ECONOMIA

Nomine Ue, per l’Italia meno flessibilità

Ramenghi (Ubs): “Le nuove nomine europee potrebbero comportare continuità delle politiche monetarie, ma minore flessibilità fiscale. Per l’Italia, un sano realismo sulle finanze pubbliche sarà cruciale”

Lentamente si comincia a comporre il puzzle delle cariche europee in seguito alle elezioni dello scorso maggio. Da un punto di vista economico, le due cariche più rilevanti sono il presidente della Commissione europea e quello della Banca centrale europea. “Occorre ricordare che le principali nomine sono frutto di complessi accordi politici, soggette al voto del Parlamento europeo da metà luglio in poi, e interconnesse tra loro. Quindi, se una non fosse confermata, anche le altre potrebbero essere a rischio”, premette Matteo Ramenghi, chief investment officer Ubs Wm Italy, che propone una valutazione sull’impatto delle nomine per l’Italia.    

Christine Lagarde è stata nominata presidente della Bce. Dalla sua parte giocano l’esperienza al Fondo monetario internazionale durante la crisi e le grandi capacità politiche. Dall’altra parte, sarebbe il primo presidente senza esperienza nella direzione di una banca centrale e, almeno direttamente, di politica monetaria. In origine avvocato, prima del Fmi ha avuto incarichi ministeriali in Francia.  “L’aspettativa dei mercati è che Lagarde si muova nella stessa direzione di Draghi – spiega -, con una politica monetaria sufficientemente accomodante ma, forse, con minore attenzione nei confronti delle specifiche necessità delle economie del Sud Europa. Quest’ultimo aspetto sarà da valutare perché talvolta le sue posizioni sono sembrate di grande incoraggiamento, per esempio quando ha dichiarato che ‘maggiori progressi devono essere fatti in fatto di unione fiscale e unione bancaria’”.   

Il nuovo presidente della Commissione europea sarà molto probabilmente Ursula von der Leyen. Fa parte della Cdu e, in precedenza, è stata ministro della Difesa in Germania. Durante la crisi dei debiti pubblici in Europa ha avuto posizioni molto dure nei confronti della Grecia e del Sud Europa. “Dovremmo quindi aspettarci un atteggiamento meno flessibile da parte della Commissione per quanto riguarda le finanze pubbliche. Va comunque ricordato che le decisioni riguardo a eventuali procedure sul deficit sono prese dall’Ecofin e dai capi di Stato”, avverte Ramenghi.    

“Per il momento l’Italia sembra perdere peso rispetto alla situazione attuale, probabilmente per via di un certo isolamento che è derivato da alcune posizioni politiche e dall’aver, talvolta, appoggiato alcune posizioni del Gruppo di Visegrád – argomenta l’esperto Ubs -. Tuttavia, vengono affidate all’Italia alcune importanti cariche: David Sassoli sarà Presidente del Parlamento europeo e c’è la possibilità di avere rappresentanti anche nella Commissione e nel consiglio direttivo della Bce. La buona notizia è che, almeno per ora, la procedura per deficit eccessivo è stata evitata. Il minor utilizzo del reddito di cittadinanza e di quota 100, unito a qualche piccola concessione da parte del governo, ha consentito di evitare un’escalation e un processo che si sarebbe rivelato particolarmente penalizzante”.  

Il problema potrebbe essere solo rimandato, per Ramenghi. “La finanziaria del 2020 rappresenterà un sentiero stretto tra le clausole di salvaguardia e dati economici molto meno vigorosi rispetto al recente passato. Adottare un sano realismo e abbandonare piani di maggior deficit potrà consentire di beneficiare di tassi d’interesse più bassi e dare sollievo alla spesa pubblica e all’economia. Oggi Spagna e Portogallo pagano tra lo 0,2 e lo 0,3% sui loro titoli decennali, mentre l’Italia paga l’1,7%, un differenziale che pesa sulla crescita e sul bilancio pubblico”, conclude.