proseguire si arriverebbe a esaurire lo spazio disponibile in circa 4 settimane. Iniziando il conto alla rovescia dal 10 aprile, si parlerebbe di metà maggio. “I tagli pianificati dall’Opec inizieranno dal 1 maggio, ma potrebbe essere troppo tardi – avverte -. Con questo rischio a gravare sul mercato, nessuna controparte si è dimostrata disposta a prendere questi ultimi contratti a interesse aperto per maggio”.

“Un mese fa, nell’assegnazione dei contratti per aprile, abbiamo visto il prezzo dei futures scendere di 5 dollari nell’ultimo giorno di scambio – prosegue van der Mark -. Questo era un chiaro segnale del nervosismo dei trader. E’ importante comunque tenere a mente che negli ultimi giorni ci sono solo una residua manciata di contratti disponibili. La maggior parte degli investitori in materie prime, così come i benchmark, nella settimana dal 6 al 10 aprile erano già passati a considerare i contratti di consegna di giugno, i quali scambiano ancora a oltre 20 dollari al barile. Ma se le economie dovessero rimanere ancora chiuse, sussiste il rischio di un altro gigantesco movimento dei prezzi negli accordi per il prossimo mese”.

 “Alcuni investitori che avevano mantenuto la loro posizione sui futures sono rimasti pesantemente scottati. Il WTI comporta una consegna fisica, quindi investitori e fondi di investimento necessitano di cedere il contratto prima della scadenza – conclude l’esperto -. Questo ha portato a una contrazione senza precedenti, mai vista prima. Di sicuro un fattore tecnico unico che mostra chiaramente come qualcosa si stia disconnettendo nei mercati finanziari nell’era Covid-19.