ECONOMIA

Oro, i prezzi continueranno a salire

Secondo Ubp, nel corso del 2020 il metallo giallo aumenterà in linea con la debolezza del dollaro

Il prezzo dell’oro è cresciuto in modo fulmineo a gennaio, superando i 1600 dollari l’oncia, sulla scia del crescente rischio geopolitico, in particolare dello scoppio di nuove tensioni tra Stati Uniti e Iran. Ma mentre i rischi a breve termine di un conflitto nel Golfo Arabico appaiono diminuiti, secondo Peter Kinsella, global head of Forex strategy di Union Bancaire Privée, le prospettive per l’oro restano costruttive.

“Alla fine di dicembre, il prezzo dell’oro era passato da circa 1.480 dollari a quasi 1.520 dollari per oncia – spiega -. A spingere questi rialzi era stata la debolezza del dollaro verso la fine dell’anno (quando il dollaro si indebolisce, i prezzi dell’oro aumentano in quanto quest’ultimo è prezzato in dollari). Tale debolezza era il risultato delle iniezioni di liquidità da parte della Fed sul mercato Repo statunitense”.

La Fed ha immesso oltre 200 miliardi di dollari nel mercato Repo e gli investitori prevedono che trasformerà queste iniezioni di liquidità nel breve termine in un intervento strutturale di lunga durata. Ciò significa che la Fed continuerà ad espandere il proprio bilancio, mantenendo una view cauta sui tassi di interesse che potrebbero ulteriormente essere ritoccati al ribasso nel corso dell’anno, a causa delle basse dinamiche inflazionistiche sia statunitensi che globali.

La prospettiva di una politica monetaria più accomodante negli Stati Uniti, insieme a un contesto di tassi di interesse reali negativi nella maggior parte dei mercati sviluppati, secondo Kinsella rappresenta l’ambiente ideale per una sovra-performance degli asset rischiosi. Questo spiega perché l’oro, che è un bene rifugio, ha registrato un rally assieme agli asset rischiosi a dicembre e all’inizio di gennaio: l’apprezzamento degli asset rifugio e di quelli rischiosi non si escludono l’un l’altro.

“La nostra view sui prezzi dell’oro riflette le nostre aspettative sui tassi d’interesse reali statunitensi – spiega l’esperto -. Nelle nostre previsioni non includiamo anche un fattore geopolitico perché gli eventi (e le reazioni) sono impossibili da prevedere. I prezzi dell’oro incorporano già un premium di incertezza, il che significa che tentare di incorporare qualsiasi elemento di incertezza è uno sforzo inutile. Prevediamo che la Fed potrebbe ridurre i tassi di almeno 25 punti base nel 2020, portando il tasso di riferimento all’1,5%. Se l’inflazione headline Cui arriverà a circa il 2%, i tassi di interesse reali Usa (Fed Funds rate -Cpi) si attesteranno a -0,5%”.

L’outlook sui tassi di interesse reali statunitensi presenta una serie di rischi, secondo Kinsella. “Se l’inflazione americana si ridurrà materialmente, ciò porterà a maggiori aspettative per dei tagli dei tassi da parte del Fomc. I mercati hanno prezzato un taglio dei tassi nel 2020, il che significa che se la Federal Reserve dovesse decidere di ridurre i tassi più di una volta, ciò porterà a una maggiore debolezza del dollaro rispetto a quanto attualmente previsto. Tuttavia, man mano che i tassi si avvicinano al livello più basso, i mercati inizieranno a prezzare misure di allentamento non convenzionali. Di conseguenza, i prezzi dell’oro presentano un tail risk al rialzo verso la metà e la fine del 2020”.

L’offerta fisica e la domanda restano un fattore chiave. “Le Banche Centrali di tutto il mondo continueranno ad aumentare le loro riserve auree – evidenzia -. Notiamo come la percentuale di oro detenuta rispetto alle riserve totali sia ai minimi pluriennali. La confluenza dei rischi geopolitici e l’aumento dell’attivismo monetario delle grandi banche centrali implica che le Banche Centrali più piccole continueranno ad aumentare le loro riserve auree. Cina e Russia hanno aumentato materialmente le rispettive riserve auree negli ultimi anni e prevediamo che questa tendenza continuerà”.

Per Kinsella, il principale ostacolo al continuo apprezzamento dell’oro è il posizionamento degli investitori. I dati di Cftc e Comex indicano che gli investitori mantengono una posizione lunga molto ampia sull’oro. Gli Etf mostrano un quadro simile. “Di conseguenza, non prevediamo rialzi eccessivi nel breve termine, perché ci sono meno compratori marginali che spingono i prezzi dell’oro verso l’alto. Prevediamo invece che i prezzi del metallo giallo saliranno in linea con la debolezza del dollaro nel corso del 2020”, conclude.